Per cambiare la scuola, Mark Zuckerberg tradisce lo spirito di Facebook

Il social network promuove la sperimentazione di un nuovo sistema di istruzione in cui tutti gli studenti possono imparare "secondo il loro ritmo". Ma è tutto il contrario di come funzionano le cose nell'azienda
Per cambiare la scuola, Mark Zuckerberg tradisce lo spirito di Facebook

Il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg (foto LaPresse)

Mark Zuckerberg ha avuto sempre un interesse specifico nei confronti del mondo dell’istruzione, e non solo perché il suo Facebook, social network che in questi giorni ha raggiunto il numero record di un miliardo di visitatori al giorno, è nato in un dormitorio di Harvard come modo per connettere gli studenti dell’Università. Zuckerberg ha l’istruzione tra i suoi obiettivi principali delle sue attività di filantropia, e nel 2010, per esempio, ha donato 100 milioni di dollari per un programma di aiuti alle scuole pubbliche di Newark (con risultati deludenti, ha scritto il New York Times). L’anno scorso, lui e sua moglie Priscilla hanno promesso altri 120 milioni per le scuole della zona di San Francisco.

 

L’ultimo progetto di Facebook per l’istruzione non ha a che vedere con la filantropia, ma è molto più vicino alle corde da rivoluzionario di Zuckerberg. Annunciato giovedì, e gestito finora da un piccolo team di ingegneri, è il modo di Facebook per cambiare il mondo dell’insegnamento, un software per trasformare la didattica e riorientare le vite degli insegnanti e degli studenti delle scuole primarie e secondarie. Per ora il software è attivo solo in un network di charter school di San Francisco, finanziate dal pubblico ma gestite dal privato, le Summit Public Schools, ma Facebook prevede di distribuirlo gratuitamente dopo un periodo di prova. Si tratta di un sistema per gestire il tempo, gli strumenti della didattica, la gestione delle materie, gli obiettivi a lungo termine e la motivazione dello studente, fino a creare una piano di apprendimento personalizzato per ogni alunno ("personalized learning plan”, Plp). L’obiettivo principale, si legge nel post di presentazione del progetto, è di personalizzare l’esperienza della scuola in modo che ogni studente possa apprendere “secondo il proprio ritmo” e in cui, aggiunge The Verge, “gli insegnanti sono più delle guide che dei professori”.

 

L’idea dell’apprendimento secondo il principio di “ognuno al proprio ritmo” è applaudita da molti pedagoghi, e il suo scopo è quello di evitare i tassi ancora troppo elevati di abbandono scolastico. Lezioni e test personalizzati per aiutare chi non ce la fa sono una benedizione per molti insegnanti, ma dentro a Facebook, e nel mondo da cui proviene Mark Zuckerberg, questa solidarietà didattica è peculiarmente estranea.

 

[**Video_box_2**]Facebook nasce da nottate passate in bianco davanti al computer, da gare sfrenate di coding in cui solo i più dotati ottengono il diritto di entrare nel team, da concorrenza belluina, da pratiche scorrette (e decisamente poco scolastiche: chi ha visto il film “The social network” ricorda che una delle primissime versioni di Facebook era un sistema per valutare le ragazze più carine del campus). Facebook si basa sul genio, sulla tenacia, sullo studio. Ma anche sul principio per cui il più debole deve essere lasciato indietro, e questo è un elemento comune in tutta la Silicon Valley, dove c’è perfino chi ne ha fatto un principio programmatico (si veda la disruption sistematica di Uber) o chi, come Amazon, spreme i suoi dipendenti fino a provocare un turnover elevatissimo.

 

Certo, non si può paragonare le necessità di ragazzi che vanno a scuola a quelle di dipendenti di aziende che hanno l’ambizione di cambiare il mondo. Ma la differenza tra la solidarietà promossa nelle iniziative scolastiche di Zuckerberg e la cultura dell’azienda madre (e dell’intero mondo del tech americano) è abissale. E mostra come quella annunciata giovedì, nonostante gli annunci magniloquenti, in fondo sia solo un’altra operazione filantropica.

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