La mappa del tesoro

Prima di conquistare il mondo la Silicon Valley ha bisogno di disegnarlo. L’acquisto di Here
La mappa del tesoro

Una mappa del servizio "Here"

Roma. Pensavamo che la corsa epica per disegnare il mondo, per scoprire nuove isole e rappresentarle sulla mappa, fosse finita da un secolo buono, con l’età degli esploratori ottocenteschi, che non avesse nulla a che vedere con l’èra digitale in cui siamo immersi. Parlare di mappe e cartine sa di conquistador spagnolo, di gallette salate e di epoche lontane. Ma mercoledì i media, tra cui l’Economist, hanno dichiarato l’inizio di una nuova guerra cartografica, dopo che tre case automobilistiche tedesche, Audi, Bmw e Daimler, hanno comprato per 2,5 miliardi di euro Here, un servizio di mappe digitali sviluppato da Nokia, e iniziato la battaglia per chi dominerà la cartografia sui nostri smartphone, o sui cruscotti delle nostre auto.

 

Forse è anche grazie alla nostra lunga storia di esplorazioni che quello delle mappe digitali è un business molto europeo. Oltre a Here, prima della finlandese Nokia e adesso proprietà del consorzio automobilistico tedesco, il mercato è dominato dall’americana Google e da un’altra compagnia europea, l’olandese TomTom, che fornisce i dati e il know how anche per le mappe di Apple. C’è molta attenzione intorno a chi domina le mappe, che nonostante la disattenzione dei futuristi sono diventate uno degli aspetti fondamentali dell’èra digitale. Non c’è app per smartphone, non c’è servizio sul web che non usi un sistema di mappe, o quanto meno un meccanismo di localizzazione. Uber ha bisogno di mappe (usa quelle di Google, il ceo Travis Kalanick avrebbe voluto comprare Here e ora è molto nervoso perché non ha un servizio tutto suo), Facebook e Twitter hanno bisogno di sistemi cartografici, i siti di incontri romantici non sarebbero così efficaci se non potessero mostrare dove sta esattamente il prossimo amante. Per funzionare, i sistemi di intelligenza artificiale hanno bisogno di collocare gli utenti su una cartina, e così la Silicon Valley ha scoperto da tempo che per realizzare i suoi piani di conquista del mondo anzitutto ha bisogno di disegnarlo.

 

[**Video_box_2**]Il premio finale non sono soltanto le app per le indicazioni stradali, che pure si sono mostrate un business molto vantaggioso per chi, come Google, le ha sapute sfruttare, ma un obiettivo più ambizioso che è anche la ragione per cui le case automobilistiche tedesche si sono gettate nella guerra della cartografia. Le mappe servono per realizzare l’oggetto più futuristico del secolo, l’auto che si guida da sola, di cui Google ha già un prototipo funzionante (che va in strada e fa pure qualche incidente), e cui ambiscono Apple (che sta facendo incetta di ingegneri automobilistici, l’ultimo acquisto questa settimana è un manager di Fiat), Uber e un po’ tutte le case produttrici di auto. E visto che il cuore di una tecnologia tanto avanzata sta tutto nella vecchia cartografia, nel sapere riprodurre il terreno e posizionare tutti gli elementi, anche quelli non prevedibili come il traffico, chi ha la capacità di disegnare mappe digitali ne è estremamente geloso: se vuoi costruire l’automobile del futuro è da lì che devi passare, e se non hai un tuo patrimonio cartografico devi elemosinare le mappe degli altri e lasciare che scoprano i tuoi segreti. Dall’età dell’oro delle esplorazioni non è cambiato niente, anche allora gli avventurieri custodivano le mappe come tesori.

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