Google risponde all’Ue lanciando la sfida ad Apple

Il gruppo di Mountain View ha risposto ufficialmente alla commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager, sostenendo che non vi è alcuna prova di “preclusione” nel modo in cui funziona Android.
Google risponde all’Ue lanciando la sfida ad Apple

Foto LaPresse

A molti mesi dallo Statement of objections della Commissione Europea, Google ha risposto ufficialmente alla commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager, che nell’aprile scorso aveva accusato la compagnia di Mountain View di “abuso di posizione dominante” e di fare uso di pratiche “contrarie al diritto europeo”. Lo “statement of objections” riguardava il sistema operativo per smartphone Android, che è open source, vale a dire gratuito e aperto alle modifiche, ma che Google nella maggior parte dei casi distribuisce ai produttori attraverso un “accordo anti frammentazione” che impone alcuni vincoli che secondo la Commissione non sono legittimi. Google inoltre distribuisce le sue app principali (la Commissione si è concentrata su tre: PlayStore, Google Search e Chrome) in una “suite” non divisibile, e anche questa, secondo l’Ue, è una violazione delle regole della concorrenza.

 

La risposta di Google, stilata dal senior vice president Kent Walker, rigetta completamente le basi delle accuse della Commissione, dicendo che non vi è alcuna prova di “preclusione” nel modo in cui funziona Android, il quale è tendenzialmente più aperto di sistemi verticali come quelli usati da Apple e da Microsoft nei loro smartphone.

 

Ma è il modo in cui Google rilancia le sue ragioni la parte più interessante di tutto il comunicato: “Il caso della Commissione è basato sull’idea che Android non competa con Apple”, scrive Walker. “Non la vediamo così e crediamo che non la veda così nemmeno Apple”. Abbiamo bisogno delle misure che la Commissione ci contesta, dice in pratica Google, perché dobbiamo competere con un sistema chiuso, verticale e perfettamente integrato. Android, al contrario, è installato su una miriade di smartphone di produttori differenti, e c’è bisogno di regole per mantenere una certa consistenza generale ed evitare la frammentazione. Apple si può permettere integrazione perfetta perché installa il suo sistema operativo solo sui suoi iPhone, ma Google ha bisogno di lavorare con le case costruttrici una per una, camminando sul filo tra apertura e chiusura.

 

E’ anche per evitare questo tipo di problemi che questo autunno la casa di Mountain View ha presentato Pixel, uno smartphone interamente progettato negli studi di Google e che gode della stessa integrazione tra hardware e software degli iPhone.

 

La Commissione Ue valuterà la risposta di Google e deciderà se proseguire con il procedimento. Se Vestager dovesse andare avanti, Mountain View rischia una multa che potrebbe arrivare a 7,4 miliardi di dollari, pari al 10 per cento dei suoi guadagni nell’ultimo anno.

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