Quello che c’è da sapere sull’innovazione in Europa, spiegato in due mappe

Le cose non sono come ci si potrebbe aspettare. L'Italia, ad esempio, è dietro alla Slovenia

Quello che c’è da sapere sull’innovazione in Europa, spiegato in due mappe

Foto Il Foglio

L'innovazione tecnologica rimane un fattore chiave della crescita economica, come evidenziano sia il Global Innovation Index sia il Global Competitiveness Report pubblicato dal World Economic Forum. Ma basta guardare la mappa prodotta dalla Commissione europea per notare come l’innovazione in Italia sia poco evoluta rispetto ai suoi vicini europei, inclusa la Slovenia. Nova Gorica innova più di Roma: esclusi Piemonte e Friuli, la penisola rimane al palo. Nel rapporto del Wef di quest’anno, l'innovazione è indicato come uno dei 12 pilastri della competitività, e sembra destinata a svolgere un ruolo sempre più importante, dice Margareta Drzeniek Hanouz, uno degli economisti che hanno lavorato al documento: "In futuro, il progresso socio-economico di un paese sarà sempre più determinato dalla sua capacità di innovare e di adattarsi rapidamente a nuovi ambienti. La ricerca scientifica e tecnologica e lo sviluppo, la creatività, le nuove idee e la capacità di implementare nuovi modelli di business determinerà sempre più il successo di un paese".

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Se a livello mondiale la Svizzera mantiene il titolo come economia più innovativa del mondo, nell'ultimo Global Index Innovation – prodotto in collaborazione dalla Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale (OMPI), dalla Cornell University e dalla business school INSEAD – nella top 25 tra le 128 economie globali analizzate si distingue per innovazione la Cina. È la prima volta che un paese a reddito medio ottiene un posto tra le economie altamente sviluppate nei 9 anni di storia del sondaggio. Qual è invece la situazione dell’Europa?


Le aree più e meno innovative d'Europa (via Commissione europea)


Come mostra questa mappa della Commissione europea, il cuore del settore tech nostrano si trova a Londra ed è noto come Silicon Roundabout. Secondo l'European Commission’s 2016 Innovation Scoreboard, la Svezia è il paese più innovativo in Europa, sostenuto da una esemplare gestione delle risorse umane e da ricerca accademica di alta qualità. Tra i primi cinque seguono Danimarca, Finlandia, Germania e Paesi Bassi.

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L'innovazione è misurata con una serie di criteri, tra cui il numero di nuovi prodotti inventati, la percentuale di posti di lavoro ad alta tecnologia, e il numero di laureati a disposizione dei datori di lavoro del settore tecnologico. Ciò che risulta in modo chiaro dalla mappa è che c'è una divisione netta tra aree europee che innovano in maniera egregio e altre che tentano a fatica un ammodernamento. Grecia e Spagna, per esempio, stanno producendo poco in termini di innovazione, il che può ostacolare il loro processo di recupero post-crisi economica. A est, la Polonia e la Repubblica Ceca sono tra i paesi meno innovativi in Europa.

 

Il declino nell'innovazione (via Commissione europea)

 

Le regioni evidenziate in arancione sulla mappa qui sopra mostrano le aree in cui l'innovazione è diminuita tra il 2014 e il 2016. L'edizione 2008 di questa carta era molto più verde. Allora, l'iPhone di Apple era appena nato e la rivoluzione delle App era agli albori. Secondo l’analisi del World economic forum, “il rallentamento in innovazione può essere sintomo di un malessere economico sottostante alla tenuta economica dell’Europa. D'altra parte, potrebbe anche riflettere il normale e inevitabile stabilizzarsi dell’innovazione dopo il periodo d’oro seguito al lancio degli smartphone”.

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Commenti all'articolo

  • Giovanni

    06 Febbraio 2017 - 20:08

    La Slovenia ha appena 2 milioni di abitanti e la Svezia poco più di 9 milioni. Insieme fanno un po' più della popolazione di Sicilia e Sardegna. Paragonare le difficoltà ad innovare dell'Italia (oltre 60 milioni di abitanti e un territorio quasi totalmente montagnoso) con paesi demograficamente e orograficamente assai diversi dal nostro non mi sembra molto corretto. E comunque non dobbiamo dimenticare di avere purtroppo un debito pubblico che impedisce a qualsiasi governo sia esso di sinistra, di destra o di sottosopra di affrontare qualsiasi spesa che non sia di routine. Churchill ebbe il coraggio di dire agli inglesi che poteva loro promettere solo anni di lacrime e sangue. Mi piacerebbe che i governanti italiani dicessero chiaramente che con il debito pubblico che le generazioni di quasi trent'anni fa ci hanno lasciato in eredità non possono far altro che prometterci decenni di lacrime e sangue e che solo di interessi passivi ogni anno l'Italia paga circa 84 miliardi di Euro.

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