L'infallibilismo prometeico della Silicon Valley alla prova della libertà

Il fondatore di Twitter e il rapporto tra tecnologia e male

Evan Williams

Evan Williams

Il più pensoso dei social, Twitter, ha il più pensoso dei fondatori, Evan Williams. Così, in un lungo pezzo sul New York Times del 20 maggio, si riportano le sue attuali idee, ragionamenti, opere e ripensamenti. Inutile dire che la stampa italiana, come sempre, riporta soprattutto la battuta anti-Trump “se è vero che è stato eletto grazie a Twitter, chiedo scusa”. Invece il centro del pezzo è la problematica attuale di una disillusione rispetto a internet e alla sua tecnologia, considerata colpevole di non garantire il progresso univoco e buono che alcuni avevano ipotizzato. Williams era fra questi, pensando, come dice lui “che dando a tutti la possibilità di esprimersi, di scambiare idee e informazioni, il mondo sarebbe diventato automaticamente migliore”. Ora, il cofondatore di Twitter cerca di fare ammenda occupandosi di una piattaforma, Medium, che vuole proporre solo pubblicazioni di qualità a pagamento. Il New York Times conclude scetticamente descrivendo un uomo malinconico in un mondo condannato a una tecnologia che non riesce a controllare. Un pensiero comune a tanti intellettuali e ormai molto comune in letteratura e tv, da “The Circle” a “Black Mirror”.

 

Tuttavia, il pensoso Williams dice qualcosa di interessante e profondo, che va un po’ oltre l’ormai scontato e routinario anti-Trumpismo e anche oltre questa stereotipizzazione della tecnologia fatta da gente che, in realtà, come tutti, non ne può fare a meno. Infatti, le difficoltà attuali su bufale, linguaggio e video violenti, autoreferenzialità dei gruppi, secondo Williams, mettono alla berlina l’ideologia di fondo di Silicon Valley che si autoraffigura come un Prometeo che ruba il fuoco agli dèi, dimenticandosi che la storia poi finisce male. A modo suo, Williams riconosce uno dei punti più acuti e misteriosi di molte culture, a cominciare da quella ebraico-cristiana: la caduta originaria, il peccato originale. “Il problema è che non tutti saranno buoni. C’è una serratura nella porta dei nostri uffici e delle nostre case. Internet è cominciato pensando che online non ne avessimo bisogno”. L’uomo destinato al bene e a essere felice è sempre profondamente contraddittorio e, a lungo, non è capace di compiere il bene neanche quando ne è profondamente convinto. L’ideologia di Silicon Valley non sta tanto nel non aver pensato che l’uomo è anche cattivo, ma nell’aver pensato che internet impedisse all’uomo di esserlo, o che in ogni caso, su internet e grazie a internet l’uomo sarebbe stato radicalmente diverso.

 

Il fatto è che sulla tecnologia attuale si viaggia sempre su interpretazioni opposte ed ugualmente ideologiche. Williams pensava come tanti che essa producesse automaticamente il cambiamento umano, una tesi che condividono tanto quelli che pensano che essa sia necessariamente migliorativa quanto coloro che pensano sia necessariamente peggiorativa. La tecnologia non produce da sola il cambiamento umano, così come – ed è la tesi opposta – non lo producono la sola libertà umana, la bontà e la cattiveria di ciascuno. La tecnologia e la libertà cambiano l’uomo insieme ed è forse ora di provare a concepirle entrambe in maniera diversa, come parti di un atto o di un gesto conoscitivo.

 

La tecnologia attuale è uno strumento dell’azione conoscitiva dell’uomo, del gesto con cui gli esseri umani cercano di capire la realtà. Come tutti gli strumenti che gli esseri umani hanno forgiato, dallo scalpello di selce ai satelliti, anche l’elettronica modifica il nostro modo di percepire, capire e agire nel mondo. Basti pensare che abbiamo imparato a scrivere molte cose con il pollice o a fotografare quasi istantaneamente ciò che vediamo. Certo, gli strumenti non sono neutri, implicano cambiamenti degli abiti conoscitivi, con perdita dei vecchi costumi – sapevamo molti numeri di telefono a memoria ora non sappiamo neanche quello delle persone più care – e acquisizione di altri – possiamo scrivere decine di lettere al giorno e lavorare con persone in ogni parte del mondo. Ma si tratta di cambiamenti che non escludono la libertà umana, che farà tecnologie diverse con ideali diversi. Per questo, pur non sapendo se la piattaforma di Williams, Medium, avrà successo, non si può non guardare con simpatia chi prova a ripartire lasciandosi alle spalle, finalmente, l’infallibilismo prometeico di Silicon Valley.

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