A X factor è finito il lavoro sporco delle selezioni. La gara sta per iniziare

Le squadre sono al completo e la sfida è servita

Mara Maionchi e Levante oltre le aspettative. Per la prima, la categoria “over”, quelli sopra ai 30 anni, per capirci. Per la seconda, invece, le “under donna”: kora da plasmare per le sue giovani mani.

  

Il lavoro sporco, quello cioè di selezionare i concorrenti che comporranno le rispettive squadre nella gara che sta per iniziare, lo hanno svolto con fare sapiente e senza indugi. La Maionchi da vera discografica, cinica e attenta, facendo scelte non scontate, talvolta impopolari. Infischiandosene dei fischi. Levante, meno esperta certamente, ma fornita di apprezzabile sensibilità umana oltre che artistica, ha sfoggiato un’intransigenza insospettabile. Messo da parte il buonismo, e domata l’eccessiva teatralità con la quale in certi casi si è proposta, ha menato fendenti a manca e pure a destra eliminando gente che, pure brava, appariva – appunto – brava e basta.

  

È così che ha scartato ragazze come Manila da Roma che canta da quando è nata e si è pure impegnata in acuti virtuosi che “fanno alzare in piedi le persone, ma non me”, le ha spiattellato in faccia Levante con empatica gentilezza. Idem per Alessandra, la piccola Janis Joplin con la voce di velluto la quale, destreggiandosi pure senza pretese su Il mio canto libero di battistiana memoria (“quando fanno queste scelte non sanno a cosa vanno incontro”, ha sapientemente bofonchiato Agnelli off the records, non appena la giovincella ha annunciato il titolo prescelto) non ha convinto. A casa pure lei.

 

A sedersi –quindi- una cinquina forte davvero, personalità misteriose che galoppano alla conquista del mondo con l’attitudine libera che quell’età consente.

 

Signore e signori: Virginia, i capelli ricci e un papà scettico che la vorrebbe economista nonostante la sua voce di paradiso, ieri sera ha esterrefatto al pianoforte, su note di Alicia Keys. “Avete capito ora quello che cerco?”, ha commentato Levante dopo averne scartate almeno tre.

 

  

Francesca, apparecchio fisso, bretelle bianche e la faccia linda dei 16 anni, ha conquistato Levante con Everybody hurts dei R.E.M. “Le bretelle te le leverei”, ha commentato il suo stilosissimo giudice “ma siediti”.  

 

 

Sophia Rita ha cantato Sally. E fatto tremare il cuore come Gabri.

“È come se Vasco avesse scritto la mia storia e non quella di Sally”, ha spiegato prima di attaccare “brava, oltre la musica”, come le ha detto Mara Maionchi commossa alle lacrime a fine esibizione, mentre Agnelli ammetteva di non aver “mai visto una cosa del genere”.

  

  

Isaure, la cameriera francese che pare un maschiaccio (“è più comodo”, aveva spiegato) e s’ispira quando soffre, chitarra e voce, ha cantato in francese. Poco ha importato l’idioma, s’è accomodata, com’era sacrosanto che fosse.  

Infine: Camille. Toscana di origine filippine, alle audition aveva rappato su un pianoforte a coda con un suo inedito, lasciando gli astanti stupefatti, ha convinto di nuovo. E s’è messa a sedere.

  

La squadra è completa e Levante è davvero ben servita.

  

Nemmeno Mara Maionchi, come ci si aspettava, ha risparmiato fendenti. L’impressione è che, da buona discografica, voglia trovare qualcosa che vada oltre alla belle voci senza futuro sfornate negli ultimi anni. Giacché, a dirla onestamente, l’ultimo cantante uscito dal talent di Sky Uno, che fu di Mamma Rai, è l’ottimo Mengoni. Il che, non basta più. E quindi.

  

 

Signore e signori, la squadra di Mara Maionchi è composta da: Valerio, timbro interessante tutto da scoprire. Andrea che ha convinto con una buona interpretazione di Free fallin’ di John Mayer, scatenando un interessante dibattito: “Non mi ha emozionato un secondo”, ha detto Levante. “L’emozione è soggettiva, a me emozionano i Metallica”, le ha ribattuto Agnelli. E che gli vuoi dire? La parola definitiva, ovvio, al giudice decano: “Sei un signor cantante per me, se poi ci aggiungi l’emotività… siediti e non rompere i coglioni”. Evviva.

  

Colpi di scena: fuori Noemi, la ragazza del mini piano che aveva fatto piangere Levante alle audition. La voce è virtuosa, ma il timbro troppo vibrato. Ciao ciao. Fuori anche Giulia da Palermo che ha fatto imbestialire la Maionchi con Il cielo in una stanza “arrangiata da me”. “Se tocchi una canzone così mi viene anche un po’ da piangere. Hai tentato di cambiarla per cosa, una tua personale vanità?”. “Ha una bellissima voce”, ha cercato di calmierare Levante. “Paoli non aveva una bella voce ma ha scritto un capolavoro”, ha ribattuto la Maionchi definitiva.

  

     

Dentro ancora, Andrea, la voce di un dio greco dentro al corpo di un pizzaiolo napoletano. “L’unica cosa: chiudila un po’ sta bocca che fai andare giù un po’ di panza, è il minimo per uno che ha un’immagine pubblica”, gli ha detto una divertita Maionchi prima di farlo accomodare.

   

“Enrico è un signore che conosco da qualche tempo e siamo alla resa dei conti, lo sai?”. Il cantautore toscano ha portato Dev’essere così di Cremonini. Per Agnelli “l’uomo più classico delle ultime 10 edizioni”, un limite per il giudice capelluto. Ma non per Mara che lo mette a sedere al posto dell’autore del tormentino “baila como el Papu”. C’è una giustizia terrena.

   

L’ultimo scelto è stato Lorenzo, “il cantante lirico strano”.

Acuti da sballo. Applausi.  “Questo in gara sarà un dito in culo”, ha chiosato Fedez.  “Siccome voglio mettertelo gli do una sedia”, la risposta pronta della Maionchi. Olè.

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