La Rete non ci compra. E nemmeno ci stupra

Serra e Ravasi, turlupinati dal loro stesso neoluddismo di poco informati

La Rete non ci compra. E nemmeno ci stupra

Foto LaPresse

E’ tutta colpa dei telefonini, di internet, della tecnologia e dei Big della rete. Ci usano come merce e noi, a nostra volta, ci vediamo e relazioniamo come oggetti e così aumentano stupri e violenze sulle donne. E’ una sintesi del pensiero neoluddista che emerge dalla fusione di due interventi di autorevoli intellettuali del mondo laico e cattolico, Michele Serra su Repubblica e il cardinale Gianfranco Ravasi sulla Stampa.

 

Serra si è alzato dalla sua amaca per il martellante “stalking telefonico” dei call center, che ogni giorno vogliono appioppargli nuove offerte. Ma chi ti ha dato il mio numero se nel contratto con il mio operatore non ho dato l’autorizzazione all’uso dei miei dati?, chiede all’operatore. “Quel contratto non conta niente – risponde il tizio – sappia, signor Michele, che ogni volta che lei chiede informazioni a Google Maps, o altre app, il suo numero finisce automaticamente in decine di liste di contatti commerciali”. Serra si fida a pelle di un lavoratore sfruttato dal capitalismo digitale che indica le malefatte di una multinazionale. E il giorno dopo verga il suo fondo contro i rastrellamenti virtuali di Google e soci: “Siamo in vendita: casa per casa, smartphone per smartphone”. In realtà si tratta di una sciocchezza, Google non vende i numeri di telefono senza autorizzazione perché è vietato dal Codice della privacy. Serra è stato turlupinato dall’uomo del call center più che dall’algoritmo di Google.

 

In contemporanea sulla Stampa il cardinale Ravasi parla di violenza sulle donne: “Il livello di omicidi in Italia è tra i più bassi del mondo, ma è tra i più alti, invece, il livello dei femminicidi”. E da che dipende? E’ colpa anche delle diavolerie digitali, perché ora “la relazione avviene attraverso i messaggi con lo smartphone, con relazioni fredde”. Mentre “fino a qualche anno fa nella relazione interpersonale tradizionale c’era contatto di sguardi, di colori, di odori. Oggi invece la relazione avviene nelle chat”. A parte che non è affatto vero che in Italia ci sia un livello di femminicidi “tra i più alti al mondo” (i dati Onu e il buon senso – basta guardare alla condizione delle donne nel resto del globo – sostengono l’esatto contrario), le statistiche affermano anche che negli ultimi 10 anni – proprio da quando ci sono gli smartphone – il tasso è più o meno stabile, anzi in leggero calo. Sono fatti e numeri a disposizione di tutti, che nella tecno-distopia odierna persone comuni e intellettuali, laici e cattolici, possono verificare facilmente. Bastano uno smartphone e una ricerca su Google.

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Commenti all'articolo

  • filotea62

    23 Ottobre 2017 - 12:12

    Personalmente non sono un fan della rete, dei social e tutto il resto, tutt'altro, benché sia stato tra i primi ad avvicinarsi al web, nel lontano 1996. Però le inesattezze e gli errori marchiani come quelli del cardinale sono inaccettabili, lo rendono assolutamente inaffidabile, nonostante sia uomo di grande cultura. Peccato, il web ha fatto altre vittime.

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  • guido.valota

    20 Ottobre 2017 - 11:11

    Mi occupo (anche) di una pagina facebook aziendale. Il neoluddismo antidigitale non è proprio solamente di anime belle ma molto pigre (a sinistra darsi da fare equivale a far lavorare gli altri, chiamarli evasori, espropriarli via fisco senza neanche più la scusa del proletariato, e godersi la rendita di posizione sussidiata restandosene in amaca). È solo una delle tante conseguenze dell'analfabetismo funzionale in senso esteso. Il problema con Facebook è che se scrivi cazzate sesquipedali non rimani un nickname come in un forum, ma ti vedo e so tutto di te (la quasi totalità non sa impostare neppure i livelli di privacy). Garantisco che la situazione è molto più grave di quanto appaia perfino nell'evidenza aggregata in quella discarica di ignoranza e fascismo che è l'M5S.

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