Cosa c'è dietro la messa al bando di Call of Duty

I figli dell'ex guerrigliero angolano Jonas Savimbi hanno fatto causa al videogioco, popolarissimo "sparatutto", con l'accusa di dare un immagine diffamatoria del padre, leggendario guerrigliero, eroe dell'anticolonialismo e anticomunista in Guerra fredda.
Cosa c'è dietro la messa al bando di Call of Duty

Roma. Un milione di euro di indennizzo e il ritiro dal mercato di Call of Duty (video): è la richiesta che agli editori del popolare videogioco hanno fatto i figli di Jonas Savimbi. Il leggendario guerrigliero angolano che dopo essere stato un eroe dell’anticolonialismo divenne un combattente della Guerra fredda dal versante anti-comunista, si trovò poi abbandonato dall’occidente e infine è morto in combattimento nel 2002. Una causa che è una novità assoluta per la Giustizia francese, ma rappresenta anche un importante precedente a livello mondiale. L’unica altra volta in cui una causa del genere è fatta non per la diffamazione di un articolo, un libro, un film, una canzone o una trasmissione televisiva, ma di un videogame, fu nel 2014, è sempre per lo stesso Call of Duty. Ma allora un tribunale statunitense respinse le richieste dell’ex-uomo forte di Panama Manuel Noriega. Anche Fidel Castro si è lamentato per il modo in cui è stato rappresentato, ma senza andare in tribunale.

 

Creato nel 2003, Call of Duty è uno dei più popolari esempi del genere “sparatutto in prima persona”.  Un gioco, cioè, in cui la visuale simula il punto di vista del personaggio principale attraverso il mirino della propria arma, riassumendo in una forma unica quelli che una volta erano il gioco della guerra; quello dei soldatini e il wargame da tavolo stile Risiko, con in più anche un’esperienza da tiro al segno o tiro al volo. Lo stesso stragista norvegese Anders Breivik, tra l’altro, si era addestrato a sparare con Call of Duty. Al novembre del 2014 Call of Duty aveva venduto 250 milioni di copie e incassato 10 miliardi di dollari, con una ventina di varianti la cui ambientazione spazia dalla Seconda Guerra Mondiale a una guerra del futuro, passando per la Guerra Fredda o un’ipotetica guerra contemporanea. E tra il 1986 e il 2025 si svolge appunto la storia di Call of Duty: Black Ops II, in vendita dal 30 novembre 2012. Nel 2025 David Mason, comandante di un’unità di Forze Speciali, arriva in un luogo segreto dove vive l'anziano sergente Frank Woods, depositario di informazioni su Raul Menendez. Woods dà  Mason un ciondolo che Menendez gli ha lasciato, e Mason torna allora col ricordo al 1986, quando aveva sette anni e il militare delle Forze speciali era suo padre Alex. In pensione in Alaska: ma James Hudson lo è venuto ad arruolare per andare in Angola a liberare Woods e i suoi, catturati mentre per conto della Cia stavano offrendo appoggio agli uomini di Jonas Savimbi. Ufficialmente la Cia li ha sconfessati: ma Savimbi aiuta la missione, e si scopre che è stato Menendez a prendere prigionieri gli americani.

 

Chi vuole conoscere il seguito, non ha che da comprare il gioco, e divertircisi. Jonas Malheiro Savimbi, nato nel 1934 e soprannominato “O mais velho”, “il più vecchio”, è però esistito davvero. Nato nel 1934, era figlio di un capostazione, predicatore della Chiesa Unita di Cristo. Ogni volta che andava a lavorare in un posto nuovo, vi fondava una chiesa e una scuola. Ogni volta, il clero cattolico locale interveniva presso le autorità portoghesi per farlo trasferire altrove. Quando aveva 22 anni, nel 1956 un gruppo di intellettuali vicini all’allora clandestino Partito Comunista Portoghese iniziò la lotta armata per l’indipendenza da Lisbona, fondando il Movimento Popolare per la Liberazione dell’Angola (Mpla). In esso predominava però l’etnia kimbundu, e come reazione, nel 1958 un gruppo di giovani studenti delle missioni protestanti dell’Angola del Nord nel 1958 fonda l’Unione delle Popolazioni dell’Angola (Upa), poi dal 1962 Fronte di Liberazione Nazionale dell’Angola (Flna). Ma anche questo gruppo acquisisce presto una forte identità etnica kongo, e così l’ovimbundu Savimbi ne esce per fondare nel 1966 l’Unione per l’Indipendenza Totale dell’Angola (Unita). Quattro i suoi “principi”: socialismo; negritudine; democrazia; non allineamento.

