C'è vita oltre la fibra. Google, Facebook e lo scontro per una banda larga 3.0

Ci sono gli operatori telefonici che provano a velocizzare la rete guardando alla fibra casa per casa e al mobile tramite grandi ripetitori, c'è Mountain View che guarda al wireless diffuso, via satellite e via cavo, e poi c'è Zuckerberg che pensa ai lampioni della luce.
C'è vita oltre la fibra. Google, Facebook e lo scontro per una banda larga 3.0

C'è un iperattivismo sulla banda larga. L'obiettivo è comune: più estensione del segnale, più qualità, più velocità; coprire tutto il territorio, superare gli ostacoli che ne rallentano l'utilizzo, connettere tutto e tutti. Le ricette per aggredire il mercato e accaparrarsene una fetta sostanziosa però differiscono. Ci sono gli operatori telefonici che provano a velocizzare la rete guardando alla fibra casa per casa e al mobile tramite grandi ripetitori, c'è Google che guarda all'etere al wireless diffuso, via satellite e via cavo, e poi c'è Facebook che pensa ai lampioni della luce.

 

Se in Italia il governo ha dato il via a un progetto che entro il 2020 dovrebbe estendere la banda larga a 224 città – per poi raggiungere la quasi totalità del territorio italiano –, tramite il cablaggio delle fibra ottica, nella Silicon Valley guardano all'Europa come banco di prova per una radicale trasformazione del sistema di diffusione della trasmissione ultra-veloce di pacchetti di fati informatici. La fibra è (e sarà) ancora fondamentale, ma si punta ad altro per poter raggiungere il maggior numero di persone nel minor numero di tempo.

 


 

Dati aggiornati al dicembre 2015 - fonte AGCOM


 

A Mountain View l'idea iniziale era quella di puntare su un sistema misto di satelliti low cost (con la compartecipazione della Space Exploration Technologies Corp di Elon Musk) e droni ripetitori di segnale a energia solare. Un progetto interessante, tecnologicamente avanzato, che però presenta due problemi: tempi medio lunghi di studio e sperimentazione e, soprattutto, difficoltà di impiego nei mercati tecnologicamente avanzati. Insomma, un'idea eccellente per i paesi in via di sviluppo, ma che presenta troppe incognite e troppi impedimenti burocratici nelle zone commercialmente più interessanti (Nord america ed Europa).
 

 

 

 

 

E così Alphabet sta guardando altrove, ancora alla fibra. Un mercato difficilmente remunerativo senza una tecnologia all'avanguardia, soprattutto dati i costi di affitto (o di installazione) del cosiddetto ultimo miglio, ossia la tratta di cavo che connette le centrali telefoniche agli utenti finali. Un problema che l'azienda californiana potrebbe superare a breve con l'introduzione di un nuovo modulo di trasmissione della rete: il segnale sarebbe trasmesso wireless direttamente dalla centralina per poi essere decapitato, rimodulato e potenziato da un ricevitore interno all'abitazione. Il progetto si chiama Fiber e "distribuirà il segnale a una velocità 100 volte superiore rispetto alle linee attuali", ha detto il vicepresidente di Alphabet Craig Barratt alla rivista specializzata Re/Code.

 

Il progetto di Mountain View è stato testato in 34 città americane, sta dando buone indicazioni e potrebbe a breve essere esportato in Europa.

 

La sfida di Alphabet alle compagnie di tlc però potrebbe non avere nelle tradizionali aziende il competitor più pericoloso. In questo campo infatti è Facebook che sta investendo risorse e innovazione per cercare di rivoluzionare il mercato. Non quello domestico, ma quello mobile. L'azienda di Menlo Park ha avviato i primi test su due tecnologie che permettono di aumentare la capacità di banda e la coperture di rete nelle città. Inizialmente la società di Marc Zuckerberg aveva pensato a droni a energia solare per aumentare e diffondere il segnale satellitare, ma la stretta sui voli in chiave antiterrorismo e la presenza di barriere architettoniche (palazzi, grattacieli, antenne ecc.) hanno fatto abortire il progetto.

 



 

Dopo queste valutazioni Facebook ha deciso di cambiare strategia e di puntare su Terragraph, ossia una tecnologia che sfrutta lo standard WiGig WiFi – comunicazione wireless ad alte prestazioni su banda di frequenza di 60 GHz –, un sistema a basso costo ma anche a scarsa propagazione di segnale. Per ovviare a ciò a Menlo Park hanno deciso di puntare su una rete di microripetitori da installare su lampioni, semafori, palazzi per formare una rete di nodi di distribuzioni molto ravvicinati che permetterebbero agli utenti di avere una connessione diffusa ultraveloce a bassissimo costo. “Terragraph è una delle soluzioni più a buon mercato per garantire una copertura nell’ordine del gigabit WiFi del 100 per cento a livello stradale”, fanno sapere da Facebook, sottolineando come il progetto potrebbe essere sperimentato a breve a San José in California.

 

Accanto a Terragraph, a Menlo Park sono pronti ad attivare anche ARIES (Antenna Radio Integration for Effiency in Spectrum), ossia una tecnologia che consiste nella trasmissione di dati alla stessa frequenza e in simultanea attraverso diverse attenne sparse nel territorio: un modo per massimizzare lo spettro e l'efficienza del segnale. ARIES sarebbe utilizzato in zone rurali, dalla bassa densità abitativa e prive di imponenti barriere architettoniche. Una tecnologia che potrebbe, almeno stando ai calcoli dell'azienda, archiviare l'utilizzo della fibra ottica nella trasmissione di dati.

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