Crearsi un reality show personale. L'adolescenza ai tempi di YouNow

Telecamera in posizione selfie, si interagisce con i seguaci, che possono commentare in tempo reale il video di ciascun utente e, da qualche mese a questa parte, inviargli regali virtuali che si comprano con la carta di credito, o gadget con cui impreziosire i propri messaggi in modo da renderli più visibili. Un fatturato di 1,5 milioni di dollari al mese.
Crearsi un reality show personale. L'adolescenza ai tempi di YouNow

Visetto di uno tra tanti, caucasico, parure di brufoletti: Zach Clayton sarebbe un quindicenne normale, se non fosse che ha già una carriera, consolidata in tempi da social media, cioè da record, e "cominciata cliccando". 117mila follower su Twitter e 510mila su YouNow, l'app che grazie a lui è balzata da 10 a 100milioni di visite al mese. Zach non ha nessun talento canonico (non sa cantare, recitare, cucinare e nemmeno scolpire la Nike di Samotracia nella sabbia in 2 minuti e mezzo, insomma nulla che possa farlo salire sul palco di un talent show), eppure, incredibilmente, miete consensi, è un influencer, come si dice oggi di quelli che hanno un pubblico a diversi zeri sui social network. Era un ragazzino svogliato a scuola e bravino sul campo di calcio, quando, nel 2014, ha scaricato YouNow ed ha preso a usarla, filmandosi nella sua stanzetta e parlando del più e del meno.

 

YouNow funziona così: telecamera in posizione selfie e via con il reality show di se stessi. Si interagisce con i seguaci (avremmo mai detto che da villici del villaggio globale, saremmo finiti col diventare seguaci di sette globali?), che possono commentare in tempo reale il video di ciascun utente e, da qualche mese a questa parte, inviargli regali virtuali (i cuoricini vanno per la maggiore) che si comprano con la carta di credito, o gadget con cui impreziosire i propri messaggi in modo da renderli più visibili: più il personaggio che si segue e commenta è popolare, meno tempo di visualizzazione ha ciascun messaggio, quindi è necessario renderlo particolarmente attraente, se si vuole ambire a un'interazione. Una mossa astuta con cui Adi Sideman, il fondatore di questa specie di Periscope per adolescenti, incubo di genitori e megafono delle angosce sul futuro di Michele Serra, arriva a fatturare 1,5 milioni di dollari al mese e, da ottobre, si è anche aggiudicato un finanziamento di altri 15 milioni di dollari, stanziati da imprenditori che sanno come capitalizzare la scoperta dell'acqua calda del millennio, ovvero che dove c'è adolescente, c'è guadagno.

 

Zach fa anche parte dei "5quad", i cinque vip di YouNow che se non fosse che non siamo negli anni Novanta e soprattutto che non sanno cantare, definiremmo boyband, con cui svetta nel mondo virtuale e conquista il cuore di un sacco di ragazzine che, per lui e loro, si sciolgono, dannano e appassionano (il 56 per cento degli utenti dell’app è fatto di femminucce, il 74 per cento del totale ha meno di 24 anni) e dicono cose come "vi amo", "mi avete salvato la vita".

 

Un successo che giustifica la presenza di un manager, Herbert Dooney, che di questi cinque ragazzini ha detto "possono fare tutto: potrebbero anche pubblicare un disco senza cantare e la gente lo comprerebbe in massa", aggiungendo che non sa spiegarsi neppure il perché.

 

Sul transatlantico del successo di Zach, oltre al mr Dooney, che si gode il vento in poppa senza capire da dove arrivi ma accontentandosi del fatto che profuma di soldi, c'è anche la di lui madre, mrs Apryll Priest, che non vuole rivelare quanto guadagni il suo bambino, ma dev'essere di certo tanto, visto che ha raccontato lei stessa che, superate le paure iniziali di ogni genitore che scopre la propria prole in mondovisione su un social network, adesso ricorda ogni giorno al povero Zach che il suo è un lavoro e che ha un dovere verso i suoi fan, cioè tener loro compagnia quando si aspettano di trovarlo (praticamente sempre) e che sia una compagnia felice. "I 5quad sono sempre contenti", ha detto una loro fam (YouNow non è solo una community, ma una famiglia, per questo i fan si chiamano fam).

 

Stando ai calcoli del fondatore Sideman, una star di YouNow arriva a guadagnare fino a 50mila dollari all'anno. Per farlo deve, se non capire, almeno cavalcare l'algoritmo della popolarità social e avere ottime doti di ubiquità (essere su Twitter, Instagram, Snapchat, Facebook, sempre e contemporaneamente, altrimenti son dolori: i fam non sono mica fedeli come i fan, tendono a dimenticarti al secondo giorno di assenza dalla loro newsfeed).

 

Hollywood, che a differenza di molti altri colossi nati in tempi analogici, non aspetta la resurrezione dei morti, ma si nutre dei vivi più vivi degli altri, ha già allungato l'occhio su questi piccoli agnellini e si chiede, viste le loro doti così inafferrabili, come sfruttarli meglio. Di certo, rientrano già nei piani di marketing futuri perché hanno quello che tutti vorrebbero: una robustissima cerchia di sostenitori, seguaci, pronti a eseguire qualunque cosa essi dicano (chissà se sarebbero in grado di far comprare anche un libro senza figure, i piccoli editori italiani prendano contatto, non si sa mai). Lo scorso anno, la rivista Variety condusse un sondaggio tra 1.500 adolescenti americani, chiedendo loro di indicare il livello di popolarità e influenza di star hollywoodiane e social media: ne venne fuori una top five dove 5 su 5 erano star di YouTube.

 

È una transizione che determinerà uno scontro con esclusione di mondi, come quando il sonoro uccise il cinema muto? Avremo un altro "Viale del Tramonto"? Per ora, forse, dovrebbe farci riflettere che, per esigenze di marketing, si riesce a sfruttare chiunque, persino chi non ha nulla da dire, essendo tanto giovane da dover ancora imparare a farlo.

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