 

Durante la guerra contro i portoghesi l’Mpla agisce soprattutto al centro, con appoggio sovietico. L’Flna al nord, con appoggio dello Zaire di Mobutu. L’Unita al sud, con appoggio cinese. Quando nel 1974 la Rivoluzione dei Garofani decide il Portogallo a concedere l’indipendenza, per un po’ i tre movimenti provano a andare d’accordo. Ma presto scoppia tra di loro una nuova guerra, e l’Mpla riesce a ottenere da Fidel Castro l’invio di un corpo di spedizione il cui aiuto gli permette di proclamare nel 1975 la Repubblica Popolare di Angola. L’Flna è in pratica spazzato via. L’Mpla riesce invece a resistere, si allea con il Sudafrica dell’apartheid che a sua volta manda in Angola truppe, e dopo l’elezione di Reagan è anche uno dei tre movimenti armati anticomunisti che riceve l’aiuto Usa, assieme ai mujaheddin afghani e ai contras del Nicaragua. “Il leone di Cuito Cuanavale” verrà definito Savimbi da Reagan. In realtà la vittoria in quella battaglia, combattuta dal 14 agosto 1987 al 23 marzo 1988, fu rivendicata sia dallo schieramento cubani-Mlpa-Urss, sia da quello Sudafrica-Unita. Nel frattempo era però iniziata la Perestrojka, Gorbaciov aveva deciso la ritirata, e il 22 giugno si raggiunse un cessate il fuoco. Il corpo di spedizione cubano tornò in patria: il suo comandante Arnaldo Ochoa per finire davanti a un plotone di esecuzione, con l’accusa di narcotraffico. In Sudafrica iniziò il processo che avrebbe portato alla fine dell’apartheid. L’Mpla concesse il pluriparitismo.

 

Il voto del 1992, in cui il candidato dell’Mpla José Eduardo dos Santos prese il 49,57 per cento dei voti contro il 40,6 di Savimbi, fu però contestato dall’Unita, che parlò di brogli. Savimbi tornò dunque alla macchia. La guerra fredda ormai era finita, gli Usa facevano succosi affari petroliferi con l’Mpla post-comunista, ma l’Unita per dieci anni continuò a combattere, finanziandosi col traffico di diamanti. Infine, il 22 febbraio 2002 Sabimbi morì in combattimento, ferito da 15 pallottole. Aveva 67 anni, ed era sopravvissuto a 12 tentativi di omicidio. Sei settimane dopo l’Unita firmò col governo la pace definitiva. Ma le elezioni del 2008 e del 2012 sono state anche meno trasparenti di quelle del 1992, sebbene a queste ultime l’Unita sia avanzato. Dos Santos è ancora presidente, e il modo in cui i proventi del petrolio vengono utilizzati può essere suggerito dal particolare che sua figlia Isabel è classificata da Forbes come la donna più ricca dell’Africa. A novembre è iniziato il processo al rapper Luaty Beirao e a altri 16 intellettuali e attivisti per i diritti umani, accusati di atti di ribellione e cospirazione contro le istituzioni. Beirao è stato arrestato a giugno in un club di lettori mentre stava discutendo di un libro sulla resistenza non violenta.

 

[**Video_box_2**]A seconda dei punti di vista, Savimbi è stato rappresentato sia come un combattente per la libertà che come un signore della guerra sanguinario. In teoria, in Call of Duty sta dalla parte dei “buoni”. “È il buono che viene a aiutare l’eroe”, si difende l’editrice Ethienne Kowalski, per conto di Activision Blizzard. Ma secondo i tre figli di Savimbi, che vivono appunto in Francia, il ritratto è invece quello di un “sempliciotto che vuole ammazzare tutti”. “Non all’altezza del suo status di leader politico e stratega”, dice l’avvocatessa Carole Enfert.  Contestata è anche una scena in cui Sabimbi ammazza un nemico a colpi di machete. Il Tribunale di Nanterre deve dunque decidere: bisogna “riabilitare la memoria e l’immagine” del defunt leader? È possibile che in realtà sia già decorso il termine di prescrizione di tre mesi. La decisione, attesa per il 24 marzo, riguarderebbe comunque solo il territorio francese. 

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