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Come il caso Adriano spiega la nascita del Partito degli scapari nel Pd

Il difficile rapporto della squadra campione d’Italia con i suoi “talenti calcistici” è molto simile al modo in cui nell’agone politico si vanno a configurare i maggiori flop dei più importanti, e lungimiranti, dirigenti del Partito democratico. E’ la sindrome del vhs: funziona che per innamorarti di qualcosa ti basta un fotogramma e funziona che poi quel fotogramma di cui ti sei innamorato diventa il parametro di riferimento con cui valuti sia un politico sia un calciatore. Nel passato, la squadra che più ha sofferto questa sindrome è stata certamente la Roma di Franco Sensi, che dopo aver visto su una videocassetta le prodezze di Cesar Gomez decise di acquistarlo a caro prezzo – rendendosi conto soltanto in un secondo momento che quel funambolico difensore che la magica tanto sognava era solo un omonimo del Cesar Gomez che avrebbero voluto acquistare (secondo voci incontrollate, una volta scoperto l’inghippo, a Cesar Gomez venne chiesto di cambiare aria e lui – felice di essere pagato per non fare una pippa – si sarebbe aperto un bellissimo locale all’Eur, che avrebbe raggiunto il suo periodo di massimo splendore il giorno in cui furono ospitate le indimenticabili performance degli Avion Travel).

Da qui poi è facile parlare del caso Adriano. Come tutti gli scarpari che si rispettino che negli ultimi hanno offerto le proprie grazie all’Inter, l’immagine di Adriano rimane legata a quella maledetta punizione con cui, in un’amichevole di precampionato di una decina di anni fa, “l’imperatore” sfondò la porta del Real Madrid. Da quando Roberto Carlos ha lasciato l’Inter, oltre al problema della qualità terzini che hanno pascolato con discutibile fortuna sulle fasce sinistre della squadra di Massimo Moratti, l’altra vera domanda inconfessabile del tifoso nerazzurro è sempre stata un’altra: e mo chi le tira le punizioni? Per anni, dunque, il problema dell’Inter è stato quello di non innamorarsi troppo degli specialisti del calcio piazzato d’esordio: così è andata con Adriano (con quella punizione con il Real), così, per esempio, è andata anche con il talentuoso Francisco Farinos, al quale bastò una punizione in una dannatissima partita di precampionato per diventare lo specialista dell’Inter per un’intera e lunghissima stagione (la stessa stagione, tra l’altro, di cui i tifosi interisti ricordano con affetto anche i bellissimi baffetti di Vampeta).

Adriano è stato una palla al piede dell’Inter per tantissimo tempo anche per questa ragione: quando uno fa una cosa buona che viene immortalata dalle tv, e viene poi riprodotta comodamente su cassette, il problema di chi ci si ritrova ad averne a che fare (Roberto Mancini e José Mourinho ma a loro modo pure Veltroni e Franceschini) è che non puoi ammettere che tu non sei in grado di far fare a quella persona le cose per cui è diventata famosa. La stessa cosa rischia di succedere per esempio nel Pd: perché capita sempre così quando si finisce per candidare un politico diventato famoso per il contenitore nel quale si è esibito più che per il contenuto di quello che ha detto. E’ vero, ci sono casi curiosi in cui di fronte a certe candidature si ha difficoltà a mettere a fuoco sia la rilevanza politica del contenuto sia quella del contenitore, fatto sta che se a sinistra non vogliono ritrovarsi pieni di fenomeni che sanno tirare solo belle punizioni una volta nella vita dovrebbero iniziare a stare un po’ attenti a candidare potenziali imperatori in giro per l’Italia. Come se questo e questo non fossero già stati un po’ d’esempio.

di Claudio Cerasa

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