Cucchiaio fatale. Se ti chiami Zarate e hai scritto sul volto il carattere recriminatorio del sudamericano; ovvero se sei Miccoli, bomber tascabile, un Roberto Pruzzo rasoterra e senza strafottenza. E’ chiaro che, con questi requisiti, il cucchiaio diventerà una mestolata e la palla cercherà le coccole del portiere. Un rigorista certe cose dovrebbe saperle: lo sberleffo dagli undici metri è la prosecuzione della coattaggine con altri mezzi, è la firma dell’improntitudine. Per permetterti certi azzardi devi avere una storia, una tempra, una punta di analfabetismo invincibile, la villa a Casalpalocco e la faccia come il lato B di Ilary Blasi; anzi Ilary devi averla sposata in diretta su Sky, dopo averci cinguettato nel salotto trash degli spot “laif is nau”. Insomma devi essere Francesco Totti e il cucchiaio devi averlo provato con successo in tempi non sospetti, contro un gigante tra i pali e col rischio di farti spellare vivo non dai romanisti, che perdonano tutto, ma dai tuoi compatrioti.
Ricordate Italia-Olanda? No? Riepilogo: Di Biagio: “France’, io c’ho ’na paura”. Totti: “Eh, a chi lo dici, ma quanto è grosso quello?”. Di Biagio: “Certo che così mi incoraggi!”. Totti: “Nun te preoccupa’, mo je faccio er cucchiaio”. Maldini: “Ma che sei pazzo? E’ la semifinale degli europei!”. Totti: “Se, se, je faccio er cucchiaio!”. Gol.
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