Perché bloccare l'accordo At&T Time Warner non farà più grande l'America

Per avere una concorrenza che possa favorire il consumatore, servirebbe anche un regolatore al passo con i tempi. E negli ultimi anni questo sembra essere andato in un’unica direzione: quella contraria ai grandi gruppi internet.
Perché bloccare l'accordo At&T Time Warner non farà più grande l'America

Il Time Warner Building (foto di Kiah Ankoor via Flickr)

Il deal tra AT&T e Time Warner Inc. è la notizia dell’anno. L’offerta da 85 miliardi di dollari tra il primo gruppo di telecomunicazioni americano e il produttore e broadcaster non deve però sorprendere. La convergenza tra media e tlc è una necessità sempre più grande per raggiungere al meglio i bisogni dei consumatori, ma è anche l’unica opzione possibile per i grandi gruppi delle tlc di competere con le grandi compagnie internet.

 

Anche l’Italia nel suo piccolo sta andando nella stessa direzione, ma le cifre in gioco sonp ben differenti come dimostrano i 700 milioni di euro della ormai famosa offerta di Vivendi per Mediaset Premium.

 

Il punto cruciale non è solo la trasmissione di contenuti, ma la produzione degli stessi. Non a caso AT&T ha compreso per prima l’unicum che esiste tra questi grandi mercati e da anni sta andando verso una continua integrazione e rafforzamento. Dopo l’acquisto di DirecTV e l’espansione verso il centro-sud America è arrivata l’offerta per rendere l’azienda di tlc più forte proprio nella produzione di contenuti. L’arrivo di HBO o della CNN all’interno del gruppo è una notizia essenziale che permette ora al gigante statunitense di competere al meglio con Google-Youtube, Netflix o Amazon.

 

Tuttavia per avere una concorrenza che possa favorire il consumatore, servirebbe anche un regolatore al passo con i tempi. E negli ultimi anni questo sembra essere andato in un’unica direzione: quella contraria ai grandi gruppi internet.

 

Sicuramente l’arrivo questi è stato positivo per i consumatori perché ha portato una ventata di competizione, ma è ora bene comprendere che il mercato tlc, media e internet è diventato un unico playground. La competizione è dunque verticale e non più solo orizzontale. Verticale nel senso che non esiste più una vera distinzione del mercato telefonico con ad esempio la produzione di video online.

 

Gli operatori telefonici hanno fatto negli ultimi anni degli investimenti enormi per migliorare l’infrastruttura negli Stati Uniti. Solo per fare un benchmarking è bene ricordare che le tre grandi compagnie telefoniche hanno investito più soldi di tutti gli operatori dei cinque più grandi paesi europei negli scorsi anni. Tali investimenti sono stati necessari anche ai grandi big internet per sviluppare il loro modello di business ed è chiaro che il regolatore deve comprendere questo senza pensare che gli investimenti nei contenuti possano esistere senza una buona infrastruttura.

 

È dimostrato proprio in Europa che il basso sviluppo della rete infrastrutturale porta anche a un minor sviluppo dei contenuti e dell’innovazione tecnologica stessa (è chiaro che non è l’unico driver dello sviluppo, ma è uno dei principali). Il secondo punto che è bene comprendere che questa integrazione è positiva. Il mercato sta andando velocemente verso questa direzione e opporsi significa non avere ben chiaro come sarà tra quattro anni il settore tlc, media e internet con l’arrivo anche del 5G.

 

Creare grandi gruppi americani inoltre porta ad avere dei grandi gruppi che possano competere anche a livello globale. È bene ricordare che grandi aziende quali Google o Uber non hanno avuto la capacità di espandersi in quello che sta diventando il primo mercato mondiale, la Cina. Bloccare la fusione tra AT&T e Time Warner non farebbe l’America più grande ancora, ma avrebbe l’esito contrario.

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