Illustrazione di tangi bertin via Flickr

Ugrumov, Berzin e la battaglia persa dei galli sovietici: meno 22 al Giro100

Giovanni Battistuzzi

Il primo era lettone, il secondo russo, erano compagni di squadra ma regalarono il Giro d'Italia del 1995 a Toni Rominger 

Riga e Vyborg sono distanti circa 400 chilometri in linea d’aria. Erano entrambe Unione sovietica un tempo, divennero Lettonia e Russia con l’indipendenza delle Repubbliche baltiche. Erano città vicine, almeno rispetto alla geografia sterminata dell’Urss, divennero mondi lontanissimi, specie nel 1995, con il crollo del sistema comunista. Pёtr Ugrumov era di Riga, Evgenji Berzin di Vyborg, entrambi correvano quell’anno, quel Giro d’Italia in maglia Gewiss-Ballan. Entrambi erano riusciti a mettere in difficoltà Miguel Indurain, il ciclista più forte dei primi anni Novanta, il primo salendo verso il Santuario di Oropa, il secondo per un intero Giro, quello dell’anno prima, quello che concluse in Maglia Rosa. Entrambi erano convinti di essere capitani.

Il Navarro non c’era quell’anno, si allenava a casa sua per preparare il Tour de France. Neppure Marco Pantani c’era, smaltiva a casa sua i postumi dell’asfalto che gli aveva fatto assaggiare una macchina che l’aveva investito. C’era però Toni Rominger, che era svizzero, che vinceva da tre anni la Vuelta di Spagna, che era stato secondo al Tour de France nel 1993, che era soprattutto un cagnaccio che non mollava mai. L’elvetico a cronometro volava, in salita sapeva difendersi, come Berzin, il contrario di Ugrumov. 

 

Due contro uno, sembrava fatta. La morsa russa contro la resistenza svizzera.

Divenne uno conto due, anzi uno contro uno contro uno, con questo ultimo scontro molto più interessante del primo. Perché se Berzin scattava, Ugrumov andava a prenderlo. Se Ugrumov scattava, Berzin lo recuperava. Rominger stava a guardarli e gongolava.

 

I due non si amavano. Il primo sapeva di avere un talento incredibile e che avrebbe potuto vincere una grande corsa a tappe. Il secondo pure. Il primo non ci stava a perdere nemmeno a carte. Il secondo pure. Il primo si arrabbiava se qualcosa non andava come se l’era immaginata. Il secondo pure. Divenne una sfida l’uno contro l’altro e poco importava se alla fine il Giro lo vinse Rominger, l’importante era non arrivare alle spalle dell’altro. 

 

Vincitore: Tony Rominger in 97 ore 39 minuti e 50 secondi; 
secondo classificato: Evgeni Berzin a 4 minuti e 13 secondi; terzo classificato: Pёtr Ugrumov a 4 minuti e 55 secondi; 
chilometri percorsi: 3.744.