Quello che (non) hanno da dire i sorteggi dei gironi di Champions League

Al Grimaldi Forum di Montecarlo si è decisa la scansione delle nostre serate infrasettimanali da settembre a dicembre. Ecco com'è andata

Quello che (non) hanno da dire i sorteggi dei gironi di Champions League

Con un sorriso divertito verso Buffon, premiato come miglior portiere della passata edizione, Francesco Totti, premiato a sua volta, consegna il Barcellona alla Juventus che rappresenta la sfida delle sfide delle ultime Champions, dalla finale di Berlino 2015 ai quarti di qualche mese fa. Al Grimaldi Forum di Montecarlo è iniziata così la nuova stagione europea, con il rito dei sorteggi dei gironi che da settembre a dicembre daranno la scansione alle nostre serate infrasettimanali. L’ex giallorosso si spalleggia a distanza con l’ucraino Shevchenko testimonial per la finale, che si disputerà a Kiev il 26 maggio 2018. Il gruppo dei bianconeri, D, insieme con l’H, quello di Real Madrid, Borussia Dortmund e Tottenham Hotspur (e APOEL Nicosia) sono i più duri e incerti, subito a seguire quello della Roma che dovrà affrontare Chelsea e Atletico Madrid, oltre al Qarabag. Impegnativo, ma non impossibile, gioco alla mano, quello del Napoli di Sarri, contro Manchester City, Feyenoord e Shakhtar Donetsk.

La Champions League, iniziata nel 1992-93 e cresciuta in questi anni, non è più quella competizione dove s’incontravano squadre sconosciute nei primi due turni per poi giocarsi tutto dai quarti in poi, ricordare certe semifinali sembra fare un passo indietro nel giurassico. Oggi è un torneo con le migliori d’Europa, le più forti e le più ricche, più qualche underdog e qualche parvenu qua e là. Quelle che dopo le prime schermaglie faranno sentire tutta la loro forza per vincere ancora, come il Real Madrid o il Bayern Monaco, meglio del Psg o del Barcellona. Parlare quindi di gironi più difficili e altri più facili rischia di diventare un esercizio fine a se stesso, anche se nei rispettivi Manchester United, Liverpool e Monaco non dovrebbero sudare molto per raggiungere gli ottavi di finale. Sono i meccanismi della Champions, tra ranking e teste di serie, che mischiano palline e desideri.

 

Nel gruppo B spicca la sfida tra Bayern Monaco e Psg (insieme con Anderlecht e Celtic), interessante visto l’acquisto monstre di Neymar da parte dei francesi e le repliche seccate dei tedeschi che l’hanno considerata un’operazione fuori dalle righe. È uno scontro che mette davanti due concetti di società molto diversi. Da una parte la tradizione cresciuta e arricchitasi attraverso regole interne, ferree, sui bilanci, che continua a essere competitiva attraendo giocatori e allenatori di prima fascia. Dall’altra una squadra gonfiata dai soldi qatarioti rispetto al blasone, che ha vinto molto in Francia ma che in Europa fatica tanto, soprattutto sotto l’aspetto psicologico. Il gruppo G con Monaco, Porto, Besiktas e Lipsia, pescato dall’ultima fascia ma avversario temibile, appare quello meno duro per il valore dei club estratti, ma il conto si fa poi quando arrivano gli ottavi di finale. Identico discorso per l’E con Spartak Mosca, Siviglia, Liverpool e Maribor. O l’A con Benfica, Manchester United, Basilea e CSKA Mosca.

 

Nel D la Juventus, oltre al Barcellona, trova Olympiakos, incontrato più volte in questa competizione, l’ultima nel 2014-15, perdendo in Grecia e vincendo a Torino, e Sporting Lisbona, uno degli underdog di cui sopra. Sulla carta è quella che rischia di più insieme alla Roma di Di Francesco, mentre il Napoli visto in queste settimane ci pare più che maturo per avere ragione degli avversari. Sarrismo contro Guardiolismo, la tuta contro la cravatta, la sigaretta e il caffè contro la tisana depurativa, la cazzimma contro il fair play, un po’ ipocrita, anglocatalano. Sarà sicuramente divertente e interessante guardare le due sfide. Anche se quelle dei bianconeri contro il Barcellona (senza Neymar) rappresentano il top di gamma per questa Champions formato Super Lega, difficile vederla diversamente, per come è presentata, raccontata e vissuta. È come se questi sorteggi, più di quelli dei calendari dei vari campionati, sancissero il vero inizio della stagione, più di una volta, non più come un tempo.

Si comincia il 12 settembre con la prima giornata, si riparte, l’Italia con tre squadre e dal prossimo anno saranno quattro garantite senza passare dai preliminari, l’Uefa ha deciso così. Un regalo per il nostro calcio che non pare avere ancora la forza economica, a volte anche psicologica e tecnica, per contrastare le tre sorelle: Bayern Monaco, Barcellona e Real Madrid, che hanno vinto le ultime cinque edizioni. Non c’è una quarta perché le inglesi hanno subito come un’involuzione, in attesa del Manchester United di Mourinho e di vedere cosa farà il Chelsea di Conte. Il Psg resta un ammasso di campioni informe, la Juventus è competitiva ma non punge in finale. Nei primi dieci posti della classifica dei ricavi, dominata dallo United, ci sono anche Arsenal, fuori dalla Champions, Manchester City e Liverpool. I soldi contano e continuano a fare la differenza, con pochissimi giocatori capaci di spostare gli equilibri e blindati da clausole milionarie. Gioco e bilancio, bilancio e gioco, per tutti gli altri è l’unico modo per restare a galla. Perché? Perché come dice l’inno della Champions, gli altri sono i migliori, i campioni. CR7 e il Real Madrid giocatore e squadra da battere.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    25 Agosto 2017 - 16:04

    A me sganassano i commenti italiani al sorteggio. Se a una squadra italiana tocca una squadra debole si gongola se forte si chiagne . Entrambi gli atteggiamenti non sono da vincenti per vocazione ma da speriamo che me la cavo.

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