Lionel Messi (Foto LaPresse)

E se il Barça (indipendente) non potesse giocare in Champions?

Francesco Caremani

Dalle liti sui diritti televisivi all'esclusione dalle coppe europee, fino alla creazione di una nuova nazionale. Ecco gli scenari possibili di un'eventuale secessione della Catalogna

Lo scontro politico tra stato centrale spagnolo e comunità autonoma catalana ha raggiunto picchi che erano impensabili solo alcuni anni fa, e che negli isterismi collettivi di oggi ricordano da vicino l’attrito che nacque da subito tra la dittatura franchista e la Catalogna. La regione, infatti, dal 1903 aveva una propria competizione chiamata Campionat de Catalunya, prima che nascesse la Liga (1929), competizione che Franco interruppe nel ’40 sostituendola con la Copa del Generalisimo, che, a sua volta, si è accavallata con la Copa del Rey. Nel 1943 i blaugrana avevano vinto 3-0 l’andata contro il Real ma quando fu il momento di giocare il ritorno, secondo alcuni storici, il Barça ricevette un messaggio che ricordava la generosità del regime nell’aver ‘perdonato’ il patriottismo catalano. Il match terminò 11-1 per i madridisti: quel giorno nacque ciò che oggi conosciamo come el clasico del calcio europeo. Da allora il Real Madrid è stato considerato la squadra del regime, confondendolo forse con l’Atletico che era quella dell’esercito. Per questo, è lecito pensare, il Barcellona è da sempre strumento di propaganda politica oltre che sportiva, esponendosi più volte a favore dell’autonomia e rivendicando una ‘filosofia’ diversa dal resto dei club spagnoli. Ma dal punto di vista prettamente calcistico, cosa sarebbe la Liga senza il Barcellona e questo senza il futebol spagnolo? Football che deve molto del suo brand globale alla rivalità tra le due società più importanti, le quali rappresentano al tempo stesso i due blocchi principali della Nazionale, già campione d’Europa e del mondo.

 

La ‘fatwa’ del presidente della Liga Javier Tebas non lascia alcun dubbio: se la Catalogna dovesse diventare indipendente i club della regione rischierebbero di essere esclusi dalle competizioni spagnole; cancellando in un solo colpo il Barça (sempre presente nella massima divisione) e i suoi 71 trofei. Fatwa politica più che sportiva, perché a ben guardare le conseguenze ricadrebbero su tutti. La Liga, e i suoi diritti televisivi, poggiano molto sulle sfide tra Real e Barcellona, società che traggono i maggiori vantaggi economici da questo dualismo, alimentato ad arte dalla stampa di Madrid e da quella catalana. Tutto il mondo si ferma quando i due club s’incontrano e se non dovesse più accadere la Liga perderebbe molto del suo fascino internazionale con pesanti ricadute economiche, anche per le stesse merengues che difficilmente potrebbero continuare a giustificare, agli occhi degli altri club spagnoli, il quasi monopolio sui diritti televisivi (la maggior parte dei quali attualmente spartiti con i blaugrana).

 

Per le squadre catalane un campionato regionale sarebbe un ritorno al passato, senza alcuna possibilità di competere con il Barça. Vale per l’Espanyol e a maggior ragione per il Girona, il Gimnastic Tarragona e il Barcellona B, considerando l’attuale stagione delle prime due divisioni del campionato spagnolo. La Copa Catalunya (ex Campionat de Catalunya), nel frattempo, è rinata nell’84 con il nome di Copa Generalitat, ma senza il riconoscimento della federazione spagnola. La Catalogna, però, ha una propria federazione nata nel 1900 ma mai affiliata a Uefa e Fifa.

 

Ci sarebbe poi il capitolo Champions League, forse il più delicato, anche dal punto di vista economico. Una nuova federazione, una volta passato tutto il tempo per il riconoscimento prima e l’affiliazione poi, partirebbe con un ranking Uefa simile a quello di Kosovo, San Marino e Andorra, che occupano gli ultimi tre posti. Una sola squadra qualificata, la vincitrice del campionato, al primo turno preliminare che inizia a fine giugno, dovendo giocare otto partite ed eliminare quattro avversari per accedere ai gironi. Da capire se il ranking del Barcellona resterebbe lo stesso o verrebbe azzerato, oppure se in nome del business sarebbe assegnata una wild card ai blaugrana. Il Barcellona, di contro, potrebbe fare due squadre, una per il campionato catalano e una per la Champions, rafforzando la Masia e riuscendo a mantenere quell’appeal che l’ha trasformato in un marchio globale capace di produrre milioni solo con l’accesso al museo e la vendita delle magliette. Alla fine un Barcellona ci sarà sempre, ma la domanda è se continuerà a esistere quello che abbiamo conosciuto in questi ultimi vent’anni, con la sua forza sportiva ed economica, con i suoi valori e le sue ipocrisie, umane e finanziarie. Senza dimenticare che il Barça è una polisportiva nella quale brillano anche pallacanestro e calcio a 5.

 

Dal 1904 esiste una selezione catalana che ha giocato più di 200 amichevoli, misurandosi, tra le altre, con Brasile, Argentina, Cile, Jugoslavia, Nigeria e Francia. L’attuale Ct è Gerard Lopez, che nel 2005 ha vinto la Liga con il Barcellona. Formazione che potrebbe avere qualche chance di qualificazione a Europei e Mondiali, fermo restando che se le dovesse toccare in sorte la Spagna, entrambe potrebbero decidere di non giocare o di dare vita a uno di quei match duri, com’era nella tradizione spagnola degli anni Settanta e Ottanta. Selezione di cui hanno fatto parte giocatori del calibro di Samitier, per andare a ritroso un bel po’, piuttosto che Zamora, Kubala (che poi l’ha allenata), Pereda, Guardiola, Xavi, Bojan, Sergi Roberto e Jordi Alba. Il primo commissario tecnico fu l’inglese Raine Gibson, dal 2009 al 2013; poi sulla panchina catalana si è seduto addirittura Johan Cruijff. Probabilmente nessuno a Barcellona si occupa e preoccupa dei risvolti sportivi di un’eventuale indipendenza dalla Spagna, considerando altre le cose importanti, ma a leggere i giornali spagnoli e catalani è evidente che l’argomento non è così secondario come si potrebbe pensare. È chiaro che in questi casi c’è sempre un prezzo da pagare, quello dei blaugrana sarebbe alto ma voluto, dando vita a un domino che butterebbe giù molte pedine pure nel calcio spagnolo. Insomma, dal punto di vista sportivo perderebbero tutti qualcosa; d’altra parte, la storia lo dimostra, le sfide per l’indipendenza non sono mai a somma zero.