Un punto di rosa nel bianco. Le Tre cime di Vincenzo Nibali: meno 4 al Giro100

Sull'ultima salita del Giro d'Italia del 2013 lo Squalo dello Stretto legittimò con un'impresa dolomitica quell'edizione che aveva dominato, ma alla quale furono tagliate le due cime più importanti

Un punto di rosa nel bianco. Le Tre cime di Vincenzo Nibali: meno 4 al Giro100

Vincenzo Nibali sulle Tre Cime di Lavaedoal Giro del 2013 (foto LaPresse)

La neve aveva riempito montagne e strade, il freddo le aveva rese di ghiaccio, il vento tabernacoli di gelo. Il 24 maggio 2013 i corridori rimasero nelle stanze degli hotel, impossibile salire, superare i duemilaseicento metri e per due volte: Passo di Gavia e Passo dello Stelvio, i due giganti uniti in una sola tappa, il sogno di Vincenzo Torriani reso realtà da Mauro Vegni. Nulla da fare, stop forzato. E sì che gli organizzatori le provarono tutte. Prima con il cambio del percorso: dentro il Passo del Tonale con il Passo Castrin prima dell'ascesa finale di Val Martello, duemilacinquantanove metri. Anche il Tonale venne chiuso. Tentarono di spostare la partenza e preservare l'arrivo eliminando tutte le cime che stavano in mezzo. La neve bloccò tutto.

Il ciclismo cingolato di Ryder Hesjedal: meno5 al Giro100

Il canadese riuscì a conquistare il Giro d'Italia del 2012 dopo una lotta di tre settimane con lo spagnolo Purito Rodriguez. Fu una vittoria di cattiveria e resistenza

In molti ne furono sollevati. Pedalare per sessanta chilometri con il naso all'insù, per di più in un clima polare, era qualcosa che si avvicinava al sadismo. Tra questi però non c'era Vincenzo Nibali. Lui avrebbe voluto correre, nonostante fosse in Maglia Rosa, avesse oltre quattro minuti di vantaggio sul secondo e dominato la cronoscalata a Polsa lasciando il secondo a cinquantotto secondi. E' che nelle precedenti tappe di montagna aveva sempre pagato dazio a qualcuno e voleva rifarsi, dimostrare. Sull'Altopiano di Montasio aveva vinto Rigoberto Uran, sul Jafferau era stato preceduto da Mauro Santambrogio, sul Galibier da Giovanni Visconti, e poi da Carlos Alberto Betancur, Przemyslaw Niemiec e Rafal Majka. E tanto bastava ai criticoni. Senza Gavia e Stelvio il Giro è falsato; senza Gavia e Stelvio Nibali è stato avvantaggiato; senza Gavia e Stelvio, così non vale. Il senso era quello e si riscontrava in mezze parole, mezze espressioni, mezzi sguardi. Come se lo Squalo non avesse meritato la posizione che aveva, come se non avesse dimostrato di essere il migliore. Ma Nibali era così: parlava poco, la sua buona educazione gli imponeva un onesto basso profilo che in molti scambiavano per superbia.

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Rimaneva una sola occasione, una sola salita, un'unica tappa per dimostrare a tutti che si sbagliavano, che quello era il suo Giro, la sua legge. Rimanevano le Tre Cime di Lavaredo e niente in mezzo. Niente Passo di Costalunga, Passo di San Pellegrino, Passo Giau, azzoppate dalla neve. Marcia che di cime divenuta marcia di valli, almeno sino all'erta finale, pochi chilometri, ma verticali, durissimi. Tutto era bianco quel 25 maggio mentre i corridori iniziavano ad arrampicarsi verso il Rifugio Auronzo. Tutto era bianco a eccezione della striascia nera dell'asfalto. Tutto era bianco e tutto per davvero, ché la neve ritornò a fioccare e a fioccare per davvero. Un palcoscenico d'Alaska sulle Dolomiti più belle nel quale un uomo vestito di rosa e di azzurro era diventato testa, avanguardia, sublimazione.

 

Vincenzo Nibali quel giorno si trasformò in eccezione. Per quanto riguarda il ciclismo italiano, in crisi senza fine almeno apparente, per quanto riaguarda quel Giro, soprattutto per quanto riguarda la forza di essere campione senza dover per forza essere personaggio.

 

Vincenzo Nibali quel giorno staccò tutti diventò avanguardia, puntino rosa avanti al gruppo. In cima, sotto alle tre gueglie, arrivò a testa bassa e pugno in alto, quasi fosse una pantere nera, quasi avesse fatto la rivoluzione.

Tutto il Giro d'Italia del 2013 raccontato dalla bicicletta all'inseguimento dei corridori

Vincitore: Vincenzo Nibali in 84 ore 53 minuti 28 secondi;

secondo classificato: Rigoberto Uran a 4 minuti 43 secondi; Cadel Evans a 5 minuti 52 secondi;

chilometri percorsi: 3.334.

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