Il "salvatore" Dorsey si inceppa tra le troppe novità di Twitter

Il titolo del social network arriva al suo minimo storico in Borsa (19,21 dollari ad azione). Le nuove funzioni, i 10 mila caratteri e la sfiducia degli investitori. Perché, nonostante i 320 milioni di utenti attivi, il nuovo ceo del social network sembra un po' disperato.
Il "salvatore" Dorsey si inceppa tra le troppe novità di Twitter

Mercoledì il prezzo di listino di Twitter ha raggiunto il suo livello più basso di sempre. Durante le contrattazioni a Wall Street, le azioni della società sono arrivate a valere 19,21 dollari ciascuna, dopo aver infranto la barriera psicologica dei venti dollari pochi giorni fa. Una brutta notizia per il cofondatore Jack Dorsey, che giusto questa settimana ha festeggiato i suoi primi tre mesi a capo di Twitter dopo il suo ritorno in grande stile alla carica di ceo. In questi mesi Dorsey (raccogliendo l’eredità del suo predecessore, Dick Costolo) le ha provate tutte. Gli annunci di grandi novità dentro Twitter, i rumors, i cambi di organigramma sono stati quasi settimanali. Alcune delle nuove funzioni annunciate o anticipate possono trasformarsi in cambiamenti epocali per Twitter, altre sono semplici rifiniture, ma tutte vanno nella stessa direzione: raddrizzare il timone di una società che non guadagna soldi né utenti da troppi trimestri fiscali. Dorsey ha mostrato un’iperattivismo in cui l’entusiasmo rischia di essere scambiato per disperazione, ma gli investitori non riescono a credergli. Da quando è tornato a capo di Twitter, nonostante le novità, gli annunci, la vision, il titolo della società ha continuato a calare irrimediabilmente, fino a sfondare i 20 dollari ad azione, fino al minimo di mercoledì. “Dovrei comprare i biglietti del Powerball o le azioni di Twitter?”, si è chiesto un utente, riferendosi alla lotteria americana che ha raggiunto un montepremi record di 1,3 miliardi di dollari.

 

Non che Dorsey non ci stia provando. Ha dato inizio al suo programma di riforme con l’austerity, licenziando nei primi giorni l’8 per cento della forza lavoro della società, 336 dipendenti, e poi è partito con gli investimenti. La novità principale tra quelle già applicate si chiama Moments ed è una funzione, lanciata a ottobre, che raggruppa i tweet in base alle storie più importanti della giornata. Quella più chiacchierata, non ufficiale (Dorsey ha fatto in proposito un riferimento criptico, poi confermato da certe fonti), è la fine del limite di 140 caratteri per ogni tweet. Nel futuro i tweet potranno misurare fino a 10.000 caratteri, trasformando Twitter in qualcosa di radicalmente diverso da quello che è adesso. Ma Dorsey non ha mai smesso di sperimentare: ha trasformato i preferiti in like, aumentato l’integrazione con la app per il livestreaming Periscope, cambiato parte della dirigenza, annunciato che i video partiranno in automatico sulla timeline, promosso con gran foga la sponsorizzazione dei tweet. Ha perfino messo mano all’ordine religiosamente cronologico con cui i tweet appaiono sullo schermo degli utenti, sperimentando una timeline definita da algoritmi come quella di Facebook.

 

Dorsey sta rivoltando la società come un calzino, sta facendo modifiche radicali che potrebbero trasformare Twitter in un prodotto notevolmente diverso da quello attuale (più vicino a Facebook dicono gli esperti, con gli habitué che tremano e gli investitori che esultano, visti i risultati economici della creatura di Mark Zuckerberg). Ma le tante novità per ora portano pochi vantaggi. I mercati non credono nelle riforme, e anche se è presto per giudicare l’operato di Dorsey, l’entusiasmo sta davvero iniziando a sembrare disperazione.

 

[**Video_box_2**]Twitter, con 320 milioni di utenti attivi, è ancora una potenza del web, e nel 2015, come ricorda Cnn Money, le sue azioni hanno attirato molti influenti investitori. Il principe saudita Alwaleed Bin Talal, ha aumentato la sua quota nell’azionariato fino a un 5 per cento, e l’ex ceo di Microsoft Steve Ballmer ha comprato l’anno scorso un 4 per cento di azioni. Gli analisti si aspettano un aumento dei ricavi del 50 per cento nell’ultimo trimestre del 2015, ed è un risultato notevole. Ma al tempo stesso l’aumento del numero degli utenti, secondo la società d’analisi FactSet Research, sarà di un misero 1,6 per cento (Facebook, secondo la stessa società, è cresciuto del 2,4 pur partendo da un numero di utenti molto più grande: circa 1,5 miliardi), e gli analisti non vedono all’orizzonte risorse credibili per monetizzare il potenziale del social. Così dall’inizio dell’anno il crollo delle azioni di Twitter è stato a doppia cifra. Un’altra società ha subìto un crollo simile nello stesso periodo: è Square, l’altra compagnia di cui Jack Dorsey è ceo. Il cofondatore ha ragione di preoccuparsi.

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