Come crearsi l'auto che si guida da sola nel proprio garage

George Hotz ha realizzato da solo un sistema di guida autonoma che funziona che sfida colossi come Tesla, Google, Apple e Ford. Prima è stato il primo a hackerare un iPhone e una Playstation 3. Ecco come c'è riuscito a insegnare a una vettura a guidare e perché è arrivato alla conclusione che per farlo in città bisogna "eliminare" l'imprevedibilità umana.

Come crearsi l'auto che si guida da sola nel proprio garage

In principio fu Tesla, poi arrivò Google, Apple, ora l'annuncio di Ford. E non solo. Perché altre case automobilistiche stanno studiando, tentando, azzardando progetti per arrivare al futuro: l'auto che si guida da sola, che ti porta a destinazione senza importi l'obbligo di avere le mani sul volante, la concentrazione su strada, pedoni, biciclette e quant'altro.

 

Futuro prossimo, anzi presente. Perché Tesla ha già messo in commercio la versione 7.0 del suo modello S, la Google car è già alla prova su strada e la Ford da domani potrà condurre sulle vie californiane i test sulla sua tecnologia di guida autonoma.

 

A questi colossi si aggiunge un autodidatta, uno che il sistema senza guidatore a bordo se lo è studiato, progettato e realizzato da solo, senza il supporto di ingegneri specializzati nel proprio garage.

 

Colui che ha sfidato i grandi marchi dell'automobile è un ragazzo di 26 anni, di professione programmatore pro domo sua, hacker per passatempo. Si chiama George Hotz. E nome e cognome bastano per capire chi è: il primo, nel 2007, a craccare un IPhone, ossia a permettere a chiunque di utilizzare lo smartphone con reti diverse da AT&T – al tempo l'unico gestore telefonico americano a permettere l'utilizzo di questo telefono –; il primo, nel 2009, a entrare all'interno del sistema di protezione della Playstation 3, acquisirne i permessi di scrittura e memoria e aggiornare la sua console creando un nuovo sistema operativo che potesse registrare e replicare qualsiasi gioco senza acquistarlo; il primo a violare il browser Chrome di Google.

 

Ora Hotz ha deciso di superare Elon Musk, il ceo di Tesla e suo modello. E lo ha fatto a casa sua, con un progetto autonomo, senza hackerare nessuno, senza rubare informazioni e progetti. Lo ha fatto realizzando un software per la guida autonoma che rielabora la realtà esterna e adatta accelerazione e frenata alle variabili provenienti dal movimento delle altre auto, dalle caratteristiche della strada, dalla composizione del terreno; ossia analizzando tutte quelle variabili che noi solitamente demandiamo alla vista e all'esperienza di guida.

 

Nemmeno un anno di lavoro per trasformare una normalissima Acura ILX, il marchio usato dalla Honda per i modelli lusso della sua produzione per il mercato nordamericano, in un gioiellino tecnologico a bassissimo costo, composto da alcuni sensori di rilevamento della posizione sui quattro lati del telaio, un sistema radar a laser piazzato sul tettuccio e una macchina fotografica montata sullo specchietto retrovisore; oltre a uno schermo da 21 pollici e un processore che è praticamente il cervello di tutto.

 

[**Video_box_2**]Ha presentato il suo progetto a Ashlee Vance, columnist economico di Bloomberg ed esperto di tecnologia, il primo a elevare Elon Musk da semplice visionario a rivoluzionario tecnologico, che dopo lo scetticismo iniziale si è dovuto ricredere.

 

Perché l'Acura di Hotz funziona e funziona bene nonostante i componenti utilizzati siano stati tutti presi dal mercato low cost e il sistema di rilevamento laser, da lui progettato e reso preciso al millimetro sia molto più economico di quello dei suoi "competitor" internazionali che, al momento, forniscono materiale a tutte le grosse aziende automobilistiche che si stanno prodigando nella ricerca del sistema più efficace di autoguida.

 

Hotz ha creato un sistema di intelligenza artificiale capace di acquisire informazioni dal comportamento del guidatore, dalle altre auto, dalla conformazione delle strade e a rielaborare il tutto per migliorare continuamente l'efficacia del mezzo. Funziona in pratica come il nostro cervello alle prese con l'esperienza dell'imparare a guidare un auto: impariamo acquisendo nuove informazioni da esperienze passate e ragionamenti teorici che applichiamo alle varie circostanze che ci capitano nell'abitacolo. L'Acura "impara dal comportamento degli altri guidatori, dalle loro mosse in situazioni specifiche e ne replica la condotta perfezionandola in base allo specifico contesto di guida".

 



 

Un risultato ottenuto con un comunissimo sistema operativo Linux e un programma da lui realizzato per l'elaborazione dinamica dei dati ambientali. Un sistema che potrebbe permettere a qualunque macchina di imparare a guidare da sola e a gestire gli imprevisti permettendo a tutti di "andare a lavorare smettendo di preoccuparsi del viaggio, del volante e di quello che accade attorno".

 

Potrebbe. Perché c'è un problema tra il sistema computazionale e la sua effettiva efficacia: l'uomo. "La mia auto è stabile e perfetta per il viaggiare in autostrada e su a percorrenza veloce". Adattarla alle nostre città è altra cosa. "Funziona, potrebbe funzionare, ma le variabili in gioco aumentano. E soprattutto c'è una variabile che ancora nessun calcolatore è riuscito ad arginare. L'uomo alla guida".

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