Le sagome di fango di Montalcino: meno 7 al Giro100

Il Giro d'Italia nel 2010 scoprì le strade sterrate della Toscana, quelle rese famose dall'Eroica. Cadel Evans fu il più bravo a galleggiare sulla terra senese

Le sagome di fango di Montalcino: meno 7 al Giro100

Le colline senesi si ribellarono a tanta confusione e tanto clamore. La loro tranquillità era stata violata prima dai flash dei fotografi, poi dalle biciclette in ricognizione, infine da segnaletica e tendoni. Un affronto troppo grande. Il cielo venne in loro soccorso. Piovve che metà sarebbe bastato a rendere brillante il verde e cupo il colore della terra, abbastanza per i canali che sfioravano la piena, figurarsi per i corridori. Perché in mezzo ai quei colli non solo ci dovevano pedalare, ma lo dovevano fare a lungo lontano dall’asfalto, su terreni di un tempo, ghiaia e terra diventata fango con l’acqua. Tuonò, poi piovve. Era ancora sera, vigilia. Non cessò per un attimo per tutta la notte. E così al mattino tutti partirono da Carrara con la consapevolezza che sarebbe stata lunga, 220 chilometri, e la certezza che sarebbe stato un inferno. 

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Al Giro d'Italia del 2009 il marchigiano vince a Mayrhofer con dopo una fuga di 200 chilometri. Un'impresa da ciclismo antico, perché "io sono un corridore all’antica”

Era il 15 maggio e la direzione sud-ovest, era Montalcino, era dritto e piano per un bel po’, poi un susseguirsi di curve e di paesini alla ricerca di quello che il progresso non aveva ancora reso agilmente percorribile, lo sterrato.

 

Fu lì, dopo pochi metri del primo tratto, quello che dal chilometro centonovanta portava a quello duecentodue, che i corridori si tramutarono in sagome grigie, che le maglie colorate diventarono tutte uguali, i volti a stento riconoscibili, maschere. Il fango aveva invaso il Giro e questa volta era fango vero, non mediatico.

 

Fu uno spettacolo di equilibristi in azione e su due ruote, di uomini d’azzardo e di coraggio, di assenza del senso del limite. Uno sparpaglio umano, fatto di gruppetti distribuiti in ordine casuale. Davanti un kazako che sarebbe diventato campione olimpico, Alexandr Vinokourov, e un campione del mondo, Cadel Evans. Dietro la Maglia Rosa a inseguire, Vincenzo Nibali, ma da lontano, tagliato fuori da una caduta ancor prima di imboccare la terra. 

 

La sfida fu quella per la sopravvivenza, per il galleggiamento, poi quando lo sterrato terminò a cinque chilometri dall’arrivo, per la vittoria, nonostante molto fosse stato già deciso. Evans, Arroyo e Vinokourov al comando, Cunego, Garzelli, Gadret e Pinotti all’inseguimento. I più bravi ad adattarsi alle condizioni di corsa impossibili, i migliori per doti di equilibrio.

Evans quel giorno riuscì a liberarsi degli avversari, ad arrivare solo a Montalcino, a vendicarsi della crudeltà del Giro di qualche anno prima, quando in Maglia Rosa si ritrovò a zigzagare senza forze verso il Passo Coe.

 

Vincitore: Ivan Basso in 87 ore 44 minuti 1 secondo;

secondo classificato: David Arroyo a 1 minuto e 51 secondi; terzo classificato: Vincenzo Nibali a 2 minuti 37 secondi;

chilometri percorsi: 3.484. 

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Commenti all'articolo

  • AndreaQualunque

    28 Aprile 2017 - 10:10

    A mio giudizio una delle più belle giornate di ciclismo degli ultimi 10 anni. Certo, non in senso meteorologico....

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