Medico, innova te stesso

Tessuti che si rigenerano con la seta, esami specialistici fai da te, onde che guidano gli ipovedenti. Viaggio tra le start-up italiane che stanno cambiando la medicina. Schumpeter diceva che ciclo economico e tecnologico sono speculari: durante le crisi nascono le migliori invenzioni.
Medico, innova te stesso

Alberto Sordi nei panni del “Medico della mutua”, film del 1968

Nella storia è capitato spesso che le più grandi invenzioni nascessero per rispondere a periodi di crisi. Secondo Joseph Schumpeter, economista austriaco degli inizi del Novecento, il ciclo economico e quello tecnologico sono due cicli speculari. Nel momento in cui il ciclo economico si trova al livello più basso, quello tecnologico raggiunge quello più alto. Ogni innovazione ha una variabile costante, porta un cambiamento. Il cambiamento è intrinseco ed endogeno e la figura responsabile secondo Schumpeter, è proprio l’imprenditore. La funzione attribuita all’imprenditore e alle sue innovazioni è la creazione distruttrice, definita come un processo di mutazione industriale che incessantemente rivoluziona la struttura economica, distruggendo il vecchio e creando del nuovo.

 

La sanità rappresenta da sempre una cospicua spesa per uno stato. L’Italia ha dedicato fino al 2012 circa 110 miliardi di euro all’anno al sistema sanitario italiano. In seguito alla crisi e alla spending review, l’ammontare della spesa si è ridotta di poco più di due miliardi, per arrivare a 109 miliardi di euro nel 2014, con conseguenti e numerose critiche. Il Sistema sanitario nazionale è da tempo in crisi, così come è avvenuto per tanti altri settori. Ma, per tornare a Schumpeter, si può osservare che, se oggi stiamo faticando per uscire dalle conseguenze della crisi finanziaria, al tempo stesso stiamo osservando una grande espansione a livello tecnologico.

 

L’innovazione in campo tecnologico applicata alla sanità si sta diffondendo sempre di più. Questo può portare diversi vantaggi, come la riduzione dei costi e il miglioramento di accessibilità e flessibilità dei servizi sanitari: l’obiettivo è quello di facilitare l’elaborazione di una diagnosi precoce e i trattamenti farmacologici personalizzabili. Gli effetti dello sviluppo tecnologico hanno portato negli ultimi anni alla nascita di numerose start-up che sfruttano tecniche innovative in campo medico.

 

Secondo Assobiomedica, alla fine del 2014 sono state rilevate in Italia 287 start-up con attività d’interesse per il settore dei dispositivi medici, di cui 25 nate tra il 2013 e il 2014, e 7 di prossima costituzione. Il 33 per cento delle start-up sono state create da meno di 48 mesi e l’età media generale è di poco superiore ai cinque anni.

 

A livello geografico l’attività di creazione d’impresa innovativa è più marcato al centro-nord. L’80 per cento delle imprese è concentrato in otto regioni: primeggiano Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana e Piemonte, ma non meno importanti sono i contributi di Sardegna, Friuli Venezia Giulia, Lazio e Veneto.

 

Sta progressivamente diminuendo nel tempo, invece, la creazione di start-up come spin-off della ricerca pubblica, pur prevalendo ancora sul totale. Solo poco più del 36 per cento risulta far parte di un programma di incubazione.

 

Le start-up si concentrano più spesso nei comparti del biomedicale strumentale, diagnostica in vitro e software. Il 24 per cento opera nella diagnostica avanzata, campo che comprende la diagnosi di rischio, quella precoce, la decentralizzata e quelle non-invasive o minimamente invasive. Tra le tecnologie più diffuse all’interno del settore, risultano le biotecnologie (19 per cento) e l’ICT, Information and Communications Technology (18 per cento), entrambe tecnologie trasversali che permettono lo sviluppo di prodotti che trovano applicazione in comparti differenti. Nei tempi più recenti, si è registrato uno sviluppo esponenziale di start-up ICT, un settore che ha guadagnato una posizione privilegiata all’interno del programma europeo per la ricerca e l’innovazione, Horizon 2020. Sono presenti in maniera minore le imprese che sviluppano nanotecnologie (6 per cento) e materiali avanzati.

