Bulli di serie A

Il campionato italiano è diventato una sorta di Bundesliga con stadi più brutti, ma basta una partita giocata benino per far scattare l’istinto sbruffone

Bulli di serie A

In Premier League per aumentare lo spettacolo ci si dà anche alla ginnastica artistica in campo (foto LaPresse)

Londra. Antonio Conte dice che non ama la parola “sfortuna” e quindi non la usa quando gli tocca spiegare ai cronisti che la sconfitta con il Crystal Palace è stata sfortunatissima. A Stamford Bridge i Blues sono andati in vantaggio dopo cinque minuti con Fabregas, appisolandosi poi per agevolare una rimonta culminata con Beneteke che mette a sedere Courtois e lo scherza con un cucchiaio da due passi. Il Crystal Palace aveva addosso la fame necessaria per scansarsi dalla zona calda della classifica. Sono tre punti pesantissimi, direbbe il telecronista stanco che c’è in ognuno di noi, per la squadra di Sam Allardyce, che diventa il primo allenatore a battere il Chelsea in Premier League con quattro squadre diverse (e sticazzi, direbbe il romano rassegnato e cinico che c’è in ognuno di noi). E’ vero che c’era un rigore per il Chelsea grande così, ed è pure vero che Conte mantiene saldamente il comando della classifica, ma le malelingue non possono fare a meno di congetturare che la giornata storta coincide con l’intensificarsi delle voci che lo vogliono, il prossimo anno, all’Inter, alla corte del re del retail cinese. I ritardi nella discussione del rinnovo a Londra sono presi come un segnale evidente. La partita con il City, che nel frattempo ha pareggiato con l’Arsenal, dirà qualcosa di più sulla tenuta mentale del manager che ha condotto una stagione a ritmi surreali proprio partendo da una bruciante sconfitta. Lo United ha confermato la sua ibradipendenza con un pareggio all’Old Trafford con il West Bromwich Albion. Il buon gioco espresso non è di consolazione per Mourinho, che aveva un disperato bisogno di punti per farsi sotto ai Citizen, e deve aspettare l’attaccante che nel frattempo mette su instagram foto a torso nudo con il commento “Benjamin Button” (non ha scritto “Dorian Gray” perché non ci hanno fatto un film di recente). Il Liverpool ha vinto il derby di Merseyside con il solito Coutinho che li scarta tutti e la mette all’incrocio, sempre un allegro pro memoria per i tifosi dell’Inter.


Jesé Rodriguez è passato da giocare nel campionato francese a quello spagnolo, roba da non riprendersi per un anno dalla depressione. Per fortuna la fidanzata Aurah Ruiz sa essere comprensiva (foto via Instagram)


Osservando siti e giornali sportivi italiani salta agli occhi – oltre alla noia abissale in cui la serie A è caduta da mesi – che a molte squadre basta davvero poco per mettersi a fare i bulli. Il problema è che per farlo bisognerebbe avere il fisico, o almeno la tenuta mentale, altrimenti alla lunga si passa dal bullismo al comico fino al ridicolo e al depresso, con conseguente caduta nel complottismo da quattro soldi. E’ bastato un 1-1 in casa contro la Juve per far dire a mister e giocatori del Napoli che i bianconeri si possono battere tranquillamente, che nessuno li aveva mai visti in difficoltà come domenica sera e che domani in Coppa Italia si può ribaltare il 3-1 della semifinale di andata. E’ il classico gioco delle parti (quello per cui i giornalisti hanno il coraggio di parlare di campionato riaperto e di salvezza possibile per il Crotone), ma così facendo si fa la fine della Roma, che da vent’anni almeno vince scudetti, derby e sfide contro la Juve sui giornali, sui social e ha almeno una quindicina di scudetti nel campionato delle dichiarazioni prepartita. Se la Juve è brutta, cattiva e potente non è con le polemiche o le gag (divertenti qualche mese fa, ora più stucchevoli di una risposta di Cazzullo alle lettere dei lettori del Corriere) sulla panza di Higuaín che le sue avversarie la batteranno. La verità è che il campionato italiano è ormai troppo scontato per essere interessante, è diventato una sorta di Bundesliga meno politicamente corretta e con stadi più brutti: il campionato tedesco è talmente poco eccitante che ormai fanno notizia solo i record di gol del Bayern Monaco di Ancelotti e gli “Strano ma vero” di Schalke-Borussia Dortmund: la partita che un tempo aveva almeno i crismi della sfida al vertice si è fatta segnalare perché Erwin, la mascotte portafortuna dello Schalke (brutta come solo le mascotte sanno essere brutte), ha mostrato il cartellino rosso all’arbitro colpevole di non aver concesso un rigore alla squadra di casa. Quelli del Napoli potrebbero prendere spunto per la prossima lamentela. Almeno farebbe ridere.

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