X Factor: l'unico vero sconfitto nell'ultima puntata.

Primo episodio di gara. E arriva la competizione vera. Ma a farla da protagonista è l’imponente messinscena architettata dal direttore artistico Tommassini. Anche a discapito della musica

La prima puntata di gara di X Factor, quella in cui arriva la competizione vera, l’hanno vinta: le scenografie di Luca Tommassini, l’eleganza disinvolta di Alessandro Cattelan, le scaramucce tra i giudici e gli ascolti, a dire il vero generosi per una tv pay che, con il 6,1% di share hanno catturato quasi un milione e mezzo di telespettatori.

  

L’unico ad avere perso è stato il giovane Lorenzo Bonamano, eliminato a fine serata da un meccanismo inedito (che non staremo qui a spiegare per evitare tedio), ma che gioca benissimo a favore di tragedia. Suspance d’ordinanza, disperazione del giudice designato per la cacciata (ieri, nel caso specifico, Fedez), facce corrucciate che annunciano le lacrime. Il dramma è lo stesso che si andrà a consumare ogni qualvolta uno dei ragazzi in gara verrà rimandato dritto dritto alla cameretta nella quale aveva strimpellato fino a poco tempo fa.

    

A farla da protagonista, dicevamo, l’imponente messinscena architettata, di volta in volta, dal direttore artistico Tommassini che – fiero – s’è gongolato profondendosi in generosi sorrisi a favor di telecamera per ogni complimento ricevuto. Ben inteso: che sia un programma televisivo con una quota necessaria di spettacolarizzazione del prodotto canzone, è ben chiaro da tempo. Peccato però che – in effetti e come già accadde in passato – tutto questo furore tecnologico rischi di distogliere, talvolta, l’attenzione dal fulcro vero di tutta la questione: la musica. Perché, se come annunciato, i giudici vorrebbero portare avanti un percorso artistico in prospettiva con le loro “creature”, e ben a prescindere dal clamore acceso dai riflettori durante la gara, sorge spontaneo sottolineare il fatto che tanto clamore svanirà non appena quest’ennesima edizione finirà. E sui palchi sui quali tutti questi artisti di meravigliose speranze si troveranno ad esibirsi, se vorranno tentare la complessa carriera del cantante (1 su 1000 ce la fa, ricordate? Lo suggeriva già Gianni Morandi in tempi ben più grati), non ci saranno certo fuochi e fiamme a imbellettarne le performance.

  

 

A tal proposito è da considerare buona l’esibizione di Enrico Nigiotti. Il cantautore promettente -in quota Maionchi- ha regalato una performance che pure non ha brillato rispetto alle sue capacità, ma si è distinta per autenticità, lasciando la sua voce sola ad arrampicarsi su La canzone dei vecchi amanti di Jaques Brel che fu poi di Patty Pravo e di Battiato. Seppur Nigiotti non sia riuscito a render giustizia a Brel, ma nemmeno a Battiato, la sua performance, definita troppo classica dai giudici, è risultata vera. “E’ molto più facile muovere il culo sui tavoli che non cantare una cosa così tradizionale”, ha fatto notare Mara Maionchi, definitiva.

   

 

Quindi la serata si è dipanata in un alternarsi lunghissimo (quasi tre ore, roba che giusto Sanremo), dei prescelti in gara. Dal punk-rock esasperato dei Maneskin, all’elettro pop “classica” di Camille Cabaltera (con una scenografia più da Madonna). Dall’esibizione impeccabile di Lorenzo Licitra che, grazie a Your song di Elton John ha esibito la sua potenza vocale, annacquando però la versione originale, a quella –perfetta anche lei- di Gabriele Esposito, chitarra e voce, sulle note di Adam song dei Blink 182, che ha fornito ai giudici un primo spunto di scontro. “Qui tutti sono cresciuti coi Blink e i Link”, ha commentato opportuna la Maionchi, “io invece sono cresciuta con Garibaldi, e per me questa esibizione è uscita troppo pop e poco punk”. “Abbiamo cercato di assegnare una cosa diversa”, ha ribattuto pronto Fedez. “Che è venuta un po’ male”, ha battibeccato in sordina la docile Levante che, in occasione della prima diretta, ha saputo mostrarsi oltre che eccessivamente teatrale, as usual, anche pungente.

 

 

Quindi, Sem&Stenn la coppia nella vita e nella musica che “sono la mia quota rivoluzionaria”, ha dichiarato Manuel Agnelli: “perché non devi essere accettabile per venire accettato”. Ok. Il giudice capelluto ha colto anche l’occasione per smentire l’esistenza di una lobby gay che avrebbe imposto la presenza del duo arcobaleno nel programma, e ha citato Adinolfi. Che fa sempre un certo effetto.

  

Sul far della prima parte, clamorosa la promozione al repackaging di Comunisti col Rolex, il disco di J-Ax e Fedez, le cui vendite copiose sono state ampiamente sbandierate a mezzo social. Il duo dell’anno ha colto l’occasione per presentare il nuovo inedito su rime d’ispirazione attuale, come di consueto. Roba che va dagli influencer ai follower fino a certi “comunisti con il Rolex di rifondazione Prada”.

  

   

Le esibizioni sono così scivolate fino alla mezzanotte: da quella di Virginia Perbellini su note di Alanis Morisette,  I Ross –molto hard rock su un brano di Francesca Michelin (!), Samuel Storm, “papabile vincitore di X Factor fin dalle audition” per Fedez, col suo timbro soul, quindi Rita Bellanza che, intensa come sempre, ha fatto volare grazie ad una versione credibile de Le rondini di Lucio Dalla. Infine: Andrea Radice, il pizzaiolo di Mara Maionchi, simpatico e vocalmente inappuntabile, secondo le aspettative.

 

La gara proseguirà giovedì prossimo e poi quello dopo e quello dopo ancora, fino alla finale del 15 dicembre quando cioè, come diligentemente spiegato dal padrone di casa “uno dei ragazzi riuscirà a ‘strappare’ un contratto discografico per entrare nel mondo della musica”. Dove ‘strappare’ è davvero il termine più appropriato.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi