Delhi e il Dio denaro

La realtà della Delhi di oggi, 17 milioni di abitanti che ne hanno fatto l’agglomerato urbano più popoloso al mondo con quello di Tokyo, è non di rado crudele. Tuttavia non sarebbe giusto ridurre questo libro straordinario come un saggio-inchiesta contro il turbocapitalismo che ha investito l’India,

La realtà della Delhi di oggi, 17 milioni di abitanti che ne hanno fatto l’agglomerato urbano più popoloso al mondo con quello di Tokyo, è non di rado crudele. Tuttavia non sarebbe giusto ridurre questo libro straordinario come un saggio-inchiesta contro il turbocapitalismo che ha investito l’India, stravolgendola e per certi versi rubandole l’anima, perché in realtà l’autore racconta sì il mutamento genetico intervenuto a colpi di grattacieli e centri commerciali con tutto ciò che questi rappresentano, ma anche un disfacimento che ha radici profonde, non solo economiche ma anche religiose, e di genere. Basti pensare al fatto che oggi a Delhi come nel resto del paese la maggioranza della popolazione è maschile. E Delhi è la capitale indiana dello stupro.
Se il cuore finanziario dell’India è Mumbai, è stata innanzitutto Delhi a essere stata sedotta dal Dio denaro, dall’avidità, dalle leggi del libero mercato e della globalizzazione, sintetizzabili nella formula del “vale tutto” pur di far soldi il più rapidamente e ferocemente possibile.
Giuseppe Culicchia, “Benvenuti a Delhi, capitale dell’avidità”,
La Stampa, 24 ottobre

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