Etichette da non far vedere alla Camusso

La Cgil, rispetto alla fine del 2014, ha 723.969 iscritti in meno – ha rivelato ieri Repubblica – cioè fa segnare un calo del 13 per cento sul tesseramento; inoltre perde terreno in tutte le categorie (potenzialmente) produttive, cioè giovani e precari, resistendo soltanto tra i pensionati.

La Cgil, rispetto alla fine del 2014, ha 723.969 iscritti in meno – ha rivelato ieri Repubblica – cioè fa segnare un calo del 13 per cento sul tesseramento; inoltre perde terreno in tutte le categorie (potenzialmente) produttive, cioè giovani e precari, resistendo soltanto tra i pensionati. Quindi meglio non mettere al corrente Susanna Camusso, leader in declino di un sindacato in declino, di quanto si spende in tutto il mondo per certe etichette di vino. Altrimenti, con la ripresa dei talk-show, il segretario generale della Cgil potrebbe trovare una nuova bandiera fiscale per contrastare “il Pd non più partito delle tasse” del non amato Matteo Renzi. Camusso potrebbe immaginare una bella patrimoniale sul valore di mercato delle cantine degli italiani. Un prelievo permanente sul valore delle etichette più pregiate che trasudano ricchezza da ogni tappo e che non possono restare una fonte di benessere che sfugge alla ricetta Piketty che tanto piace alla sinistra dem (quasi solo a loro, per onore di verità).

 

Il sito Wine-Searcher ha appena pubblicato la classifica annuale dei vini più costosi e sono numeri da fare impressione. La medaglia d’oro di rosso più caro al mondo è stata vinta dal terroir di Borgogna con il  Domaine de la Romanee-Conti, Romanee-Conti Grand Cru, Côte de Nuits che ha spuntato ben 105.658 dollari per la sua bottiglia più pregiata. Meglio del Petrus di Pomerol fermatosi a “soli” 99.579 dollari, mentre staccata ha chiuso la medaglia di bronzo, appannaggio di un altro francese il Domaine de la Romanee-Conti, Romanee-Saint-Vivant Grand Cru, Côte de Nuits. Tra i bianchi è un duello serrato tra zone da ex Impero romano: il tedesco della Mosella Egon Müller-Scharzhof Scharzhofberger Riesling Trockenbeerenauslese vale 6.630 dollari medi la bottiglia seguito da vicino da un Grand Cru Montrachet del  Domaine Leflaive scambiato a 5.726 dollari e da un altro campione della Mosella  il Joh. Jos. Prum Wehlener Sonnenuhr Riesling Trockenbeerenauslese salito a 4.706 dollari. Il rosso più caro di tutti per valore medio del pezzo tra tutte le annate prodotte è un altro campione di Borgogna: l’etichetta top della superstar Henri Jayer, il Richebourg Grand Cru, Côte de Nuits con 15.195 dollari la bottiglia.

 

Dall’alto di questi numeri, come può la Camusso resistere alla tentazione di proporre una patrimoniale sul vino? Se può dar fastidio all’odiato Renzi, ben venga. In Toscana ci sono tante etichette da tassare.

 

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