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Finalmente è finita

Il dramma romano dell'addio di Totti non nasconde l'iberizzazione della Serie A

Finalmente è finita

Francesco Totti pensieroso prima di entrare sul prato dell’Olimpico per l’ultimo saluto ai suoi tifosi. “Ce la farò a fare tutti quegli scalini o mi verrà un colpo?”, si chiede (foto LaPresse)

Londra. E’ un vecchio trucco televisivo e dei reality show, funziona da sempre: se io vedo gente che piange, magari con un sottofondo musicale azzeccato, prima o poi piangerò pure io. Succede nelle finali dei talent show, figurarsi quando un talento unico come Francesco Totti lascia il calcio con qualche anno di ritardo, e una regia praticamente perfetta ci fa vedere anche le lacrime del tifoso seduto in ultima fila all’Olimpico. Sull’addio del capitano della Roma è stato scritto di tutto, non basterebbe il brandy della mia cantina per farmi trovare qualcosa di originale da aggiungere.

 

Ma se gran parte dei giornalisti e delle persone sui social network ha esaurito le scorte di retorica per i prossimi 25 anni (e finalmente non saremo più costretti a sorbirci polemiche su Totti in campo o in panchina), forse persino più stucchevoli sono stati quelli della metafora continua tra Totti e Roma, o Totti e l’Italia. Certamente strapaesano, provinciale, quasi sottocategoria del trumpismo pallonaro (Roma first potrebbe essere il suo slogan elettorale), Totti è stato a seconda del momento l’unica cosa che funziona nella capitale, il simbolo del menefreghismo romano (“che ce frege dello scudetto noi c’avemo Totti-gol”), analogia della voglia di non crescere di un intero paese. Roba che è già venuta a noia, insomma. Ammetto che avevo temuto la pacchianata tamarra, la festa all’amatriciana con concerto di Venditti e gag di Verdone in mezzo al campo: invece l’addio alla Roma di Totti è stato quasi sobrio, al netto delle già citate lacrime da dramma televisivo, certo meno logorroico di quello di John Terry dal Chelsea di una settimana fa. Non rinnegherò quello che ho scritto più volte: Totti era un ex giocatore da molto tempo, il suo saluto è stato però bello, commovente e vero. Ma soprattutto drammatico: di che cosa parleranno i giornalisti romani e i tifosi romanisti, adesso?

 

Poche cose eccitano la fantasia del tifoso italiano, ormai ubriacato dai complotti grillini e dallo spauracchio generazionale della Casta, come le ipotesi di biscotto all’ultima giornata, la congiuntura magica in cui il calcioscommesse si sovrappone a una spartizione di poteri da Bilderberg di provincia. Se ci sono di mezzo ammortizzatori economici della Lega Calcio, ancora meglio. Così si è passata una settimana dire che il Palermo avrebbe fatto vincere l’Empoli per far retrocedere il Crotone e incassare, in virtù di una logica incomprensibile ai più, quindici milioni di euro aggiuntivi. Ovviamente il Palermo ha vinto, cosa che mi ha riempito di gioia non tanto per le squadre coinvolte (di cui, con tutto il rispetto, non m’importa niente) ma perché un complotto sbugiardato è sempre una buona notizia per la ragione. Il chiacchiericcio ci ha però distratto dalla vicenda del Crotone, che si è salvato con un colpo di reni. Bella la favola e l’adrenalina dell’ultima giornata, tutto quello che volete, ma bisogna dire che una squadra che si salva facendo 34 punti è una testimonianza chiara dell’iberizzazione del campionato italiano, un torneo con una classifica così lunga che sembra una stagione dei pulcini, con una manciata di squadre decenti e una grande guerra fra poveri in fondo. Per fortuna ci sono Inter e Milan per regalare qualche punto alle piccole.

 


Stagione finita. Viktoria, moglie del centrocampista dello Schalke 04 Yevhen Konoplyanka, mette agilmente a posto tutti i palloni: per almeno un mese il marito penserà a ben altri oggetti sferici


 

L’ultimo inchino della stagione, invece, va al Manchester di José Mourinho, che ha chiuso una stagione tormentata con tre trofei in bacheca, uno dei quali porta dritti alla Champions League. La partita con l’Ajax è stata una finale à la Mourinho, di quelle in cui nemmeno per un attimo ti sfiora il dubbio che gli avversari, pur volenterosi, possano farcela. L’immagine che sintetizza lo spirito dello United è quella di Ibra che posa sorridente accanto a uno striscione della curva: “Se rimani puoi scoparti mia moglie”.

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Commenti all'articolo

  • Giovanni Attinà

    30 Maggio 2017 - 16:04

    Che Totti sia stato un giocatore non ci sono dubbi. Sui festeggiamenti fatti a lui domenica all'Olimpico c'è stata tanta retorica alla romana. Poi si è scatenata la carta stampata che si preoccupa dell'avvenire di Totti. Sarò controcorrente, ma sarebbe ora di ritornare alle vecchie regole calcistiche: quando un giocatore appendeva le scarpe al chiodo sceglieva una professione. Di solito erano pronte scrivanie di concessionarie Fiat o delle società di assicurazioni. Adesso invece tutti o quasi che vogliono fare gli allenatori e c'è la corsa a fare i commentatori, finché dura la pay tv.

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  • luigi.desa

    30 Maggio 2017 - 14:02

    Un altro brindisi al brandi con Jack sempre disineallineato .E' vero scena commoventissima all'olimpico e sobria ,quasi. "ora ho paura " dice Totti .Embè ha abbastanza dinero per un ostegno psicologico anche di lungo periodo alle Maldive o a Ostia per stare vicino alla famiglia.

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    • a.crescenzi2014

      31 Maggio 2017 - 15:03

      Mi dispiace ma l'articolo è troppo cinico e sottovaluta altri valori ed emozioni che non sono legate solo al calcio e di cui Totti è stato negli anni un testimone.

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