Il Sudafrica si consola

Tutti in lutto a Stellenbosch, capitale enologica del Sudafrica, fondata dai boeri in fuga dalle persecuzioni religiose in Europa e a Franschhoek, nella valle degli ugonotti, di origine francese dove la vite si coltiva dal 1700. Il rugby è quasi una religione nella regione del Capo e la sconfitta de

Tutti in lutto a Stellenbosch, capitale enologica del Sudafrica, fondata dai boeri in fuga dalle persecuzioni religiose in Europa e a Franschhoek, nella valle degli ugonotti, di origine francese dove la vite si coltiva dal 1700. Il rugby è quasi una religione nella regione del Capo e la sconfitta della Nazionale ai Mondiali in corso nel Regno Unito con il modesto – almeno sulla carta – Giappone ha scosso le certezze sudafricane.

 

Perfino Nelson Mandela aveva scelto il rugby come sport “identità” per favorire il cementarsi  dell’unità nazionale dopo la fine dell’apartheid.

 

Nel vino, comunque, il Sudafrica rimane competitivo. Il miglior vino al mondo per rapporto qualità prezzo fino a venti dollari di spesa è uno Chenin Blanc, un vitigno originario della Loira, portato nella Olifants River Valley proprio dagli ugonotti. L’annata del 2012 della etichetta Botanica prodotta nell’area di Citrusdal Mountain ha spuntato un punteggio di 100/100 e il primo posto nella classifica mondiale. Sempre sul podio con la medaglia di bronzo un altro vino di Stellenbosch, il rosso Pinotage Kaapzicht Estate la cui annata del 2010 ha guadagnato uno score di 95/100 pur costando solo diciannove dollari. E ancora altri quattro vini della regione del Capo – come lo Chardonnay  De Wetshof Bateleur del territorio di  Robertson la cui annata del 2012 ha vinto la medaglia di bronzo mondiale assegnata da Decanter – tra i primi migliori dieci del mondo nel rapporto qualità/prezzo fino a venti dollari di costo. Un predominio che aiuta ad affogare nell’alcol l’umiliazione subita dal Giappone.

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