L’occidente a corto di idee

Secondo il Wsj, siamo nel mezzo di un “paradosso dell’innovazione”

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Un robot umanoide in un ospedale in Belgio (foto LaPresse)

L’occidente è a corto di nuove idee? Dipende dal campo a cui ci si riferisce. Se si parla di idee sul rinnovamento della democrazia la risposta forse è sì. Se si parla di innovazione tecnologica e industriale, invece, la vulgata vuole che questa sia un’epoca d’oro, in cui le idee geniali sono moneta corrente e la Silicon Valley è pronta a portare l’umanità verso un futuro radioso. Ieri, nella sua edizione americana, il Wall Street Journal ha dedicato uno speciale a questo tema, e la sua conclusione non è delle più confortanti. Se questa è l’epoca d’oro dell’innovazione perché allora la produttività totale dei fattori, un buon indice di misura del progresso tecnico, stagna a un patetico 0,5 per cento quando era al 3,4 negli anni Cinquanta? E perché dal 1985 a oggi i miglioramenti nella vita delle pazienti con cancro al seno sembrano rallentati e non accelerati, come mostra uno studio recente di Stanford?

E’ il “paradosso dell’innovazione”, spiega il Wsj, in base al quale il numero di brevetti e quello di americani che lavorano in ambito scientifico è al massimo, così come i soldi spesi in ricerca, ma i risultati che impattano davvero sulla vita delle persone scarseggiano. Questo anzitutto perché i frutti più bassi dall’albero dell’innovazione sono già stati colti: è stato relativamente facile trovare medicine contro le ulcere allo stomaco, ma curare il Parkinson è un altro paio di maniche. In secondo luogo, sembra si sia appannata la propensione al rischio. Non tutto è perduto, e molte delle innovazioni attualmente in fase di studio hanno possibilità straordinarie, a partire dall’intelligenza artificiale. Ma per ritrovare il fermento innovatore dell’America di cinquant’anni fa, oggi bisogna andare in Cina.

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