Il codice della vita

di Bernardino Fantini e Fabrizio Rufo, Donzelli, 154 pp., 18 euro

La scienza è impresa collettiva che cambia il nostro modo di vedere il mondo, inclusi noi stessi. In ciò, poche scienze hanno avuto l’impatto che ha avuto la genetica. Grazie alla disciplina che vide la luce nel 1900 – anno in cui furono riscoperte le ricerche di Gregor Mendel – oggi siamo in grado di conoscere dietro semplice screening il retaggio di un qualsiasi individuo, e le eventuali patologie per le quali è predisposto. In poco più di un secolo il connubio tra ricerca scientifica e progresso tecnologico ha messo al servizio di comuni cittadini strumenti prima inimmaginabili, per monitorare la propria salute, conoscere meglio se stessi e magari, con tutte le cautele del caso, apportare modifiche alla propria costituzione.

 

Questo repentino avvicinamento tra comunità scientifica e società civile ha generato interrogativi sulla corretta comunicazione del dato scientifico, oltre a potenziali conflitti sulla legittimità etica dell’uso di quegli strumenti: da un lato i sostenitori del “principio di inalterabilità del genoma umano”, concepito come patrimonio non individuale ma collettivo, dall’altro i fautori dell’intervento umano a miglioramento di quel patrimonio. A monte di tutto questo, la articolata vicenda storica ricostruita dagli autori, e l’affermazione di una visione della vita, dello sviluppo e dell’evoluzione come decodifica e trasferimento di informazione. Un paradigma che varia tappe – dalla scoperta del cromosoma alla decodifica del Dna, passando per il cosiddetto “dogma centrale” della biologia molecolare (“una sequenza di Dna – un messaggero – una proteina”) – hanno contribuito a definire. Ma non è quella di “informazione” una semplice metafora? Certo. Ma le metafore sono strumenti costitutivi dell’indagine sulla natura. Non semplici escamotage descrittivi, ma griglie concettuali che permettono di portare alla luce aspetti della realtà altrimenti invisibili, consentendo l’articolazione stessa di un discorso scientifico. “Un cambiamento dell’ambito metaforico è sempre indice di un cambiamento a livello concettuale, di una nuova definizione dell’oggetto e del campo epistemico che la scienza studia”. Nuove metafore possono affacciarsi al discorso scientifico, magari suggerite da innovazioni tecnologiche. Non soltanto quello che possiamo conoscere, ma anche ciò che possiamo fare, è delimitato dalle metafore con cui filtriamo la realtà. Se il nostro patrimonio genetico è come un libro, possiamo leggerlo “per comprendere la riproduzione e l’evoluzione, lo si può correggere se contiene parole o frasi sbagliate” – come accade con gli Ogm – e persino scriverlo ex novo, come fa la biologia sintetica, che mira alla creazione di organismi, generalmente batteri, che abbiano una qualche utilità pratica.

 

Il codice della vita

di Bernardino Fantini, Fabrizio Rufo
Donzelli, 154 pp., 18 euro

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