Come si fa a dire che l’Apple Watch non è la rivoluzione che si pensava?

Le recensioni del neonato di Cupertino sono uscite mercoledì tutte insieme, non appena gli arcigni guardiani della comunicazione di Apple hanno tolto l’embargo. E sono tiepide.
Come si fa a dire che l’Apple Watch non è la rivoluzione che si pensava?

Apple Watch

Roma. Rivoluzionerà il mondo della tecnologia – nel futuro. Ovviamente ne comprerò uno – tra un paio d’anni. Me ne sono innamorato perdutamente – ma dopo una settimana di fatiche. C’è un dramma che si sta consumando tra i recensori di gadget tecnologici, che non riescono ad amare l’oggetto che hanno desiderato furiosamente per mesi. In questi giorni sono arrivate nelle redazioni dei giornali americani i modelli di prova dell’Apple Watch, l’orologio intelligente e bellissimo di Cupertino, che è stato annunciato lo scorso anno e uscirà in America il 24 aprile. Le recensioni sono uscite mercoledì tutte insieme, non appena gli arcigni guardiani della comunicazione di Apple hanno tolto l’embargo, ogni giornale e ogni sito aveva il suo articolo con un giornalista di punta che provava l’orologio Apple, raccontava la sua esperienza, assaporava la rivoluzione.

 

I recensori erano tutti pronti, il peana su come l’Apple Watch avrebbe cambiato le nostre vite, su come Cupertino ci stava facendo entrare in una nuova èra tecnologica era già praticamente scritto – bastava prendere i vecchi canovacci sull’iPod, sull’iPhone, sull’iPad e ripetere a piacimento. La campagna pubblicitaria e di marketing per l’Apple Watch è stata fortissima nelle ultime settimane, Cupertino ha propiziato un articolo su Vogue per consacrare il suo Watch come oggetto di lusso, ha acconsentito a pubblicare sul New Yorker un’intervista monstre al designer Jony Ive, ha fatto entrare un reporter di Wired nei suoi laboratori per raccontare il lavoro ossessivo e fantastico di designer e ingegneri intorno al nuovo prodotto, e gli studi preparatori pubblicati in esclusiva sono così belli che dopo aver chiuso Wired il lettore corre sul sito di Apple per controllare se per caso le prevendite sono già iniziate. La gestione dei rapporti con la stampa è un’arte ad Apple, dentro all’azienda sanno come far salivare i giornalisti, come convincerli a ululare per l’eccitazione durante i keynote, e davanti all’Apple Watch i giornalisti sono arrivati salivanti ed eccitati. Hanno indossato l’ultima meraviglia, accarezzato lo schermo touch, girato la coroncina laterale che Apple giura di aver reinventato, e hanno aspettato che iniziasse la magia. Non è successo.

 

 

 

A leggere le recensioni dell’Apple Watch, si assiste al dramma del recensore che vuole disperatamente raccontare ai suoi lettori l’avvento di una nuova èra della tecnologia, non limitarsi al giudizio di un prodotto con pregi e difetti, che sente risuonare le altisonanti parole chiave del marketing di Cupertino (“nel rapporto tra uomo e la tecnologia si apre un capitolo nuovo”, “il nostro dispositivo più personale”, “un orologio di assoluta precisione”) e non le ritrova nel prodotto innovativo, ma ancora acerbo che si è allacciato al polso.

 

L’Apple Watch secondo i recensori è un po’ lento, ha un’interfaccia difficile da capire (“in una maniera strana per un prodotto Apple, il Watch non è adatto a chi non è esperto di tecnologia”, scrive il New York Times), le funzioni per lo sport sono basiche e a volte rudimentali, la batteria non ti lascia a terra durante la giornata ma va ricaricata tutte le notti, le applicazioni spesso non funzionano, i comandi vocali capiscono quello che si dice una volta sì e una no. Le critiche sono abbastanza da mettere insieme una mezza stroncatura, e se non fosse entrata in gioco la gigantesca allure di Apple, e la fiducia smisurata che tutti riponiamo nelle capacità di innovazione della compagnia, l’Apple Watch sarebbe stato definito un prodotto acerbo e non, come invece è successo, un prodotto che mostra “enormi potenzialità”.

 

Perché è vero, le potenzialità ci sono, Apple ha messo in pratica un sacco di idee meravigliose e il suo Watch, perfino allo stato attuale, sbaraglia la concorrenza. Anche i difetti riscontrati dai recensori sono problemi di giovinezza, era successo lo stesso con il primo iPhone, che mostrava potenzialità grandi (le ha dimostrate tutte) ma aveva molti problemi. Allora però era il 2007, e Apple non era ancora la macchina delle meraviglie che è oggi, da cui tutti si aspettano la perfezione. Recensire un prodotto Apple è un rituale, e questa volta la cerimonia è andata male, e chi doveva declamare il verbo è rimasto deluso. Se tra qualche mese non avremo tutti un Apple Watch al polso, il miracolo sarà rimandato solo di qualche anno, con la seconda o la terza generazione. Nel frattempo, i recensori con il cuore spezzato consigliano di aspettare.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi