Finalmente Insinna

Una luce nel buio. Che in Rai ci s’incazzi ancora per lavorare meglio è solo una buona notizia

Finalmente Insinna

LaPresse/Stefano Colarieti

"Questa è RaiUno non Val d’Aosta News!". Finalmente uno slogan convincente per farci pagare il canone in bolletta. La solidarietà aziendale in forma di tweet di Andrea Fabiano non basta. Bisognerebbe invece ringraziarlo, Flavio Insinna. Perché nel momento più buio della Rai ci ricorda come anche nel servizio pubblico si può lavorare con rabbia, aggressività, altissimi livelli di incazzatura, insulti sfrenati ad autori e concorrenti inclusi. Tutto per provare a dare il massimo, scuotere dalla sonnolenza la squadra con cui lavori, dare dignità a quello che fai. Perché non importa che siano i “pacchi” prima di cena o la commemorazione di Falcone e Borsellino. Quello che conta è farlo bene, con impegno, quindi incazzandoti come una iena se le cose non vanno. Grazie a Flavio Insinna perché le sua urla ci ricordano che ogni volta che RaiUno sembra Val d’Aosta News (cioè parecchie) vuol dire che non ha urlato nessuno e che a nessuno interessava dare il massimo per farla sembrare RaiUno, tanto lo stipendio arriva lo stesso. Prima di ripeterci come un mantra che dovremmo fare la Bbc, ricordiamoci che dentro le strutture ci sono le persone e le persone quando lavorano, se lavorano, si devono incazzare. Evviva Flavio Insinna che sembra uno showrunner di Hollywood che si sta giocando il tutto per tutto della prima stagione su Hbo, anche se sono i pacchi della Val d’Aosta. Viva Flavio Insinna che vorrebbe più potere decisionale per far girare meglio il programma, che non si piega alla catatonia degli strutturati Rai che non schiodano dal Corriere dello Sport per nessuna ragione al mondo, eccetto la pausa pranzo. Evviva Flavio Insinna che lavora. Che se la prende con gli autori quando non fanno gli autori ma gli impiegati statali.

     

Perché qui non interessa la manovra a tradimento di un interno, la spietatezza della concorrenza, l’eventuale bassezza di Striscia la notizia. Non interessano la difesa della privacy e il conflitto pubblico-privato, che difendiamo semmai per cose più serie come le intercettazioni e le gogne politiche. L’audio di Flavio Insinna è un manifesto: anche nello stato e per lo stato si può e si dovrebbe lavorare come un liberista sfrenato, con la schiuma alla bocca. Anzi, di più. Perché le responsabilità del servizio pubblico sono maggiori. Le reazioni degli spettatori (vedi i commenti sulla pagina Facebook di Insinna) ci ricordano invece la profonda ignoranza della “ggente” che non pensa alla tv come a un lavoro – un lavoro duro, snervante, specie quando hai un programma che deve girare ogni giorno, praticamente tutto l’anno – ma come a una vacanza, un hobby, un divertimento. Peggio ancora, uno specchio puntato sull’anima delle persone che stanno lì dentro.

   

Affari tuoi non è l’Onu

   

Se Flavio Insinna è simpatico in onda, è simpatico sempre (ovvero, i danni estenuanti di una cultura fondata sul neorealismo e il sottosviluppo dell’alfabetizzazione dei media). La spontaneità, l’essere se stessi e cose del genere non hanno nulla a che fare con la tensione che si vive lavorando, tanto più in televisione. Pretendere che Flavio Insinna parli come a una riunione dell’Onu anche quando è incazzato per come gira il suo programma significa non solo pensare che la tv si faccia da sola, ma non avere neanche idea di cosa significhi lavorare. Diffidate dei fuorionda in cui non succede nulla, perché vuol dire che nessuno sa perché sta lì, cosa sta facendo, cosa dovrebbe fare. Ma che in un programma Rai ci si incazzi per lavorare meglio è solo una buona notizia.

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Commenti all'articolo

  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    26 Maggio 2017 - 23:11

    A raga': un conto è incazzarsi perché il programma "non funziona" (ma credete che a casa se ne siano accorti?), un conto è dare della "nana di m..." a un'incolpevole concorrente, che giustamente lo ha denunciato. Anche perché ritengo che il signor Insinna, che immagino profumatamente pagato, avrebbe come minimo il dovere di un po' di educazione; invece noto che in altre apparizioni tende a spacciarsi per quello che non è, un bonario piacione. Quando il programma dei pacchi era gestito da Bonolis o Max Giusti, sarà sempre andato tutto per il verso giusto? Non risultano fuori onda così belluini di questi due, che magari più correttamente se la sono presa in altra sede con gli autori e chi di dovere. Infine riterrei necessario per il signor Insinna un periodo di villeggiatura proprio in Val d'Aosta, non solo per vedere come lì gestiscono le news, ma anche, data la vicinanza, per affinare ancora di più i suoi "francesismi".

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  • carlo.trinchi

    26 Maggio 2017 - 09:09

    Bravo Flavio Insinna che ci fa sapere che anche la Rai ha un cuore lavorativo, grazie per farci sapere ma lo sapevamo o lo intuivamo che è tutta una farsa compresi i concorrenti che stanno al gioco e non al reality vero. Tutto falso e tutto programmato come lo siamo noi perché il reale vero non lo vogliamo vedere, ci annoia e cambiamo canale ed ecco che Flavio ce lo grida in faccia e che con concorrenti come quelli è meglio chiudere baracca e burattini, quindi concorrenti attori di se stessi che anche se sono una pena è quello che noi vogliamo. Pena alla pena. Grande Flavio che hai, senza saperlo, squarciato il velo dell'ipocrisia e ci hai sbattuto in faccia la verità. Minuz però tutto ha un limite ed il limite è il canone ed anche se Insinna ci ha ridato orgoglio e palle sul lavoro anche se è spettacolo e non verità, il canone no, va cancellato e della BBC non ce ne frega un tubo perché e noi italiani anche con un canale simile allla BBC cambieremmo canale. Abbasso il canone. Punto.

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