L'Italia di Ventura rischia di perdere il Mondiale. Per fortuna c'è il Subbuteo

La Federazione Italiana Sportiva Calcio Tavolo conta oltre 2000 atleti tesserati. Ai recenti mondiali Fistf di Parigi le nostre nazionali hanno conquisto otto titoli sui dodici in palio

L'Italia di Ventura rischia di perdere il Mondiale. Per fortuna c'è il Subbuteo

Un'immagine della Fistf World Cup che si è svolta a Parigi lo scorso settembre (foto sito www.italiasubbuteo.it)

Prima raccomandazione per i neofiti: la schicchera non vale. Seconda raccomandazione: non è un gioco per bambini, o almeno non solo. Perché in realtà, come potrà confermare quasi ogni quarantenne cresciuto con la passione per il calcio, non è semplicemente un gioco e non ci giocano soltanto i bambini. È così da oltre 70 anni, da quando cioè l’ornitologo londinese Peter Adolph decise di brevettare e chiamare con il nome scientifico del falco lodaiolo il suo gioco riproduzione del calcio da giocarsi con le dita colpendo miniature di calciatori montate su una base semisferica. All’ufficio brevetti la richiesta di chiamarlo “Hobby” venne respinta, ma il secondo modulo con la dicitura “Subbuteo” fu approvato dando inizio così ad una storia che dalla prima fortunata inserzione commerciale sulla rivista The Boy’s Own Paper è arrivata fin dentro le case di tre generazioni di adolescenti. Italia compresa, dove il Subbuteo è comparso due decenni più tardi diventando gioco di culto fra gli anni 70 e 90 grazie all’importatore genovese, nonché ex calciatore e uno socio fondatore della Sampdoria, Edilio Parodi. E ancora oggi, ci sono gli eredi ovviamente, la Parodi continua a vendere squadre e accessori usando però il marchio “Zeugo” visto che i diritti del nome Subbuteo sono stati comprati nel 1994 dall’americana Hasbro.

 

Perché il tempo passa e le cose cambiano, si evolvono. Così il Subbuteo è diventato Calcio da Tavolo, sono mutati i regolamenti e i materiali di gioco. Dalle basi semisferiche si è passati a quelle piatte e i tornei organizzati un tempo da Emidio Parodi sono diventati una cosa terribilmente seria con 90 squadre registrate in tutta Italia, campionati di serie A, B e C e circa 2000 giocatori tesserati. Tutti sotto l’ombrello della Fisct, la Federazione Italiana Sportiva Calcio Tavolo, che organizza l’attività e supervisiona i tornei, anche quelli “tradizionali” in cui si gioca con le regole e i materiali dell’intramontabile Subbuteo. “Inizialmente tutta l’associativa era gestita dall’azienda importatrice che organizzava tornei e investiva molto nell’associazione essenzialmente per fini promozionali – spiega il presidente Fisct Maurizio Cuzzocrea – negli anni il movimento è cresciuto e si è reso autonomo dal marchio “Subbuteo”, al punto che oggi la federazione è diventato il contenitore che tiene insieme tutti coloro che giocano al calcio in miniatura”. Una federazione che punta decisamente in alto visto che ha iniziato il percorso per chiedere l’affiliazione al Coni e il riconoscimento del calcio da tavolo come disciplina sportiva e nel frattempo si occupa di organizzare i Campionati italiani individuali e a squadre, la Coppa Italia, la Supercoppa Italiana (tanto a livello assoluto quanto a livello giovanile e femminile) e il Fisct tour, il circuito con tappe organizzate settimanalmente nelle varie città italiane dai club associati.

 

Nel frattempo, semmai l’Italia del calcio “vero” non dovesse guadagnarsi l’ultimo posto utile per i mondiali di Russia 2018, un modo per consolarsi almeno c’è. Anzi, ce ne sono otto, tanti quanti i titoli iridati (dodici quelli in palio) che gli azzurri hanno vinto il 2 e 3 settembre scorso a Parigi nei mondiali di calcio da tavolo agli ordini del commissario tecnico Paolo Finardi. Vittorie a squadre nelle categorie Open, Veteran, Under 19, Under 15 3 Under 12. Rigori fatali per le donne, battute in finale dal Belgio, e titoli individuali in tutte e tre le categorie giovanili. Un trionfo, insomma, festeggiato anche dal ministro dello Sport Luca Lotti che nei giorni scorsi ha ricevuto i vertici della Federazione.

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