 

Molti sono i ricercatori e i medici che decidono di costruire un’impresa, implementando alti livelli di tecnologia, per vedere il frutto della loro ricerca realizzata e per apportare un cambiamento alla medicina.

 

Abbiamo fatto un viaggio tra le start-up più vincenti in campo medico oggi nel nostro paese. Si parte dal Friuli Venezia Giulia, si passa in Liguria, si scende in Sicilia e si finisce in Lombardia.

 

 

Ulisse Biomed

 

Bruna Marini e Rudy Ippodrino con Ulisse Biomed, start-up biomedicale, hanno voluto puntare a un cambiamento radicale. La loro invenzione è rivolta alle donne, e punta a previnire e monitorare il cancro della cervice uterina, causato dal papilloma virus, HPV.

 

Il tumore alla cervice uterina è il quarto cancro al mondo per frequenza con 34.000 nuovi casi e 1.000 decessi l’anno, colpendo donne tra i 15 e 50 anni. Solo una donna su duecento, dopo essere stata diagnosticata positiva al virus, sviluppa il cancro e il periodo di sviluppo del tumore può essere anche di venti anni. In questo caso, la prevenzione e il monitoraggio sono fondamentali, ma i tipici test sono invasivi, con lunghi tempi d’attesa e richiedono un medico altamente specializzato per formulare la diagnosi. Bruna e Rudy, dopo cinque anni di ricerca, stanno realizzando un dispositivo che permette di eseguire un test fai da te, economico e con un risultato immediato. Si tratta di un dispositivo che potrebbe ridurre i costi della sanità e ottenere un’efficienza maggiore, includendo l’accessibilità alla prevenzione a tutte le donne, soprattutto a quelle donne che vivono nei paesi più poveri e per quelle che seguono una religione che non le permette di farsi visitare.

 

L’obiettivo è anche quello di di dare lavoro ad altri biologi molecolari che non hanno molte possibilità di trovare lavoro in Italia. In Friuli Venezia Giulia è ancora più difficile, essendo una delle aree in Europa con la maggior sproporzione di addetti alla ricerca e sviluppo in rapporto agli abitanti.

 

Come ha detto il fondatore di Amazon, Jeff Bezos, è facile avere delle idee imprenditoriali, quello che è difficile è l’esecuzione. Infatti, per rafforzare lo sviluppo dell’idea, Rudy e Bruna sono riusciti a trovare un partner, Copernico, società di consulenza in campo di investimenti finanziari, che ha reso possibile la realizzazione del loro progetto.

 

 

Horus technology

 

E’ nata a Genova nel luglio del 2014. Fermato per strada da un non-vedente che gli chiedeva informazioni, Saverio Murgia, un bioingegnere, si è reso conto delle difficoltà che hanno gli ipovedenti a portare a termine semplici gesti di vita quotidiana.
Horus è un dispositivo che funge da assistente a persone cieche o ipovedenti assorbendo le informazioni necessarie nell’ambiente e trasmettendole in messaggi sonori tramite conduzione ossea. In questo modo non viene limitato l’udito della persona, il senso a cui maggiormente si affidano ciechi e ipovedenti, e le informazioni vengono “sentite” solo dall’utente, garantendo la sua privacy. Horus usa due nuove tecnologie, computer vision e machine learning. E’ capace di leggere testi, riconoscere gli oggetti, rilevare segnali stradali e strisce pedonali, riconoscere volti e descrivere i tratti somatici di una persona. L’interazione avviene con comandi vocali, pulsanti o per semplici azioni. L’utente può chiedere di compiere un’azione particolare, come ad esempio l’apprendimento di un nuovo oggetto o di un volto. Il dispositivo stesso comprende le azioni di una persona e si comporta di conseguenza.

 

Al momento Horus è ancora in fase di sviluppo, ne sono stati realizzati dei prototipi, e alcune persone non vedenti li stanno sperimentando per aiutare a migliorare il prodotto.

 

 

Relazione paziente-dottore/trend (Doctor community)

 

Nell’èra del social network, non potevano non mancare le start-up che cercano di creare community di dottori, in modo da poterli riunire e consentire al paziente di poter scegliere lo specialista che preferisce. Dottori.it è nato proprio per offrire una piattaforma di prenotazione online in tempo reale per evitare i buchi nell’agenda del medico. Recentemente Dottori.it ha acquisito una start-up, MedicoFacile.it, un’altra piattaforma che permette all’utente di scegliere lo specialista in base alla sua storia professionale e offre ai pazienti la possibilità di raccontare la propria esperienza, raccomandando il medico ad altri.
Un’altra start-up, ScegliereSalute, dalla Puglia, offre un servizio molto simile, consente all’utente di individuare la migliore struttura ospedaliera, ma anche medici specialisti e professionisti sanitari. L’utente, creando un profilo, può raccontare la propria esperienza e aiutare in questo modo la valutazione delle figure sanitarie e delle strutture ospedaliere.

 

L’ultimo passo per avvicinare sempre di più il paziente e il medico sarà la telemedicina, un futuro che non sembra poi così lontano con la creazione di ARKiMED.

 

 

ARKiMED

 

Far viaggiare i dati e non i pazienti, è lo slogan perfetto per questa start-up.

 

L’idea di ARKiMED viene da Franco Battaglia, specialista oculista presso gli ambulatori dell’Azienda sanitaria di Siracusa e professore di Informatica in Oftalmologia all’Università di Catania. Battaglia ha notato che i paziente solitamente vengono valutati in maniera scollegata tra vari ambulatori, rendendo così molto difficile il raggiungimento di una diagnosi e rallentando la velocità di consultazione e decisione del trattamento, che spesso si rivela essenziale. Lo scopo di ARKiMED è, infatti, acquisire e condividere dati, immagini ed esami in tempo reale con un qualsiasi medico nazionale e internazionale.

 

ARKiMED è nato come software che si interfaccia con gli strumenti di lavoro del medico oftalmologico, permettendo di acquisire dati e immagini cliniche del paziente per ottenere una più rapida e obiettiva diagnosi e poterla condividere con altri medici nel mondo. In questo modo, il paziente potrà godere subito del parere di un altro specialista senza i disagi di prenotazione o di viaggio per recarsi di persona.

 

L’idea di ARKiMED nasce già nel 1986 dalla collaborazione con aziende farmaceutiche e produttrici di strumentazione clinica e diagnostica di rilievo internazionale. Il professore ha dovuto percorrere un lungo percorso prima di poter dar vita alla sua impresa. Un ostacolo su tutti è stato quello di non riuscire a trovare un imprenditore che affiancasse lo sviluppo del progetto. Nonostante la difficoltà, Battaglia ha voluto lo stesso che la sede rimanesse a Siracusa, per dare un contributo al sud d’Italia e creare lavoro. Al nord, invece, ha trovato un socio, Renzo Ferrara, responsabile della parte commerciale.

 

Entro il 2016 si avranno le prime installazioni: si comincerà con le strutture private, e poi arriveranno anche negli ospedali. Il vantaggio di ARKiMED è che può essere sviluppato passo a passo, da una semplice unità minimale fino alla più complessa e automatizzata rete diagnostica, non ci sono limiti di edificazione. Ogni struttura potrà essere creata secondo le specifiche esigenze e risorse finanziarie. Un altro vantaggio è che i prodotti possono interessare tutte le branchie della medicina per consentire scambi in telematica tramite smartphone e tablet collegati ai vari strumenti diagnostici. Per ora, ARKISTATION, la navicella su cui vengono montati gli strumenti, è pronta. La produce in Veneto la ditta Arredo designer, manca ancora la finitura del portale web.

 

Attualmente, ARKiMED è alla ricerca di investitori per espandere i propri prodotti. Il 70 per cento degli accessi al proprio sito web provengono dagli Stati Uniti, il 15 per cento dall’Asia e l’altro 15 per cento dall’Europa.

 

 

OvAge

 

Un’altra start-up dal sud di Italia, precisamente da Catanzaro, è OvAge che si pone l’obiettivo di verificare l’età ovarica di una paziente, sia per stimare il potenziale riproduttivo sia per calcolare la distanza dalla menopausa, supportarne l’analisi e la successiva cura dell’infertilità.

 

Inizialmente il progetto è nato dal Prof. Fulvio Zullo, direttore della Scuola di specializzazione in Ginecologia e Ostetricia presso l’Università degli studi Magna Graecia di Catanzaro, come lavoro di ricerca sulla riserva ovarica, successivamente si è evoluto in un software grazie alla collaborazione del Prof. Mario Cannataro, del corso di Ingegneria informatica e biomedica e responsabile del Laboratorio di Bioinformatica presso l’Università Magna Graecia.

 

In Italia sono 60 mila le coppie che si rivolgono agli specialisti per problemi di infertilità e il 40 per cento di esse avvierà procedure di stimolazione ovarica con un costo per ogni coppia di 15 mila euro all’anno. Sono, invece, 120 mila isterectomie effettuate ogni anno in Italia per una spesa complessiva a carico del Servizio Nazionale di 480 milioni di euro.

 

Fornendo un dato oggettivo, un numero esatto dell’età ovarica potrebbe risparmiare alle pazienti interventi chirurgici inutili, farmaci costosi e soprattutto ritardi nei tempestivi trattamenti.

 

 

 Silk Biomaterials

 

Silk Biomaterials è una start-up nata a luglio del 2014 da Antonio Alessandro, Gabriele Grecchi, Lorenzo Sala e Giuliano Freddi. Rientra nel 6 per cento del totale delle start-up in campo medico che usa le nanotecnologie e l’ingegneria dei materiali di Assobiomedica. Il materiale al centro di questa innovazione tecnologica è una proteina fibrosa che viene prodotta dai bacchi da seta, la fibroina della seta, che ha caratteristiche molto particolari. Stimola la rigenerazione dei tessuti organici. Quando viene impiantata, la fibroina attira su di sé le cellule che vanno a colonizzare la protesi di seta, facendo nascere in questo modo un nuovo tessuto. Avviene un processo di autorigenerazione senza prodotti nocivi per l’organismo e senza la probabilità di rigetto. L’organismo riconosce la seta come un tessuto con le sue stesse caratteristiche.

 

Le applicazioni in campo medico su cui per ora Silk Biomaterials si sta concentrando sono: la rigenerazione dei vasi sanguigni, la ricostituzione dei nervi e la somministrazione di alcuni particolari farmaci, soprattutto quelli in campo oncologico. Infine, si sta lavorando anche per un’applicazione per la stampa 3D.

 

La 3D bioprinting, che come inchiostro ha cellule umane, è una delle soluzioni per la creazione di protesi a più alto livello di personalizzazione per i pazienti e con le minori probabilità di rigetto dell’organo. A dicembre del 2014 è stato eseguito il primo trapianto al mondo di cranio a una ragazza di 23 anni usando la stampante 3D per creare la protesi in plastica. Il cranio creato in questo modo è preciso e accurato, dato che grazie alla tecnologia utilizzata combacia perfettamente con l’anatomia del paziente. Per ora il grande ostacolo di questa innovazione è riprodurre gli organi interni, poiché sono formati da diverse cellule e perché è molto difficile ricostruire i vasi sanguigni. In America, la start-up Organovo ha messo a punto per ora un primo prototipo di fegato di 4 millimetri di diametro.

 

Silk Biomaterials potrebbe risolvere questo problema. E’ stato osservato che la fibroina della seta stimola processi di vascolarizzazione. Negli esperimenti fatti su vasi sanguigni, si è rilevato, all’interno del vaso ricostituito, la presenza dei vasa vasorum, vasi che portano nutrimenti al vaso stesso, evidenziando la perfetta autorigenerazione e vascolarizzazione della protesi.

 

Per ora il prototipo è sviluppato e il brevetto depositato, per il futuro, invece, si prospetta la validazione pre-clinica e quella clinica. Un lungo viaggio.

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