Debiti e mercatisti

Di capire come si sia arrivati alla situazione attuale, dove ormai non ci si indebita più, ma si nasce già “in debito”. Sino a scoprire che, da ultimo, il dispositivo sotteso all’organizzazione della vita politica mondiale rinvia, con buona pace dei credenti, ai meccanismi che regolano i rapporti sociali all’interno delle più autentiche esperienze di vita cristiana. Da cui sarebbe stato inaugurato innanzitutto quel perverso intreccio di libertà e forme di dominio che misura la propria efficacia  nell’ormai incondizionato imperium del neoliberismo.

Massimo Donà, filosofo, L’espresso, agosto 2015

 

 

I mercatisti brezneviani sono mercatisti nel merito e brezneviani nel metodo: credono in un sistema economico come in una fede religiosa, non ammettono possibilità di errore o semplice provvisorietà alla loro costruzione mentale, fanno rientrare con la forza ogni variabile empirica all'interno della loro teoria, spesso a posteriori.

 

I mercatisti brezneviani insomma sono la prova che le ideologie non sono affatto morte, ma - con scelta ironica - si sono trasferite con tutti i loro bagagli di cecità altrove: più o meno, tra la Bocconi e la City.

 

Questi non sono avversari, ma proprio nemici: della laicità di pensiero, dell'onesta intellettuale, del bene comune, del semplice buon senso.

Alessandro Gilioli, dal blog “Piovono rane” su L’Espresso, novembre 2013

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