Il ct Roberto Donadoni è oggettivamente antipatico, non ha dato all’Italia un gioco sublime, ha giudicato insufficiente il prolungamento del contratto proposto dalla Federcalcio alla vigilia degli Europei 2008 e, quel che è peggio, non si prende con Francesco Totti. Ma non c’è neppure un mezzo buon motivo per trattarlo come ha fatto Gigi Riva, evocando il fantasmino di Marcello Lippi sulla sua panchina mai davvero stabile: “Non mi stupirebbe un suo ritorno in Nazionale dopo gli Europei, se dovessero andare male”. Non l’ha detto uno qualunque, l’ha detto il team manager della squadra azzurra. Se non è soltanto un cattivo scherzo e iettatorio – ma purtroppo sarà anche questo – è il certificato di sfiducia più scemo che si potesse infliggere ai campioni del mondo prima del loro euroesame. La speranza è che, come già accaduto con Lippi prima dei Mondiali del 2006 (ricordate il linciaggio morale dei questurini di calciopoli?), a rimettere la museruola ai troppi gigiriva sia il valore pallonaro degli azzurri. Dopodiché, sì, Donadoni potrà decidere come uscire dalla palude.
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