Pöstlberger a Olbia insegna che nel ciclismo a volte conta anche il caso

L'austriaco vince la prima tappa del Giro d'Italia 2017. Doveva lanciare il capitano, si è ritrovato in testa e non l'ha più lasciata. Sua la prima Maglia Rosa. Scoop di Maurizio Milani: intervista la più grande collezionista della corsa

Pöstlberger a Olbia insegna che nel ciclismo a volte conta anche il caso

Foto LaPresse

La prima bici a Olbia arrivò dall’Inghilterra nel 1890. Sulla sella ci stava un signore distinto, elegante, un tale Carl di cognome sconosciuto, un commerciante come tanti, la cui storia si è persa come quella di tanti altri nei rivoli della storia. Quando scese dalla nave la gente locale lo guardò stupita, perché una cosa del genere, un arnese del genere, un cavallo d’acciaio mica lo avevano mai visto. Rimasero lì per decine di minuti ad aspettare che l’inglese salisse in sella, che si muovesse su quel marchingegno infernale.

 

Oltre un secolo dopo a Olbia arriva il centesimo Giro d’Italia, il pubblico accorre sulle strade per vedere i corridori e nessuno è più stupito. Il gruppo però si trasforma da attore a spettatore, non agisce, aspetta, incredulo come gli isolani alla vista di Carl. C’è un uomo al comando, uno che lì non doveva stare. Lukas Pöstlberger è austriaco, di mestiere fa il gregario, il paravento per lo sprinter di turno. Lukas Pöstlberger stava facendo questo anche oggi, anche a Olbia, quando a poco più di un chilometro dal traguardo il gruppo rallenta messo in difficoltà dalle curve. Si ritrova solo, dietro occhi che lo guardano e che si guardano, gambe che non spingono sulle pedivelle, che attendono mosse altrui. L’austriaco della Bora continua a guardarsi indietro, aspetta l’arrivo del capitano. Sam Bennett però non si presenta all’appuntamento e così Lukas Pöstlberger fa spallucce, si distende sulla bicicletta e va incontro al suo destino, che per una volta è vincente. Prima tappa, prima vittoria, prima Maglia Rosa, un colpo gobbo, ancor più bello perché impronosticabile.

 

Un finale che avrà indispettito e non poco Mirco Maestri, Cesare Benedetti, Marcin Bialoblocki, Pavel Brutt, Daniel Teklehaimanot ed Eugert Zhupa, avanguardisti dal mattino, quasi duecento chilometri di ammollo avanti al gruppo e la certezza che prima di vedere l'arrivo sarebbero stati ripresi. E ricongiungimento è stato, puntuale. Ma si sa com'è, "il ciclismo è questione di classe e fatica, ma ogni tanto conta più il culo", disse Gino Bartali.

 

Arrivo: 1. Lukas Pöstlberger; 2. Caleb Ewan (Aus); 3. Andre Greipel (Ger); 4. Giacomo Nizzolo; 5. Sacha Modolo; 6. Kristian Sbaragli; 7. Jasper Stuyven (Bel); 8. Ryan Gibbons (Saf); 9. Sam Bennett (Irl); 10. Phil Bauhaus (Ger).


Giro d’Italia fisso – La rubrica di Maurizio Milani


 

Una delle donne più anziane del mondo abita a Belluno. Alla prima edizione del Giro aveva sei anni (che compiva proprio all’ultima tappa). Lei è l’unica ad avere conservato tutti i ritagli di giornale delle 99 edizioni della corsa. A ogni edizione teneva conto giorno per giorno degli avvenimenti e poi archiviava tutto.

 

Avendo preso questo impegno la signora Franca Mestolo non si è mai sposata. Tale hobby non è nato per caso. Sua madre infatti era la meccanica al seguito della Lampre-Merida al Giro del 1909. Da allora la signora ha tenuto tutto anche i ritagli della Coppa America di vela.

 

Ieri con Giovanni Battistuzzi siamo andati a trovarla. Compiva 114 anni perché, dispiace dirlo, le mancavano le 21 Gazzette dello sport del Giro d’Italia del 2005 (compreso Sport Week). E così abbiamo deciso di portargliele. Lei è stata contenta e prima di andare via ha voluto spaccare le piastrelle della cucina. Sia per omaggiare noi che per omaggiare la Mapei.

 

Va detto che questa è una lunga tradizione del Giro. Quando i corridori passano per strada, le massaie spaccano tutte le piastrelle della cucina. Perché? Facile, così la Mapei poteva fatturare e acquistare i migliori ciclisti in circolazione.

 

Quando la signora Franca ha fatto questo per noi ci siamo sentiti lusingati. “Signora Franca non doveva, adesso come fa a cucinare?”.

 

Lei: “E’ vero, non ci avevo pensato. Non potete fermarvi voi lazzaroni a ripiastrellare la cucina”.

 

Giovanni e io: “Ok! Iniziamo domani”.

 

Non ci siamo fatti più vedere.

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