Il premier islandese si dimette per lo "scandalo" Panama papers - VIDEO

Gunnlaugsson si è arreso alle richieste dell’ex capo del governo, Johanna Sigurdardottir, e dei 24 mila cittadini che avevano firmato una petizione contro di lui
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Il premier islandese Sigmundur David Gunnlaugsson ha fatto un passo indietro. “Non ho nessuna intenzione di dimettermi”, aveva detto poche ore prima, in piena crisi Panama Papers. Coinvolto assieme alla moglie nell’inchiesta, Gunnlaugsson alla fine si è arreso alle richieste dell’ex capo del governo islandese Johanna Sigurdardottir e dei 24 mila cittadini islandesi che avevano firmato una petizione contro di lui. 

 

Secondo i file resi pubblici dal team internazionale di giornalisti investigativi dell’International Consortium of Investigative Journalism, Gunnlaugsson avrebbe acquisito la società offshore Wintris Inc., con sede nelle Isole Vergini britanniche nel 2007, trasferendo il 50 per cento fittizio della quota alla moglie Anna Sigurlaug Palsdottir. Così il premier minaccia di sciogliere l'Alpingi, il Parlamento monocamerale di Reykjavik, e di indire elezioni anticipate. Com’è noto però, non è solo l'Islanda a essere coinvolta dai documenti diffusi dall'ICIJ. Nomi così importanti che rischiano di oscurare tutti quelli che non fanno notizia, ma che ci sono. Così come sommersi sono i politici di quei paesi in via di sviluppo dove la corruzione e l’incerto clima politico non sono certo un mistero.

 

Meno moralismi e più realtà, scrive Giuliano Ferrara. Quei documenti “parlano di cose ovvie, scontate, e ne parlano in un tono nervoso, predicatorio, moralistico ma mai definitivo”, commenta oggi nel Foglio.

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