La rimozione di Uber in Italia

Il tribunale di Roma bandisce in toto la app americana. Il governo agisca

La rimozione di Uber in Italia

Con una sentenza di primo grado, ieri il tribunale di Roma ha di fatto bandito Uber dall’Italia. Il giudice ha ordinato il blocco entro dieci giorni di una serie di servizi della compagnia americana che offre trasporto privato tramite app, tra cui Uber Black, il servizio iconico con berline nere guidate da autisti professionisti e attivo a Milano e Roma, e UberX, la sua versione più economica. Rientrano tra i servizi banditi anche UberLux, UberSuv, UberXL, UberSelect, UberVan: in una parola, tutta la gamma di possibilità di trasporto fornita dalla società americana. Contando che già UberPop – il servizio che consentiva agli autisti amatoriali di offrire passaggi a pagamento organizzandosi tramite la app di Uber – era stato bandito nell’estate del 2015, e che una sentenza del tribunale di Torino del mese scorso ne ha confermato il blocco sul territorio nazionale, si può dire che l’operazione di rimozione di Uber dal nostro paese è ormai completa. I giudici hanno deciso che Uber non deve operare in Italia, e poco importa se centinaia di migliaia di italiani usano la app con soddisfazione. Se non si adegua entro dieci giorni alla messa al bando, Uber dovrà pagare una multa di 100 euro per ogni giorno di ritardo. La compagnia farà appello. A ricorrere contro Uber presso il tribunale di Roma sono state le associazioni di categoria dei tassisti, che accusano Uber, ormai è noto, di “concorrenza sleale”, anche se la loro posizione potrebbe meglio essere definita con un “rifiuto in blocco di ogni forma di innovazione e cambiamento nel settore dei trasporti”. Si è visto con gli scioperi, si vede ora con le cause giudiziarie. Spetta al governo, adesso, agire con sveltezza. Le ipotesi che abbiamo davanti sono due: la prima è quella di diventare il primo paese di tutto l’occidente ad aver bandito completamente Uber, come nemmeno la Francia protezionista e anti Yankee ha mai fatto. La seconda è iniziare ad attaccare le rendite di posizione e annullare le capacità di ricatto di quanti – certo non solo i tassisti – fanno muro contro l’innovazione a scapito di tutti.

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Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    08 Aprile 2017 - 09:09

    Siamo alle solite: la politica tace, il legislatore si sottrae ai doveri costituzionali, la magistratura governa con sentenze.

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