Così Apple è uscita dal declino e inizia la grande transizione

A guardare i numeri nel loro complesso, tuttavia, la trimestrale dei record è solida, ma continua a mostrare tutte le debolezze che gli analisti attribuiscono da tempo alla società

Eugenio Cau

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San Francisco, Tim Cook presenta i nuovi prodotti Apple tra cui l'atteso iPhone7

San Francisco, Tim Cook presenta i nuovi prodotti Apple tra cui l'atteso iPhone7 (foto LaPresse)

Roma. “Siamo entusiasti di affermare che i nostri risultati trimestrali per il periodo delle vacanze hanno generato la più ampia rendita trimestrale nella storia di Apple, e hanno infranto molteplici record. Abbiamo venduto più iPhone che mai e fatto il record di tutti i tempi in incassi su iPhone, Servizi, Mac e Apple Watch”. Il ceo di Apple, Tim Cook, era raggiante martedì sera alla presentazione dell’ultima trimestrale Apple del 2016, la prima in attivo dopo tre trimestrali consecutive in perdita. Apple ha battuto le aspettative del mercato, e con la sua retorica certo non modesta la società di Cupertino ha fissato il tono della conversazione sui media: è la trimestrale sui record, del ritorno di Apple ai fasti degli anni scorsi, che dirada le nubi dei mesi scorsi  sulle vendite in calo. Apple ha macinato numeri eccezionali – lo fa sempre, anche nei mesi in cui è andata in perdita. Nell’ultimo trimestre dell’anno ha venduto 78 milioni di iPhone e totalizzato 78,4 miliardi di dollari di entrate, con un aumento del 3 per cento sull’anno scorso. Le vendite di iPhone sono aumentate del 5 per cento, e i consumatori hanno mostrato di preferire i modelli più costosi dello smartphone, che presentano un maggiore margine di guadagno per Apple. E’ aumentata la gran massa di dollari su cui Cook si trova seduto: 246 miliardi di dollari cash o in titoli, il massimo di sempre, e anche il titolo in Borsa di Apple è tornato vicino ai suoi massimi storici del 2015, dopo essere crollato all’inizio del 2016.

 

A guardare i numeri nel loro complesso e a sorvegliare i settori strategici per Apple, tuttavia, la trimestrale dei record è solida, ma continua a mostrare tutte le debolezze che gli analisti attribuiscono ad Apple da tempo. L’iPhone 7 ha venduto bene, certo, ma la crescita di vendite di smartphone Apple del 5 per cento, seppure importante, impallidisce davanti al 46 per cento fatto nell’ultima trimestrale del 2014, periodo comparabile perché in quei mesi uscì il nuovo iPhone 6. Si è ridotto anche il margine di profitto che Apple riesce a ricavare da ogni iPhone, dal 40,1 per cento al 38,5 per cento, e l’idea che se ne trae, alla fine, è che il mercato degli iPhone rimanga saturo, anche se in lieve ripresa. Questo è un problema per Apple, che dagli iPhone trae il 69 per cento dei suoi introiti. Anche perché la grande speranza di Cupertino, la valvola di sfogo delle vendite piatte di iPhone in occidente, continua a non aprirsi: le vendite nell’area della “Greater China”, che comprende la Cina continentale più Taiwan e Macao, sono in ribasso del 12 per cento.

 

Le analisi non sono cambiate: Apple rimane una compagnia iPhone-centrica che ha bisogno di differenziarsi, e questa, più che la trimestrale della riscossa, può essere intesa come la trimestrale della transizione. Così, più che i proclami magniloquenti, la cosa più importante detta da Tim Cook è contenuta in un colloquio con il Wall Street Journal: intendiamo raddoppiare il valore del nostro settore dei Servizi nel giro di quattro anni. Il settore Servizi, che comprende l’App store, Apple Music e i servizi di entertainment, è l’unico a essere cresciuto in doppia cifra: + 18 per cento, per un totale di entrate di 7,8 miliardi di dollari (più del triplo dell’intera Netflix, ha notato sempre il Wsj). Tim Cook sembra sicuro: è dai servizi che passerà la grande diversificazione della compagnia di maggior valore al mondo. Il punto principale è traghettare Apple durante la transizione: i numeri dell’ultima trimestrale dicono che l’opera è a buon punto.

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