"Una Rai che vale costa e va pagata. Rassegnatevi"

Il consigliere di amministrazione di Viale Mazzini interviene sulla solita polemica sulle spese per programmi e conduttori: "I numeri si fanno con il successo e per il successo occorre pagare" 

Una Rai che vale costa e va pagata. Rassegnatevi

Lo stipendio di Carlo Conti, a Sanremo insieme a Maria De Filippi, ha scatenato diverse polemiche (Foto LaPresse)

Più chiaro di così: la tv costa quel che costa. La Rai primeggia, distacca, umilia a volte i competitori, ma costa. Quei denari sono il segreto di Pulcinella, argomenti lacerati dal gossip, tutti ne conoscono l'entità e tutti custodiscono il segreto. Il privilegio dello sputtanamento ad orologeria è un di cui. Alla carta. Costa troppo la destra, costa troppo la sinistra e anche il centro costa. Troppo.

 

Rende anche molto. Appena anche i numeri esatti del bilancio consuntivo 2016 e preventivo 2017, con tutto che il canone è mirabilmente catturato ma la posta girata alla Rai è calcolata non su 100 euro, come previsto, ma su 90, verranno sottratti alla riservatezza e forniti senza veli alla stampa, se non dalla stessa manina che consegnò all’Espresso le carte Verdelli da un’altra associata, sarà di tutta evidenza il ruolo della pubblicità per la vita dell'azienda. Per incassare bisogna avere qualcosa da vendere e l'unica cosa che ancora si vende sono i numeri.

 

I numeri si fanno con il successo e per il successo occorre pagare. Troppo? Troppo poco? L'importante è che si paghi. È come se di fronte agli occhi scorresse il mix concentrico di serie televisive: lo scandalo dei costi, il mistero del tetto, i duellanti (ovvero come incrociare le spade solo per graffiarsi), la legge prima parte (ma c'è qualcuno che l'ha letta), seguita dalla seconda parte: ma chi l'ha scritta?
 

Esistono due mondi e due modi. Uno va con l'elettricità, arrivi a casa, accendi la tv scegli e guardi. Ora non è nemmeno necessario arrivare a casa per vedere la tv ma diciamo che seduti sul divano il Festival di Sanremo è più divertente. L'altro è sui giornali. Rai un giallo, una spy story, un intrigo a Stoccolma, un arsenico e vecchi merletti, un pomi d'acciaio e manici di scopa. E questo non perché la politica sia l'arte dell'intrigo ma piuttosto perché chi vive lì intorno ha agio di farsi intrigante e sottrae e consegna dossier che non sono dossier, son cattiverie.

 

*consigliere di amministrazione Rai

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  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    09 Febbraio 2017 - 21:09

    Cari amici, rassegnamoci. Il nostro dubia è se davvero il "valore" della Rai sia misurato dalla percentuale dei misteriosi tecnici che danno i numeri... dell'audience. Se è così, piangere sulle condizioni cerebrali dei nostri compatrioti. E capire perché la vita mortale si consuma "in questa valle di lacrime". Amen.

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  • info

    09 Febbraio 2017 - 20:08

    Se vogliamo dirla tutta, alla Rai pago il canone solo per accendere il televisore. Questo non vuol dire che guardo la Rai, anzi. È certo invece che se muovo il telecomando e appare il faccino di uno dei tanti burattini famosi e fumosi, diretti da burattinai altamente professionali, tutti sotto tutela di burocrati che non conosco, messi lì dalla politica, fuggo per la tangente. La lettera avrebbe un senso se ci fosse la libertà di guardare altri canali, senza dover pagare il ricatto di spingere un pulsante. Invito, il consigliere di amministrazione Rai a far in modo che gli amanti dei burattini famosi e fumosi, altamente professionali, se li paghino loro. Magari si scoprirebbe che la categoria dei burattini e burattinai altamente professionali è una vulgata per estorcere denaro a tutti. Salam!

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  • carlo.trinchi

    09 Febbraio 2017 - 19:07

    Ma di che parla il consigliere di amministr. in quota a qualche partito. Il festival non è più tale. È uno spettacolo di fuori gara e chi è in gara non lo fila nessuno. Il festival vive di luce riflessa, di un ricordo che fu e basta. Fu Bonolis, se ben ricordo, che rivoltò' il festival con personaggi internazionali degni, poi il resto degli ascolti viene da mancanza concordata di programmi su altri canali, compresa mediaset che ha affittato la De Filippi alla Rai festival. Il canone va abolito è una vergogna nazionale. Conti il suo stipendio lo chieda al mercato e non al popolo che paga e così tutti gli altri. La Rai non esiste, è tutto dato a società che ci lucrano alla faccia nostra. È dei partiti da sempre. A noi solo l'obbligo di pagare e da lunedì finita la sbornia festival, l'audiens torna nella bolletta che ci tocca pagare per un carrozzone fuori tempo e storia. Consigliere non viva di ascolti di tre giorni. Viva della realtà che se non paghiamo noi la Rai chiude. Ci rifletta

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  • carlo schieppati

    09 Febbraio 2017 - 19:07

    1.380.000 euro per un triennio per la Badessa. Per mezz'ora alla settimana. O.K.: il prezzo è giusto!

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