Gaviria al Giro fa il Garrincha: recupera, dribbla, vince

Allo sprint il colombiano recupera venti posizioni in trecento metri. Prima Vincenzo Albanese, Pavel Brutt e Matej Mohoric si fanno 150 chilometri di fuga nel nulla della pianura padana

Gaviria al Giro fa il Garrincha: recupera, dribbla, vince

"Tentar la sorte della fuga in giorni di tiepida pianura è pura volontà di martirio. Si parte e si cerca il traguardo ben sapendo dell'impossibilità di raggiungerlo in testa. E' un atto di follia, ma altro il ciclismo non è: follia e per fortuna è così", scrisse Antoine Blondin sul finire degli anni Ottanta. Oggi, quando Vincenzo Albanese, Pavel Brutt e Matej Mohoric (con il sudafricano Van Zyl che si stacca quasi subito) sono scattati dopo tre minuti dal via di Reggio Emilia, con davanti oltre 160 chilometri di strade piane di campi e zanzare, ben sapevano di cercare l'impossibile, di aver davanti a loro solo fatiche vane. Il loro è stato un gesto d'amore disinteressato per questo sport, una vetrina per la loro temerarietà e per gli sponsor che riempiono le loro magliette. Avanguardia di 150 chilometri, milioni di pedalate a prender vento prima dell'epilogo del loro tentativo e di quello scontato e dovuto, il festival della velocità, la volata.

 

Sprint che è scontro a settanta all'ora, che è battaglia spalla a spalla, ruota a ruota, sempre. Sprint che oggi è stato equilibrismo e azzardo, recupero e classe: capolavoro di Fernando Gaviria, quarto successo in quest'edizione del Giro. Sprint che sembrava testa a testa tra Sam Bennett e Jakub Mareczko, con Roberto Ferrari primo spettatore.

 

Il colombiano della Quick Step era rimasto indietro nella preparazione della volata, aveva perso terreno, sembrava spacciato, staccato, fregato. Poi un lampo. E' riuscito a prendere la scia di chi gli stava davanti, si è trasformato in Garrincha, ha dribblato, scartato, superato, vinto. E' passato lì dove nessuno pensava potesse passare, attaccato alle transenne, al doppio della velocità dei primi. Un successo eccezionale perché imprevisto, non tanto per la forza del corridore, ma per le dinamiche della volata, perché recuperare una ventina di atleti lanciati a sessanta all'ora verso il traguardo in nemmeno trecento metri è una dimostrazione di una superiorità pazzesca, un libidine, per chi ci riesce, incredibile.  

 

 


Giro d'Italia fisso – la rubrica di Maurizio Milani


Gentilissima Alessandra De Stefano, da oggi questa rubrica (e tutto il Foglio) è dedicato a voi. Siete bellissima, veramente la più bella giornalista del continente, anzi la più bella donna del mondo.

Mi piacerebbe scrivervi una lettera d'amore un po' più completa di questa. Lo farò domani. Infatti starò a casa e non andrò da nessuna parte per scriverla. Voglio impegnarmi tutto il giorno per farlo molto bene. Dispiace dirlo, ma non guarderò neppure la tappa di Oropa, perché l'amore per voi è troppo grande. Mi limiterò a guardare il Processo alla Tappa, perché di quello non posso fare a meno.

Tuo, Maurizio

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