Più androidi più lavoro

Secondo il New York Times, la disoccupazione è in calo anche grazie alle macchine

Più androidi più lavoro

Evento di lancio per il Boeing 777X presso la sede di produzione a Everett (foto LaPresse)

La crisi del 2008 non è stata ancora superata del tutto, ma comunque, come fa notare Ruchir Sharma, in un pezzo del New York Times, “mai, nella storia del dopoguerra una crescita economica così debole ha creato tanti posti di lavoro”. C’è un’apparente contraddizione, che Sharma risolve in un modo inatteso: è l’automazione, sono i robot a rendere possibile un tasso d’occupazione così elevato. “Il tasso di disoccupazione nel mondo sviluppato è sceso del 5,5 per cento e si appresta ad essere uno dei più bassi negli ultimi quarant’anni. “Questo è in contraddizione con tutti i terribili avvertimenti di chi parla di un futuro senza lavoro”, scrive Sharma.

 

Invece il lavoro c’è, anzi, c’è ne è tanto. In Germania la disoccupazione è ai livelli più bassi dal 1990 e la stessa tendenza si registra anche in Gran Bretagna e in Giappone. Quindi, come è possibile che all’indomani di una crisi così dura per l’economia, la disoccupazione sia così bassa? Il New York Times indica tra le variabili la demografia. Il mondo è vecchio e il numero di persone in età da lavoro sta diminuendo lentamente. Ma sono nati anche nuovi lavori che richiedono creatività e capacità linguistiche, qualità che, almeno per ora, i tanto temuti robot non hanno.

 

Il fatto, scrive Sharma, è che nel rapporto tra uomo e tecnologia c’è un errore di fondo, ci si concentra troppo sulle perdite e poco sui guadagni. Se alcuni lavori finora appannaggio dell’umanità vengono ora svolti dalle macchine, vuol dire che l’umanità può concentrarsi su altro, non che verrà eliminata.

 

Una legge della fisica classica dice che in natura nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma e lo stesso principio può essere applicato al mondo economico. “Quando la nuova tecnologia distrugge”, dice l’analista del New York Times, “lascia dietro di sé uno strato di cenere dal quale sorgono nuovi posti di lavoro”.

 

Le auto hanno rimpiazzato le carrozze. I cocchieri si sono allora trasformati in autisti di taxi. Uber ha sfidato il mercato dei taxi e a sua volta, ora, è minacciato dalle auto che si guidano da sole che hanno di conseguenza spalancato le porte alla ricerca tecnologica. Le aziende che hanno deciso di investire in questo settore hanno dovuto assumere nuovi ingegneri che potessero portare avanti la ricerca, creando ulteriori opportunità di lavoro. Le nuove tecnologie danno alle persone la possibilità non solo di beneficiare di una vita più comoda, ma anche di trovare tipologie di lavoro diverse, più specialistiche.

 

Il boom dei posti di lavoro, per ora, non è accompagnato da un significativo aumento dei salari e qui bisogna tirare di nuovo in ballo la demografia. “I lavoratori più anziani che venivano pagati di più vanno in pensione e comprimono i salari medi”, scrive Ruchir Sharma. Ma anche in questo campo qualcosa si sta muovendo. Le aziende statunitensi denunciano da tempo la difficoltà di trovare lavoratori competenti e questo non perché non ce ne siano, ma perché i lavoratori specializzati non accettano di essere mal remunerati. Così, Janet Yellen, ex presidente della Federal Reserve, inizialmente molto scettica sulla possibilità, ha iniziato ad essere possibilista sugli aumenti salariali.

 

Secondo il giornalista del New York Times le famiglie americane sono sempre più impermeabili alle false denunce dei populisti economici che dipingono l’ascesa dei robot con tinte apocalittiche. Per il mercato del lavoro si sta aprendo un periodo positivo, la quota di lavoratori part time è scesa, è diminuito anche il numero degli scoraggiati, ossia di quelli che hanno rinunciato alla ricerca, che è tornato ai livelli pre crisi. Il New York Times cita un’indagine della Pew Research che mostra come la maggior parte degli americani non pensi che l’automazione sia una minaccia per i lavoratori e negli ultimi venti anni le industrie che hanno incrementato l’uso delle macchine hanno anche iniziato anche a pagare di più i dipendenti.

 

I consumatori negli Stati Uniti sono molto fiduciosi anche se rimangono dei dubbi, ragionevoli, sul fatto che i salari potranno aumentare in tempi brevi. Il problema, comunque non sono i robot. Infatti non minacciano il lavoro umano, semmai offrono nuove possibilità. Non è un caso che i paesi in cui il mercato del lavoro si sta espandendo, Germania e Giappone, hanno anche implementato l’uso dei robot.

 

“Queste visioni distopiche di un futuro senza lavoro si notano spesso nelle città della Rust Belt o in zone rurali”, analizza Ruchir Sharma, “dove il settore manifatturiero sta effettivamente morendo”, però l’autore fa notare come alcuni dei lavoratori licenziati dai negozi sbarrati a Main Street sono stati assunti dai magazzini di Amazon, in cui possono essere anche pagati meglio perché lavoro a fianco dei robot.

 

Ogni campagna elettorale ha al centro il dibattito sul mondo del lavoro. I politici si affannano a fare nuove proposte che vanno dal taglio delle tasse all’aumento delle barriere commerciali. Ma, fa notare il New York Times, è arrivato il momento di riconoscere che mentre il mondo affronta problemi gravi e urgenti come la crescente disuguaglianza sociale che ha generato la rabbia populista, al momento la creazione dei posti di lavoro non è un dramma. E soprattutto non lo sono i robot.

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