Sopralluogo nel vero paradiso delle fake news: l'hotel del Calciomercato

Tra gli stucchi e i marmi rossi del Melìa Hotel di San Siro, andranno in scena le ultime frenetiche ore di trattative per completare le rose delle protagoniste del calcio italiano

Perché nel calcio è crollata la piramide assistenziale pagata dalla tivù

"Posso scrivere che ti sta trattando la Reggiana?”. Il ragazzo ha meno di 30 anni, occhiali dalla montatura verde e dita sottili che corrono sullo smartphone. Alza appena lo sguardo verso il suo interlocutore, una delle tante promesse non mantenute del pallone: del suo esordio in A, parecchi anni fa, restano solo vaghe tracce sugli almanacchi e sillogismi d’amarezza, per dirla con Cioran. Adesso, dopo un lungo vagare nelle serie minori, cerca una via d’uscita al regime di svincolo. Senza contratto, ma non a corto d’inventiva: “Fai così”, risponde dopo qualche secondo. “Dì che mi cercano in serie B, così magari solleviamo un po’ di polverone”. Il nerd con gli occhiali sorride, alza il pollice e si allontana picchiettando sui tasti. Meno di due minuti dopo, l’inesistente trattativa fa la sua comparsa su uno dei più popolari siti di genere. Diventa verosimile: non vera, perché le trattative con il sigillo dell’ufficialità sono poche e vengono segnalate abusando di maiuscole, al contrario di queste. Ma abbastanza attendibile da essere letta, commentata, condivisa. E il gioco è fatto.

 

Dimenticate le scie chimiche e la magnitudo abbassata dalla Casta: il vero regno della fake news è qui, fra gli stucchi e i marmi rossi del Melìa Hotel di San Siro, sede degli ultimi frenetici giorni di calciomercato che termineranno con il tradizionale gong alle 23 di oggi.

 

Il bancone non è quello storico dell’Ata Hotel Quark, chiuso nel 2016, dove il presidente della Longobarda svelò a Oronzo Canà l’acquisto della metà di Giordano in cambio di un quarto di Zico, ma la fantasia è ancora al potere. Perché qui la bufala è tollerata, coccolata, istituzionalizzata; di più, ha trovato un nuovo nome: suggestione. L’algoritmo è X: suggestione Y, ma i titolisti meno raffinati aggiungono sempre più spesso il punto esclamativo. Se X è una grande squadra, Y sarà un top player, se X è una medio-piccola Y assumerà le fattezze di un giovane promettente, dell’esubero di qualche big o di uno sconosciuto straniero: quest’anno pare tirino molto Slovacchia, Polonia e Uruguay. Una volta creato il buzz, puoi anche fermare nella hall il dirigente della squadra X e chiedergli conto di quell’interessamento del tutto farlocco. Male che vada ti risponderà che Y è un profilo importante ma difficilmente potrà arrivare in questa finestra di mercato. E così, dopo la suggestione, hai una seconda notizia un po’ più autentica da lanciare in pasto alla folla. Non fa male a nessuno, lascia i tifosi liberi di sognare e moltiplica l’attività dei procuratori, che si spartiscono in media l’8 per cento della torta in commissioni e bonus difficilmente decifrabili.

Del resto tocca fare di necessità virtù. I contratti pesanti si firmano da sempre altrove. Per citare il Milan, che in questa sessione muoverà oltre un terzo dei 790 milioni di giro d’affari previsto, Leonardo Bonucci si è accordato con la società direttamente a Milanello e in meno di 48 ore. Comunque un passo avanti rispetto al 1992, quando Adriano Galliani segregò Gigi Lentini e il suo procuratore Claudio Pasqualin in una pensione a ridosso della Tangenziale Est. Anche i dirigenti e i procuratori, Mino Raiola in testa, si vedono raramente. Così, a tenere in piedi la baracca restano i giornalisti. I santoni, come Gianluca Di Marzio (Sky), Paolo Paganini (RaiSport), Paolo Bargiggia (Mediaset) e Alfredo Pedullà (Sportitalia) sono incalzanti fino al disturbo, ma attenti, quasi spietati nella continua ricerca di particolari, notizie, conferme. Vogliono essere i primi a dare l’ufficialità di un acquisto e spesso lo sono. Alle loro spalle si muove un Lumpenproletariat variopinto e sorridente benché sfinito, di cui il ragazzo incontrato nell’atrio è il topos perfetto. Lo incrociamo di nuovo uscendo dalla sala: sta rincuorando un collega meno esperto che è riuscito a digitare appena tre pezzi. “Non è colpa mia se il Benevento non tratta più nessuno”, si sfoga. “Scrivi che a Benevento c’è una suggestione Maxi Lopez”, gli risponde lui. “Fai il botto di clic, sicuro”.

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