C’è chi prova a rivoluzionare la mobilità applicando la sharing economy alla bici. Funziona

AirDonkey, è un servizio di bike sharing senza postazioni fisse, ossia il motivo principale che ha fatto sì che questo sistema di condivisione non sfondasse davvero, e senza tessere nominali e comunali/provinciali/regionali da fare.
C’è chi prova a rivoluzionare la mobilità applicando la sharing economy alla bici. Funziona

L’idea è quella di rivoluzionare il concetto di mobilità. Nulla di nuovo. Lo stesso desiderio che unisce Uber e Car2go, l’idea alla base della sharing economy applicata alla mobilità. Cambiare modi di utilizzo di mezzi già esistenti, mutare i parametri attorno ai quali siamo abituati a riflettere il concetto stesso di muoversi. La novità è il mezzo e il modo: non l’auto ma la bici, non lo stato (comune, provincia o regione che sia), ma i privati, o meglio, chiunque abbia una bicicletta da mettere a disposizione. Si chiama AirDonkey, è un servizio di bike sharing senza postazioni fisse, ossia il motivo principale che ha fatto sì che questo sistema di condivisione non sfondasse davvero, e senza tessere nominali e comunali/provinciali/regionali da fare. AirDonkey è danese, è stata finanziata su Kickstarter con centomila euro e ha preso piede a Copenaghen e provincia, a breve raggiungerà tutto il territorio della Danimarca e punta a sorvolare il Mare del nord per raggiungere Londra e l’Inghilterra (dato che proprio nella capitale inglese sembrano essere arrivate delle richieste di esportazione del marchio e della tecnologia).

 

Alla base della start up c’è l’idea di permettere l’interscambio, sia esso solo per poche ore, giornaliero, oppure settimanale di una bici tramite un’app. Su di una mappa viene segnata la posizione dei mezzi disponibili e cliccando su queste viene data la disponibilità di utilizzo: viaggio breve, noleggio giornaliero oppure per più giorni. Il funzionamento è lo stesso di Car2go, ma al contrario del servizio offerto dalla moovel GmbH non è controllata da una casa di produzione, la Daimler in questo caso, ma da qualunque privato abbia voglia di mettere a disposizione una bicicletta. Il funzionamento è semplice. Chi vuole fornire un mezzo di trasporto si iscrive al portale, acquista il kit di AirDonkey, consistente in un lucchetto da fissare al telaio (dotato di un chip gps e di un sistema di sbloccaggio tramite l’app) e alcuni adesivi per far riconoscere la bici (costo 80 euro circa), fornisce foto e caratteristiche tecniche, la lega a un palo. Basta. Il resto lo fa la app. I clienti la potranno prendere e utilizzarla a loro piacimento muovendosi liberamente per la città, lasciandola ovunque vogliano (nel raggio di validità del servizio). A ogni noleggio AirDonkey verserà una quota al proprietario del mezzo. Il sistema d’utilizzo e le caratteristiche del servizio sono pensate anche per dare la possibilità alle attività commerciali di mettere a disposizione parte del loro parco bici. Il bacino di possibili fruitori di questo servizio, secondo i dati di uno studio congiunto di Svezia, Norvegia e Danimarca, sarebbe di almeno 550 mila persone all’anno nella regione scandinava, tra pendolari, avventori occasionali lavorativi e turisti.

 

Se AirDonkey punta a diventare il Car2go del bike sharing, oltreoceano, in America, Spinlister è diventato l’Airbnb delle biciclette. Sempre di condivisione di mezzi a pedale si tratta, a cambiare è il metodo di fruizione. Nessuna mappa con puntini illuminati a contraddistinguere le bici utilizzabili, ma una lista di bici da poter noleggiare, con tanto di zona e caratteristiche tecniche tra cui scegliere. Questa start up nata del 2012 in California si è estesa in gran parte del territorio statunitense e ha conquistato anche il Canada. L’app mette in collegamento chi ha bici da affittare con chi è interessato al noleggio, sia esso giornaliero oppure di lunga durata. Si tratta soprattutto di una fruizione turistica o di mezzi speciali, come cargo bike, biciclette reclinate, munite di seggiolini per bambini, oppure bici particolari buone per raduni o rievocazioni storiche. Il servizio garantisce sia a chi fornisce il mezzo, sia a chi ne usufruisce, il rispetto di un elevato standard qualitativo, pena l’esclusione dal sistema e il pagamento di una penale. Ed è un successo tanto che la domanda supera l’offerta in tutto il territorio coperto dalla start up: “E’ così difficile trovare una bici decente quando si visita una città che i nostri clienti sono disposti a pagare un prezzo più alto per trovarne una”, ha detto uno dei fondatori. “Noi mettiamo solo in comunicazione chi ha un mezzo perfettamente funzionante e chi ne desidera uno. Offriamo un’assicurazione totale a tutte le due parti e in tre anni di attività non abbiamo dovuto rimborsare nessuno”.

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