Il Lazio senza pil

Il Fondo monetario internazionale ha riaperto le porte dell’inferno per il pil italiano. Neppure il petrolio a prezzi di saldo e i tassi di interesse negativi sono stati in grado di liberare la crescita dell’economia italiana dalle catene dello zero virgola. Anche nel 2016 il prodotto interno lordo crescerà meno dell’1 per cento. E’ sottosviluppo, visto che l’Eurozona segnerà un più 1,6 per cento.
Il Lazio senza pil

Il Fondo monetario internazionale ha riaperto le porte dell’inferno per il pil italiano. Neppure il petrolio a prezzi di saldo e i tassi di interesse negativi sono stati in grado di liberare la crescita dell’economia italiana dalle catene dello zero virgola. Anche nel 2016 il prodotto interno lordo crescerà meno dell’1 per cento. E’ sottosviluppo, visto che l’Eurozona segnerà un più 1,6 per cento. Perché? Gran parte della colpa va ricercata nei processi burocratici indegni della modernità e grande moltiplicatore del sottosviluppo.

 

Nessun investitore estero può convivere con la burocrazia made in Italy e nessuna piccola e media impresa può attraversare indenne una recessione avendo come controparte questa burocrazia peggio di quella di Kafka. Il Lazio ne incarna un esempio sublime. A oltre 30 mesi dall’inizio della programmazione dei fondi comunitari 2014/’20, LazioInnova non ha saputo ancora far partire neppure un bando pro innovazione. Della programmazione 2007/’13 una moltitudine di progetti sono ancora parcheggiati negli archivi in attesa di essere liquidati. Significa che una piccola o media impresa laziale che ha investito in ricerca nel 2012 o nel 2013 attende ancora di ricevere i fondi che l’Europa ha girato all’Italia nel 2008. Nel frattempo le cause contro LazioInnova stanno intasando i tribunali civili. Si può fare pil con questa burocrazia?

 

Peccato perché il Lazio privato è sempre più dinamico. La nuova Docg del suo vitigno autoctono rosso più interessante,  il Cesanese del Piglio, in pochi anni ha saputo far emergere etichette di qualità internazionale. Come l’Hernicus della cantina Coletti Conti. Quello del 2012 è un Tre Bicchieri con il plus di costare meno di quindici euro la bottiglia. Con una burocrazia degna dell’Europa, il pil del Lazio sarebbe come quello tedesco.

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