Tuscan triplete

Due anni al governo con una crescita media annua del pil dello 0,1 per cento. Matteo Renzi, due anni fa, vedeva la ripresa dietro l’angolo, a portata dell’Italia e perciò decise di far cadere il governo di Enrico Letta.

Due anni al governo con una crescita media annua del pil dello 0,1 per cento. Matteo Renzi, due anni fa, vedeva la ripresa dietro l’angolo, a portata dell’Italia e perciò decise di far cadere il governo di Enrico Letta. Ed invece le sue sensazioni erano sbagliate: il pil italiano è rimasto stagnante mentre quello spagnolo o irlandese ha spiccato il volo e la crescita dell’asse franco-tedesco resta solida. Senza il quantitative easing della Banca centrale europea di Mario Draghi, che ha anche deprezzato l’euro, e il minibarile saremmo ancora in recessione, a riprova del fatto che la politica economica del rottamatore è sbagliata.

 

Renzi può, comunque, consolarsi con l’exploit 2015 dei rossi della sua Toscana. Un autentico strike dell’enologia della sua regione quello messo a segno lo scorso anno nei punteggi delle guide di settore. Includendo i voti dati da Wine Spectator e dal Wine Advocate, Robert Parker, ai primi nove posti della classifica dei migliori vini italiani dell’anno ci sono tutte etichette toscane. Medaglia d’oro al Sassicaia 2012, SuperTuscan di Bolgheri ormai famoso nel mondo, secondo posto a I sodi di San Niccolò 2011, il miglior rappresentante dell’enologia del terroir del Chianti, e terza piazza al Galatrona 2012 della Fattoria Patrolo. Segue, appena fuori dal podio, l’Oreno 2012, il miglior rosso del terroir di Arezzo sempre nei posti alti della classifica negli ultimi anni. Primo in graduatoria dei rossi di Montalcino il Brunello 2012 Il Poggione, in nona posizione, a riprova del fatto che ora si fanno eccellenti rossi in quasi tutta la Toscana.

 

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