Wayne Rooney (foto LaPresse)

E' ora che Rooney smetta di giocare

Jack O'Malley

Un giocatore come l'ex attaccante del Manchester United non può perdere 3-0 con l’Atalanta. Lasci ora, prima di diventare alcolista

Non poteva che finire così, con due anni senza patente e cento ore di servizi sociali. Fa male vedere un pezzo di storia del calcio ridotto in quel modo, ma come biasimarlo. Wayne Rooney dovrebbe smettere di giocare a calcio oggi stesso: né Cina, né Stati Uniti, né Emirati o altre vaccate di simil-campionati all’estero, dove guadagnare troppo facendo solo tocchi di suola in sovrappeso. Al suo posto, io smetterei. O mi darei all’alcolismo. Cosa che Rooney ha fatto, facendosi beccare ubriaco un paio di settimane fa alla guida di un’auto, accompagnato da una sobria modella inglese, cosa che per la decima volta negli ultimi anni ha messo in discussione il suo matrimonio. Solo che questa volta non c’è più un Alex Ferguson su cui contare: l’ultima volta, l’ex manager del Manchester United si era preso in casa il suo attaccante migliore per proteggerlo dai media e da se stesso, facendolo tornare rinsavito dalla famiglia. Smetta subito, il povero Wayne, che domenica guardava impietrito la sua ex squadra – il Manchester United, appunto – fare a pezzi la sua nuova squadra – l’Everton, dove aveva iniziato ormai troppo tempo fa. Smetta subito, l’ex calvo Wayne: non basta lasciare la Nazionale, come ha saggiamente fatto, bisogna lasciare il calcio tout court. Lo sport che lo ha reso uno dei migliori della sua generazione è infingardo: non accetta operazioni nostalgia, né permette una vecchiaia comoda in patria, lapida profeti e dimentica gli eroi.

 

Il paradosso di Rooney è la sua età. A 32 anni la maggior parte dei giocatori moderni è nel pieno della carriera, ha davanti stagioni piene di possibilità. Da un paio di stagioni almeno Rooney è considerato vecchio, senza alcuna ragione. Ha pure cambiato ruolo, si è sacrificato, ha accettato tanta panchina con Mourinho allenatore, si è reso disponibile per qualsiasi ruolo in maniera commovente, diventando un esempio di abnegazione e serietà in campo, eppure per molti è un giocatore finito. Il ritorno a Liverpool, sponda blu, è stata una bella operazione di marketing, e all’inizio ci sono cascati in tanti, avversari compresi.

 

Lascia finché sei in tempo, Wayne. Ma chi te lo ha fatto fare di venire a perdere 3-0 contro l’Atalanta in Europa League, per di più al Mapei Stadium, l’impianto di una squadra che non esiste, il Sassuolo. Tu, che hai il record di gol in Nazionale e nel Manchester United, che hai vinto Champions League, campionati e coppe, perché devi scendere in campo contro una squadra che non ha lo stadio a norma per le competizioni europee e vedere Masiello segnare contro la tua squadra. Ci credo che poi bevi e ti fai i giri in macchina con le modelle.

 

Il 4-0 subìto dall’Everton all’Old Trafford domenica è stato il colpo di grazia definitivo. Rooney si è commosso per gli applausi dei suoi ex tifosi, ha giocato una partita arrembante e generosa, per dirla come la direbbe un cronista di Rai Sport a cui non hanno ancora, colpevolmente, ritirato la patente.

 

 

De Gea, il portiere dello United, ha dimostrato una volta di più che per Rooney è arrivato il momento di dire basta, e che le belle storie non bastano per vivere di gloria (a meno che tu non sia un romano che gioca nella Roma e si chiama Francesco, in quel caso puoi campare tranquillo altri 6-7 anni senza dover fare più nulla di significativo). Un giocatore che un paio di volte avrebbe potuto vincere il Pallone d’oro non può finire a fare la comparsa in una squadra che ne prende tre dall’Atalanta, né farsi ritirare la patente perché beccato a guidare alticcio, né farsi trovare in giro con una modella. O finisci a giocare in Cina, ti sbronzi ogni sera e organizzi orge quotidiane a casa tua, oppure smetti di giocare. Le cose si fanno bene o non si fanno. Nel caso di Rooney, meglio non farle più.

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