Unanimous, l'intelligenza artificiale che azzecca le previsioni imitando le api

Il fondatore e CEO, Louis Rosenberg, spiega come funziona il sistema che ha predetto l'Oscar a Di Caprio

alveare

Foto di Andrew Malone via Flickr

“Se dobbiamo prendere un paragone dal mondo degli animali, allora occorre prenderlo dagli animali sociali, come le api” affermava Lev Tolstoj. L’aveva capito bene Karl von Frisch, vincitore nel 1973 del Premio Nobel in Fisiologia e Medicina e autore dei rivoluzionari studi sulla danza con cui questi insetti comunicano tra loro all’interno dell’alveare, riuscendo a trasferire agli altri membri della comunità l’esatta posizione e quantità del nettare, un pericolo imminente o il momento opportuno per scaricare il miele. L’hanno capito perfettamente anche i fondatori di Unanimous A.I. – dove A.I. sta per artificial intelligence – un’azienda con sede a San Francisco che ha fatto dello studio dell’intelligenza collettiva la propria ragion d’essere. Unanimous è balzata agli onori delle cronache dopo aver “azzeccato” alcune previsioni come la vittoria di Leonardo di Caprio agli Oscar e la quaterna di finalisti del Kentucky Derby, la celebre competizione ippica britannica.

Ma andiamo con ordine. A chiarire al Foglio il funzionamento di questa nuova forma di intelligenza artificiale è stato direttamente il fondatore e CEO di Unanimous, Louis Rosenberg, Ph.D. alla Stanford University e titolare di più di trecento brevetti nel campo della robotica e della realtà virtuale. “Prima di capire il funzionamento di UNU è necessario fare un passo indietro e considerare come la natura crea l’intelligenza” esordisce Rosenberg. “Nei miliardi di anni che ci precedono, la natura ha sviluppato principalmente due metodi distinti per costruire sistemi intelligenti. Il primo è stato quello di formare reti di cellule (neuroni) che lavorassero insieme come intelligenza unificata: il cervello ne è un esempio. L’altro metodo è stato quello di costruire reti di organismi individuali che operano in sincronia, come ad esempio lo sciame. Negli ultimi sessant’anni la ricerca nel campo dell’intelligenza artificiale si è concentrata nel tentativo di imitare il primo metodo, cercando ad esempio di costruire reti neuronali artificiali, mentre noi ci siamo focalizzati nella costruzione di reti artificiali di organismi. E’ quello che si definisce artificial swarm intelligence, intelligenza artificiale di sciame”.

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Tutto molto interessante, ma in pratica come funziona? UNU visivamente appare come un forum: una volta effettuato il login dalla lobby è possibile accedere alle diverse stanze, ognuna delle quali contiene innumerevoli post che corrispondono ciascuno ad una domanda. I quesiti sono i più disparati: si va da “gli alieni esistono?” a “la California si separerà dagli Stati Uniti?” passando per “Cristo tornerà sulla terra?”. Ogni domanda può ottenere una risposta da un massimo di settantacinque utenti, e graficamente viene rappresentata come una calamita che si muove ai vertici di un esagono – forma scelta dai creatori per ricordare la cella dell’alveare – ognuno dei quali rappresenta una risposta.

Come amano dire i creatori di UNU, qua non si lavora per delegare i compiti alle macchine, ma per amplificare l’intelligenza umana. “Per noi di UNU” dice il fondatore “conta maggiormente dimostrare che gli swarm sono più intelligenti degli individui che lo compongono, piuttosto che certificare l’esattezza di una decisione”.
L’unione sembrerebbe davvero fare la forza nel caso di UNU. Spiega Rosenberg: “è dimostrato come questi sciami umani siano molto intelligenti. Il loro livello di conoscenza è all’altezza di un gruppo di esperti quando si tratta di effettuare previsioni e giudizi e ciò avviene perché l’intelligenza dei gruppi non equivale alla semplice somma aritmetica delle intelligenze dei singoli, ma a qualcosa di più”.

La swarm intelligence rappresenta una nuova frontiera dell’intelligenza artificiale, per certi versi più sicura ed eticamente accettabile. “L’intelligenza di sciame non è puro codice” spiega infatti Rosenberg “ma grazie alle domande che genera incorpora valori, emozioni, sensazioni e interessi umani nelle domande che genera”. E da questo punto di vista potrebbe rivelarsi una valida alternativa ai sondaggi: rispetto ai rilevamenti classici UNU consente di ottenere risultati più precisi coinvolgendo un numero di partecipanti sedici volte minore. “Il punto di forza è che mentre i sondaggi mostrano le differenze ed evidenziano la polarizzazione” conferma Rosenberg “l’intelligenza di sciame rivela il consenso. Da questo punto di vista il lavoro che fa lo swarm è esattamente l’opposto: la soluzione non è la scelta più popolare, ma piuttosto quella che massimizza la fiducia, la convinzione e la soddisfazione dell’intero gruppo. E’ per questo che la natura non utilizza sondaggi ma l’intelligenza di sciame quando a decidere è un gruppo”.

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