Lacrime, risate, famiglie spezzate. Ma per fortuna a X Factor c'è anche il talento

Il racconto della prima puntata del talent, all'insegna del melting pot dei concorrenti e della schiettezza della Maionchi. Azzeccata l'idea di portare i propri inediti alla prima audition 

Lacrime, risate, famiglie spezzate. Ma per fortuna a X Factor c'è anche il talento

I Noiserz protagonisti di un siparietto piccato con la Maionchi (foto via X-Factor Italia, Facebook)

Lacrime, risate, barconi famiglie spezzate, ma anche talento: è iniziata l’11esima edizione di X Factor.

 

Le audition, non sorprende, restano il momento saliente di un format che si conferma stanco. Però, il nuovo parterre di giudici regala un pizzico di pepe alla stagione appena cominciata. Sui 4 spicca Mara Maionchi, eloquio spigliato e schiettezza nelle tasche che, in coppia col rodatissimo Fedez, potrà regalare sussulti ed emozioni. I due se la intendono da buoni discografici, nonché esperti di questo mercato musicale in dissesto, quindi sfoderano senza indugi il loro utile cinismo. Lui, comunista con l’Audemar Piguet, sfoggia la solita, perfetta tracotanza, congeniale al buon andamento del format al quale sembra esser stato cucito addosso. Lei, una simpatia che non conosce retorica. Finalmente.

  

Il buon Alessandro Cattelan, all’ennesima riconferma, conduce – al solito - in modo impeccabile. Solo, forse, leggermente stufo. Certamente, pronto per qualcosa di più.

 

 

E quindi, Manuel Agnelli, “felice di esserci ancora”, quest’anno sembra sparire, appannato dalla vulcanica coppia Fedez-Maionchi e dalla vera novità di questa edizione: Levante. Cavallo di razza dell’etichetta Carosello, cantautrice siciliana dalla bellezza autentica, la ragazza (è del 1987), si rivela all’altezza del temuto compito. Solo, a tratti, eccessivamente teatrale. Ma si farà.

 

Come da copione consumato si susseguono le performance degli aspiranti, impreziosite dal solito, sapiente montaggio di Sky Uno. Il melting pot canoro prende forma grazie alle performance di concorrenti le cui origini più svariate trasmettono fascino al palco.

  

C’è quello che è arrivato da Cuba per cercare fortuna con la famiglia e, bravissimo, ha iniziato nella sua cameretta (dove sennò?). A schiaffeggiare gli eccessi di retorica ci pensa – meno male - il giudice decano Maionchi: “Ammazza che cameretta che hai, posso venire anch’io? Magari c’è una fonte miracolosa e mi fa bene anche a me”.

  

Quindi, Camille, origini filippine e collant audaci. Esordisce con un inedito degno della migliore playlist di Spotify con un rap “classico” su pianoforte a coda e dimostra che la contaminazione può avere davvero un senso.

  

La novità di quest’anno che ai concorrenti sia permesso di portare i propri inediti fin da subito è azzeccata. Chissà mai che qualcuno abbia poi la possibilità di esistere a prescindere dalla classifica del talent.

 

 

Nizzil Jimenez, cinese dalle movenze pelviche macchiettistiche canta “Se stasera sono qui di grandissimo Luigi Tenco” alternando la vocalità al gargarismo e regalando qualche risata allo spettatore attonito. Non classificata.

 

Poi, c’è la parentesi dei disoccupati: uno parte sicuro con l’Inno di Mameli, un altro sfodera un inedito le cui parole fanno praticamente così: “voglio fare l’amore e ballare senza pudore, a tutte le ore, i piedi nell’ascensore, ti prego Eleonora fammi volare”. Solidarietà per Eleonora.

 

Ci sono, ovvio, anche le storie tristi. Quelle che, se non stai attento, va a finire che influenzano il giudizio sull’arte lasciando vincere la pietà. Un paio di rapper: uno che manda a “fanculo a chi giudica” e si professa “innocente come Sollecito”. Un altro, che ce l’ha così tanto col padre da scrivergli una canzone che s’ispira all’Odissea, passa il turno e fa piangere tutti.

 

E ancora Rita, che ha cambiato 3 famiglie, la cui storia potrebbe sovrastare la voce e invece - occhi dolci e sorriso malinconico- incanta con Baby can I hold you di Tracy Chapman.

  

  

Mattatrice di metà puntata, Mara Maionchi, all’ennesima performance in inglese non si tiene e se la prende con i The Noiserz: “Perché non vi chiamate Cavalli, per dire? Rihanna c’è già, cazzo. Portate tutto in inglese, ma siamo in Italia: bisogna prima sopravvivere qui, la globalizzazione ci ha mandato a casa con la musica, dobbiamo combattere”. Inutile il tentativo sedativo della collega Levante: “Ascoltiamoli almeno, sono ragazzi che hanno dei sogni”. “Sperate di vincere al Totocalcio invece di avere i sogni”, chiosa la Maionchi. Grazie.

 

Bravissimi Noemi che, col suo minuscolo pianoforte da due ottave si siede per terra, intona Fix you dei Coldplay, vocalizza e vibra con esagerazione, ma ha personalità ed è la prima a dividere i giudici.  I The Heron temple che sono in due, pure affascinanti e, oltre alle fidanzate adoranti dietro le quinte, portano Paolo Nutini: sono “pronti e forti” persino per Agnelli e la Maionchi. E Alessandra Vedovato, giovane sosia di Jenis Joplin, ma anche potenziale figlia naturale di Manuel Agnelli, che col suo talento inconsapevole seduce i 4 giudici.

 

Il talent c’è. I talenti, anche. Appuntamento a giovedì prossimo. 

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