I veri padroni del calcio

di Marco Bellinazzo, Feltrinelli, 250 pp., 17 euro

Un pallone rimbalza tra quattro continenti, ognuno interessato a fare melina, a possederlo per più tempo possibile come si assistesse a un “torello” in un campo grande quanto il globo. E in mezzo a questi rimbalzi ci sono la Fifa e i Mondiali, sostanze illecite e miliardi che travalicano confini e istituti bancari, dollari e petrodollari, yuan ed euro, in un vortice di interessi e affari. E’ calcio, ma nella sua massima espressione, quella finanziaria. E’ calcio, ma non giocato, o almeno non solo, nel quale i ventidue giocatori che corrono all’interno del rettangolo di gioco sono contesto. Le partite ci sono, ma rimangono sullo sfondo, quasi fossero un appendice di un romanzo che parla d’altro, che è un giallo tendente al noir. La geopolitica si lega allo sport più popolare al mondo e ne influenza decisioni e dinamiche, siano esse quelle del massimo organismo di autogestione, la Fifa, oppure quelle continentali e domestiche, relative a campionati nazionali e alle coppe internazionali. E’ calcio, ma scritto nei bilanci della finanza, quella internazionale che lega i più grandi club del mondo alle federazioni. Dal Manchester City, al Paris Saint-Germain, sino a raggiungere la Milano cinese, nuova frontiera del soft power di Xi Jinping. Sono gli intrecci che legano la Russia, alla penisola arabica, gli Stati Uniti alla Cina. Affari e poteri che si uniscono alla sorte di campioni e formazioni e che dimostrano come il calcio sta sempre più entrando in una dimensione non solo sportiva. Tanto che sembra preistoria il timore, datato 1997, dello scrittore Manuel Vázquez Montalbán di “un progressivo deterioramento del pallone con l’accesso dei grandi capitali finanziari. C’è un problema se il padrone del calcio diventa la finanza e non la passione dei presidenti”. I “nuovi padroni del calcio” sono ormai i più disparati e non risiedono, come temeva Montalbán, all’interno delle banche europee, ma sono sparsi per il mondo. Marco Bellinazzo, giornalista del Sole 24 Ore, ne traccia i profili, le storie, narra gli scenari che hanno portato al sistema odierno, al cosiddetto Fifagate, che ha scoperto il sistema di corruzione sottostante alla federazione internazionale del calcio. Un sistema che evidenzia come il pallone sia sempre più un affare complesso all’interno del quale si bilanciano le mire espansioniste di regimi più o meno democratici. E’ l’estremizzazione di quanto è sempre stato, perché il football è sempre stato per natura “politico”. La sua vocazione popolare e la sua intrinseca capacità di radicarsi tra le passioni più profonde degli individui ne fanno qualcosa di ontologicamente politico, nonostante, sia chiaro, “si sbaglierebbe a etichettare il football come mero apparato di propaganda, come ‘arma di distrazione di massa’ o oppio dei popoli, parafrasando la dottrina di Marx sulla religione”.

 

I veri padroni del calcio. Così il potere e la finanza hanno conquistato il calcio mondiale

di Marco Bellinazzo

Feltrinelli, 250 pp., 17 euro

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