Gran Milano - Business as usual

Perché il progetto Milanosesto è un esempio di come fare le cose

Pubblico e privato che lavorano insieme. E se ci fosse la Greater Milan...

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Il progetto Milanosesto

Tu chiamalo, se vuoi, un esempio. Un esempio in grande, di quel che vuol dire pensare una città in grande, investire in grande, un sistema integrato in grande. Pubblico e privato che lavorano insieme, su progetti che hanno anche un’alta attrattività tecnologica – dunque un mercato e internazionale e un’occasione di occupazione – e dovrebbero poterlo fare più in grande. Un esempio c’è già, sta camminando, è grande anche perché sta nella Grande Milano, che dovrebbe essere qualcosa come la Greater London.

 

Milanosesto è il progetto di riqualificazione post-industriale più grande attualmente in corso in Europa. Un milione e 400 mila metri quadrati, di cui 650 mila diventeranno aree verdi. Milanosesto è anche la bonifica ambientale più grande d’Europa (questa era l’area delle acciaierie Falk, qui fu temprata l’economia italiana in decenni di altiforni), un investimento – privato – da 250 milioni di euro. Il progetto Milanosesto è noto, ma guardarlo in dettaglio permette di capirne la logica. A partire dalla filosofia urbanistica che ridisegna e ricuce un’area enorme metropolitana, che prevede anche la nuova stazione ferroviaria di Sesto San Giovanni (una grande piazza sospesa sopra il livello dei binari) collegata alla metropolitana, fino a divenire una porta di accesso al nuovo polo sanitario e di ricerca scientifica: ma anche uno snodo per tutto il nord milanese.

 

Su un’area già bonificata, che verrà consegnata al comune di Sesto e alla regione in marzo – ceduta a titolo gratuito da Milanosesto, che ha investito 50 milioni per la bonifica – sorgerà la Cittadella della Salute: l’Istituto dei Tumori e il Besta verranno qui, per creare un’istituzione di cura ad alto profilo scientifico unica in Europa. Già finanziato, 400 milioni pubblici. Su un’altra parte dell’area sorgeranno, oltre al verde, un’area residenziale (qui vivranno 15 mila persone), un mall di nuova concezione, una “street retail”. Investimento privato. A farsene carico è stato un immobiliarista di nascita bolognese e poco più che cinquantenne, Davide Bizzi, che ha iniziato a pensare in grande lavorando nel campo immobiliare degli Stati Uniti, e per molto tempo all’estero. Oggi guida la Bizzi & Partners Development, si è assunto il rischio d’impresa di rilevare il progetto dopo il flop di Risanamento. Ha avuto la capacità di coinvolgere il gruppo saudita Fawaz Alhokair, il più importante operatore immobiliare dell’Arabia Saudita che investe per la prima volta in Italia, ha già prenotato 80 mila metri quadrati, progetta di salire al 50 per cento del capitale quando le gru cominceranno a volteggiare. E comunque non oltre il 2021, anno in cui Bizzi e i suoi soci contano che Milanosesto sia una realtà viva e produttiva. Non solo l’ospedale, che sarà attivo entro il 2021. Investimento pubblico nella Sanità e sviluppo privato che camminano insieme, una logica virtuosa. L’idea di Davide Bizzi Ma c’è un altro aspetto che è interessante raccontare, per capire qualcosa che va al di là di un progetto milanese. Sullo spazio direttamente attiguo alla Cittadella della Salute, Milanosesto – privatamente – intende sviluppare un polo di ricerca scientifico-sanitaria e industriale di eccellenza, offrendo spazi e strutture per un’area di trasferimento tecnologico in stretto rapporto con le strutture sanitarie, coinvolgendo le università – il polo scientifico milanese, la Medicina della vicina Bicocca tra gli altri. Un concept di sviluppo di grandi potenzialità, anche economiche, per tutta l’area milanese-lombarda. Analogo, se vogliamo, al progetto Human Technopole sull’area ex Expo. Ma lì è investimento pubblico, le logiche diverse, non per forza concorrenziali. Carlo Masseroli, da pochi mesi nuovo direttore generale di Milanosesto, spiega che il lavoro su questo aspetto sta procedendo, l’interesse di istituzioni, aziende e centri di ricerca internazionali già verificato.

 

La data della scommessa sempre quella, 2020-2021. Masseroli è stato assessore all’Urbanistica della giunta Moratti, sa che cosa significa e quanto sia importante far interagire le logiche d’impresa con le logiche (e i tempi) delle pubbliche amministrazioni. E’ fiducioso di quanto si sta facendo, ma ci tiene a sottolineare un aspetto sistemico. Semplificando, si potrebbe dire che se fossimo nella Greater London (ma la Città Metropolitana cosa dovrebbe essere?), un investitore-developer privato oggi avrebbe un solo interlocutore istituzionale, anziché dover trattare-concordare ogni step con un paio di ministeri, la regione, un comune di dimensioni medio piccole, un paio di università, l’Arpa e quant’altro. Ogni passaggio allunga i tempi, allarma gli investitori stranieri, costa quattrini. “Il nostro progetto ha l’ambizione di contribuire a un’attrattività di sviluppo che non riguarda solo noi, ma Milano e l’Italia”, dice. L’auspicio che le istituzioni si sentano coinvolte, e pensino in grande, è un esempio molto milanese.

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